Essenziali e irrilevanti: le vite controverse delle tecnologie per i contenuti

tl;dr: una bussola per la scelta della tecnologia, senza perdere di vista gli obiettivi per cui ci è necessaria. Se ci occupiamo di contenuti, chi incontra il nostro lavoro non deve pensare alla tecnologia che c’è dietro: se lo fa vuol dire che il nostro lavoro è passato in secondo piano. E a meno che non siamo noi i produttori di quella tecnologia, qualcosa è andato storto. Scritto con @gabalese.

“TECNOLOGIA” È QUALCOSA CHE ANCORA NON FUNZIONA

Slide to Unlock «”Tecnologia” è il termine che descrive qualcosa che ancora non funziona», dice Douglas Adams ridimensionando con una battuta molte delle false prospettive da cui rischiamo di rimanere abbagliati, quando dobbiamo prendere delle decisioni a riguardo.

Se abbiamo a che fare con i contenuti, oggi, ci piaccia o no, lavoriamo anche con la tecnologia: sul piano del prodotto, della comunicazione e dell’ambiente in cui entrambi abitano. Dovremo quindi essere in grado di prendere decisioni in questo campo: abbiamo bisogno di competenze per fare scelte consapevoli ed efficaci. Possiamo muoverci in due modi: acquisendo noi stessi quelle competenze o sapendole riconoscere in altri professionisti con cui collaborare.

Quello che non va dimenticato – e non è una contraddizione – è che, altrettanto probabilmente, la tecnologia sarà la parte meno rilevante del nostro progetto. Sarà ciò che ci permetterà di lavorare, ma per quanto raffinata non sarà certo il perno attorno a cui costruiremo l’attenzione (e se lo facciamo forse è il caso di ripensare obiettivi e priorità). In altri termini: preferite che si parli della velocità del vostro sito, tra appassionati del tema, o che l’attenzione sia sui contenuti, così convincenti da oltrepassare la vostra rete di relazioni?

Avremo un’esigenza fondamentale: lavorare così bene con la tecnologia da farla scomparire. Chi incontra il nostro lavoro non deve pensare alla tecnologia che c’è dietro: se lo fa vuol dire che il nostro lavoro è passato in secondo piano. E a meno che non siamo noi i produttori di quella tecnologia, qualcosa è andato storto.

La parte difficile del lavorare con i contenuti non è la scelta della tecnologia. La parte difficile è la costruzione delle idee e delle strategie per farle circolare. La parte straordinaria è fare in modo che la combinazione di idee e strategie riesca a conquistare (e mantenere) l’attenzione delle persone.

La parte che segue è scritta da Gabriele Alese, Digital Production Manager per Edizioni E/O.


DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI TECNOLOGIA

Non è semplice districarsi nel succedersi di innovazioni, in cui il focus del discorso viene continuamente spostato un po’ più avanti. Chi si occupa di tecnologia ha un compito difficile: analizzare, distinguere, comprendere e tradurre le innovazioni in pratiche di conduzione del proprio business.

Non solo i quotidiani nazionali, ma anche i siti specializzati in tecnologia hanno la loro “colonna destra”, piena di boxini morbosi e annunci strillati dell’ennesima rivoluzione tecnologica destinata, inevitabilmente, a modificare il nostro modo di lavorare e a rendere obsoleto il nostro bagaglio di skill, faticosamente costruito in anni di prove, errori, ripensamenti e incomprensioni.

La dura realtà è che nessuno può dirsi completamente competente e aggiornato su tutte le novità che spuntano fuori come funghi: lo sviluppatore di professione, che si occupi di applicazioni mobile, che sia un web developer o un front-end developer, è costretto a ritagliarsi un ambito di competenze molto specifico, da studiare e di cui seguire da vicino gli aggiornamenti.

Correre dietro a tutti gli annunci di cutting-edge technologies che compaiono nel feed di Hacker News è possibile solo rinunciando a essere seriamente competenti.

SCEGLI LA TUA TECNOLOGIA

Il cassetto dello sviluppatore | La parola chiave è professionalità. Uno sviluppatore degno di rispetto ha nel cassetto (metaforico: meglio un profilo github) un paio di progetti personali, dei balocchi con cui divertirsi imparando qualcosa di nuovo, che sia un nuovo linguaggio, un nuovo design pattern o una nuova libreria (giusto per averne un’idea, avete mai provato a contare quante librerie Javascript vengono elencate su Wikipedia?). È una cosa normale, persino sana. Il metaforico cassetto dello sviluppatore è un buon dato per cominciare a scegliere le competenze tecnologiche di cui abbiamo bisogno.

La chimera della tecnologia “migliore” | Quale linguaggio dovrei utilizzare nel mio nuovo progetto? Quale framework? Quale software, addirittura? È difficile scegliere, quando siamo bombardati di opinioni, anche molto raffinate, sul perché – ad esempio – PHP fa schifo o perché WordPress fa schifo. Trovate dibattiti del genere per qualunque tecnologia che abbia guadagnato una reputazione negli anni, a riprova che il giochetto del bastian contrario non funziona solo per i film di Sorrentino. Ma se l’opinione di un trentenne con gli occhiali di acetato e fuoricorso al DAMS non produce conseguenze al di fuori del suo profilo su Twitter, le opinioni del professionista in ambito tecnologico che avete scelto per affiancarvi possono avere ricadute anche pesanti sulla profittabilità di un’applicazione, di un negozio online, di un sito di notizie.

Ho una brutta notizia: la tecnologia migliore non esiste. Non esiste una scelta buona per tutte le occasioni, per tutte le dimensioni aziendali, capace di risolvere ogni problema. Non esiste uno strumento magico che renda il vostro progetto contemporaneamente affidabile, veloce, scalabile, semplice ed economico. Nei casi più felici, potrete fare una scelta che includa al massimo due tra questi aspetti: affidabile e veloce, ma difficilmente scalabile; scalabile e semplice, ma poco affidabile (qualcuno ha detto mongodb?); affidabile ed economico, ma lento e laborioso.

PAROLE CHIAVE PER SCEGLIERE UNA TECNOLOGIA

Chi si trova a dover scegliere la tecnologia a cui affidare un settore cruciale del proprio business dovrebbe considerare almeno questi aspetti:

Affidabilità | Le persone si aspettano un servizio sempre accessibile, sempre disponibile, prevedibile nel comportamento e nelle prestazioni.

Sicurezza | Non serve sottolineare quanto sia fondamentale disporre di un servizio che abbia il minor numero possibile di falle di sicurezza, se volete che i vostri clienti vi affidino i propri dati di pagamento. Ma anche se non contemplate il pagamento tra le possibilità di utilizzo della tecnologia, è fondamentale per le vostre tasche disporre di un software che non abbia grossolane vulnerabilità; come ho imparato sulla mia pelle, è fin troppo facile dimenticare alcuni problemi di sicurezza di un framework sulla cresta dell’onda come node.js.

Supporto | Le nuove tecnologie sono, per definizione, utilizzate da meno persone. Affidarsi a una tecnologia immatura significa aumentare esponenzialmente le possibilità che qualcosa vada storto e che sia difficile, se non impossibile, trovare una soluzione nella documentazione, su StackOverflow o assumendo un consulente esterno.

Costo | I tre aspetti precedenti si traducono immediatamente in denaro: perdita di denaro per ogni ora di downtime, perdita di denaro per ogni falla di sicurezza riscontrata, e spesa di denaro per la difficoltà di rinvenire sul mercato dei collaboratori che lavorino con voi a una tecnologia nuova e ancora poco diffusa.

Scritto con Gabriele Alese: ePub Fixed Layout: e se poi te ne penti?