5 parole per affrontare l’editoria di oggi

Samuel Beckett Lavoro in editoria dal 2008 e, aritmetica alla mano, sono soltanto cinque anni. Per una serie di fortunate congiunzioni astrali, che comprendono incontri fondamentali e un periodo storico di incredibile cambiamento culturale, in questi cinque anni mi è capitato di occuparmi di molte cose e molto diverse tra loro. Mi chiedono molto spesso cosa voglio fare da grande: evidentemente tra tutte le cose fatte il filo logico non è immediato da cogliere, almeno per alcuni.

Mi è stato chiesto di intervenire a Bookcity Milano per raccontare la mia esperienza di lavoro, durante un incontro in cui si parla dei nuovi mestieri dell’editoria. Mi chiedono di provare a raccontare cosa bisogna studiare, quali sono gli attrezzi da mettere nella cassetta per entrare in questo mondo, oggi. Me lo chiedono sapendo bene che non è certo semplice come indicare gli ingredienti di una ricetta.

Al di là del migliore corso di studi possibile, del miglior stage o della professione calda del momento, credo che nella cassetta degli attrezzi vadano messe più che altro delle idee e delle attitudini.

CURIOSITA’ | Leggete, informatevi, studiate: cercate di stare un passo avanti per capire cosa succede nelle vostre aree di interesse. Non siate miopi e non occupatevi esclusivamente di un argomento: individuate i territori circostanti e abituatevi a esplorarli. Vi sarà utile essere in grado di vedere le foreste molto più degli alberi. C’è bisogno di persone in grado di capire il contesto di cambiamento in cui tutti ci stiamo muovendo. Imparate anche a fare domande, a discutere e confrontarvi. La curiosità è una leva eccellente per creare relazioni.

VELOCITA’ | Imparate a fare i conti con la velocità dell’informazione, anche perché non ha alcuna intenzione di rallentare. Imparate a dotarvi di strumenti per incanalarla e usarla a vostro favore: costruitevi un sistema di filtri efficace, trovate le combinazioni di strumenti più adatta a voi e siate disciplinati. Lavorare con ordine vi permetterà di ottenere il meglio dall’enorme quantità di contenuti in cui viviamo immersi. Imparate a essere veloci voi stessi.

SPECIALIZZAZIONE | Se volete diventare esperti in un ambito specifico imparate subito che essere bravi non è più sufficiente: bisogna essere imbattibili. E anche da specialisti, la vostra marcia in più sarà una visione chiara di ciò che vi sta intorno. Serve molta flessibilità e capacità di lavorare in squadra: se non capite qual è il ruolo del vostro compagno non sarete in grado di svolgere il vostro compito con l’efficacia necessaria. E mettete in conto da subito che essere specialisti non potrà più significare fare lo stesso lavoro per sempre. Imparate a riconoscere le necessità di cambiamento nella vostra professione.

RELAZIONI | L’editoria è sempre stata un sistema di relazioni. Oggi che la rete costringe i contenuti a uscire dalle pagine e sposta il valore dal contenuto di per sé alle relazioni che è in grado di innescare, saper vivere in questo sistema di relazioni è fondamentale. Cosa serve per farlo? Abitare la rete, capirne le dinamiche e costruire il proprio network. Non è questione di tecnologie, ma di cultura e abitudini. Non serve sapere cos’è un hashtag se non vi è chiaro il modo opportuno di utilizzarlo a seconda del contesto in cui vi trovate. Non pensate di ottenere tutto in pochi giorni: per costruire una rete di relazioni serve tempo e presenza. Come sempre, del resto.

ERRORI | Le certezze granitiche, oggi, non solo servono a poco, ma spesso sono deleterie. Siate pronti a capire quando è necessario rivedere le vostre idee, e siate pronti, senza paura, a sbagliare. Se la cultura in cui viviamo è davvero destinata a cambiare continuamente, il nostro lavoro non potrà che essere un continuo esperimento. E sperimentando si sbaglia. Ma potrete sbagliare sempre meglio. Cosa serve per affrontare gli errori ed essere rapidi a capire quando bisogna aggiustare la rotta? Fondamentalmente una grande, grandissima dose di umiltà.

Credo che la domanda “cosa vuoi fare da grande”, oggi, sia una domanda sbagliata. Implica un senso di immutabilità e di decisioni definitive che, per la mia esperienza, non si adattano affatto al mondo che ci troviamo davanti oggi. Se proviamo a non parlare del cambiamento in termini di instabilità o precarietà, ma in termini di evoluzione e sfide in continua ridefinizione forse potremmo liberarci di qualche paura e mettere in quella cassetta degli attrezzi persino un po’ di entusiasmo. In fondo, mai come ora, tantissimo dipende direttamente da noi.

Se il 24 novembre siete a Milano ci vediamo a Bookcity.