Buon compleanno, Cortázar

Julio Cortázar, Pericoli, 1992 «Bruno, se io potessi solo vivere come in quei momenti, o come quando sto suonando e anche il tempo cambia… Ti rendi conto di quello che potrebbe succedere in un minuto e mezzo… Allora un uomo, non solo io ma anche quella lì, e tu, e tutti i ragazzi, potrebbero vivere centinaia d’anni, se trovassimo il modo potremmo vivere mille volte più di quel che viviamo adesso per colpa degli orologi, di quella mania dei minuti e di dopodomani…»

Non so se Cortázar lo sia mai stato, ma non ho mai letto niente che descriva le ossessioni di un musicista come Il persecutore, senza la retorica che pensa di dover usare chi non ha idea di cosa significhi esserlo, e senza rinunciare a un centimetro di coinvolgimento e di profondità. Dicono che sia questo il suo racconto più riuscito; Cortázar – racconta la descrizione di Einaudi – lo considera «un punto di svolta e di non ritorno nella sua narrativa». Non so: non sono una studiosa di Cortázar, va detto. Ma “Il persecutore” è una delle rarissime storie che ogni tanto ho bisogno di rileggere.

Ieri era esattamente il centenario della sua nascita. Minimumfax prosegue la pubblicazione delle sue lettere con Chi scrive i nostri libri; su Repubblica, qualche giorno fa, ne pubblicavano un estratto: «Personalmente, credo di non aver scritto niente di meglio del Persecutore; tuttavia, in Rayuela ho rotto una tale quantità di argini, di porte, mi sono fatto a pezzi da solo in tanti modi e così diversi, che per quanto mi riguarda non mi importerebbe più se morissi oggi stesso.»

Cortázar, come spesso succede con le strane congiunzioni astrali, riunisce alcune delle cose più belle che mi sia mai capitato di fare. Della musica, del jazz, vi ho detto. Poi c’è 40k – quella fino al 2013, per me – che pubblicava proprio quelle storie che “devono vincere per knock out”. Racconti: lo spiegava Giuseppe, con cui ho lavorato in quegli anni, qualche mese prima che cominciassimo a fare sul serio.

Nella loro futilità, apprezzo le ricorrenze legate alle persone che popolano la nostra vita a loro insaputa. Mi piace il loro modo interrompere il tran-tran per aprire uno spazio di associazioni mentali e ricordi, neanche fossero vecchi amici. Per cui, per sciocco che possa sembrare: buon compleanno, Cortázar.

E non è colpa tua non aver potuto scrivere quello che nemmeno io sono capace di suonare. Quando affermi che la mia vera biografia sta nei miei dischi, io so che lo pensi in buona fede, ed è anche una bella frase che suona bene, ma non è così. E se io stesso non ho saputo suonare come dovevo, suonare quello che io sono davvero… capisci bene che non si possono chiedere a te dei miracoli, Bruno.

In due righe

Cortázar è stato anche un poeta. La mia preferita è, nemmeno a dirlo, El Futuro. L’ho sempre trovata profetica.

Sempre a proposito di associazioni mentali, vi lascio qui una certa versione di Round Midnight. Il perché è bello che lo capiate da voi, se non lo vedete immediatamente.