Cosa stiamo facendo all’officina di Prototipi?

Con Claudia Busetto e Gabriele Alese facciamo il punto della prima settimana di Prototipi 2015, laboratorio per l’editoria digitale del Festivaletteratura. Il post originale lo trovate su Medium.

Stiamo sfruttando davvero le possibilità offerte dal digitale per la lettura? È la domanda alla base del laboratorio di Prototipi 2015: 11 ragazzi selezionati con l’idea di creare gruppi di lavoro con le competenze necessarie per pensare (o ripensare) il libro in digitale. Competenze tecniche, di design ed editoriali: due settimane di lavoro insieme per trovare una strada condivisa, arrivando a tratteggiare soluzioni convincenti per l’editoria digitale. Prototipi 2015 comincia a pensare il prodotto editoriale in modo nuovo a partire dal metodo: un processo collaborativo, basato su fiducia, scambio e integrazione di saperi diversi per raggiungere risultati innovativi, incentrati su bisogni e desideri del lettore del terzo millennio.

Prototipi 2015 – Foto di Federico Alessandri

La creatività al lavoro

«Cosa vorresti che fosse un libro digitale? Cosa manca, cosa ti aspetti di poter fare e ancora non puoi fare?» Il laboratorio riprende la domanda delle selezioni, ma stavolta si ragiona insieme. Di idee i ragazzi riempiono una parete intera: vari bisogni di interazione con il testo, lettura e scrittura collaborativa, servizi associati alla geolocalizzazione, personalizzazione più soddisfacente di biblioteca e spazio di lettura, criteri diversi per la scoperta di nuovi libri e suggerimenti basati su momenti specifici della giornata o associati al proprio stato d’animo.

Come organizzarsi per scegliere la strada da intraprendere? Il primo passo è raggruppare le idee per macroambiti: accorparle per similitudini, abbinarle per complementarietà. Per ciascuna area le idee sono oltre la decina, bisogna cominciare a prendere decisioni. Ciascun ragazzo esprime una preferenza per una sola macroarea: così ne emergono tre su cui concentrarsi, e dividersi in gruppi di lavoro è il passo successivo, naturale. Alla fine del primo giorno di laboratorio le parole chiave sono collaborazione, interazione, relazione tecnologia-mondo. Ora vanno messe alla prova.

Tra onda creativa e risacca razionale

Prototipi 2015«Espandere e raggruppare»: è un movimento che somiglia a quello del mare la prima fase del lavoro di squadra. Le idee devono essere — letteralmente — messe sul tavolo per poter essere analizzate, scomposte, assemblate e tracciare il sentiero di un progetto realizzabile. Lo sforzo non è indifferente: decidere insieme quali idee accantonare, stabilire priorità e punti fermi richiede carattere, capacità di adattarsi in fretta e grande intelligenza.

Il punto di partenza, per tutti, è la fase di ricerca: sia per verificare l’esistente, le esperienze già documentate, i progetti falliti e quelli di successo, sia per entrare in contatto diretto con le persone e capirne le esigenze reali.

La parola agli utenti

La fase di ricerca rende esplicito un aspetto fondamentale: la volontà di trovare soluzioni che siano basate concretamente sulle persone, costruite intorno e in relazione a loro. Realizzare un sondaggio, preparare le domande tenendo in considerazione il contesto in cui verranno poste — una libreria fisica, la strada, online — in modo da non dare per scontate nemmeno le ragioni per cui si riceverà una risposta o un’altra, mette le basi per un ragionamento solidamente costruito intorno alle persone. È meglio fare una domanda a risposta aperta o una serie di opzioni fa sentire più a proprio agio? Queste scelte richiedono abilità che torneranno utili anche in altre fasi del lavoro.

Incoraggiante, dicono i ragazzi, la voglia reale delle persone di esprimere la loro opinione sull’argomento: in due giorni le risposte al questionario diffuso online sono state davvero numerose. Di certo l’intento non era l’accuratezza statistica: il metodo e le dinamiche relazionali, ai fini del progetto, sono un aspetto molto più rilevante. Per quanto empirico, il risultato del sondaggio ha un obiettivo: mettere a confronto le idee iniziali con i bisogni reali per sgombrare il più possibile il campo dai preconcetti, e saper mettere alla prova le proprie convinzioni, imparando a riconoscere quando è il caso di metterle da parte.

Verso la razionalità

Dopo lo sforzo creativo, dopo il confronto con le esigenze reali, è il momento delle decisioni razionali. Collaborare con il gruppo, concedere fiducia alle intuizioni motivate degli altri, riconoscere le reciproche competenze, lasciare spazio e porre domande per riuscire a definire l’idea sfaccettandola, arrotondandola e rendendola chiara, comprensibile e convincente in poche parole, il numero minore possibile: ci avviciniamo al momento cruciale della prima settimana, in cui si passerà dalle idee alla loro concretizzazione.

Ciascun gruppo di lavoro, fin’ora concentrato ancora su una macroarea generica, deve scegliere un numero ristretto di bisogni a cui rispondere, stabilire priorità, dividersi i compiti, cominciare la progettazione vera e propria, e — non ultimo — ipotizzare le modalità di presentazione dell’idea durante il Festival.

Le prime bozze: lo stato delle idee dopo la prima settimana

Il gruppo al lavoro sulla macroarea intorno al termine “collaborazione” ha aggiustato il tiro, decidendo in seguito alla fase di ricerca di ragionare invece sull’idea di “relazione”. La chiave che ha permesso di definire i dettagli è stata l’individuazione di una circostanza specifica in cui, nell’esperienza di lettura, un ambiente digitale ricco di strumenti efficaci migliora e moltiplica le relazioni tra testo e lettore e tra lettori stessi.

Anche il gruppo al lavoro sulla macroarea intorno al termine “interazione” ha individuato una via più convincente concentradosi sull’idea di “approfondimento”, o enhancement, in seguito alla fase di ricerca. Con attenzione particolare ai mondi che i libri possono aprire e connettere, si lavora a un ambiente in grado di collezionarli e aggregarli intorno al libro stesso in modo diretto: l’obiettivo è renderli esplorabili, manipolabili e componibili secondo gli interessi del lettore.

Il gruppo al lavoro sulla macroarea intorno all’idea di relazione tra tecnologia e mondo reale ha consolidato le proprie idee ipotizzando di sfruttare in modo intelligente le risorse e il tempo a disposizione nelle attese e negli spostamenti. Si lavora per trasformare quel tempo “subìto” in un tempo costruttivo, ragionando con molta attenzione anche sulle dinamiche di proposta dei contenuti a seconda delle circostanze in cui si trova il lettore.

Aspettando il Festival

Qualunque sarà la forma che i prototipi assumeranno, un punto è già chiaro: il digitale mette a disposizione dell’editoria numerosissime forme nuove attraverso cui diffondere le idee. Progettarle a partire dalle reali esigenze delle persone è una sfida affascinante e coinvolgente.

Il libro di carta, nel terzo millennio, è affiancato da infinite nuove ipotesi che arricchiscono una tra le sue caratteristiche più forti: quella di stabilire relazioni tra idee e persone. Alla domanda «Cosa vorresti che fosse un libro digitale? Cosa manca, cosa ti aspetti di poter fare e ancora non puoi fare?» tu cosa risponderesti?