Guardando il futuro dal 1994

Michael Crichton - Rivelazioni «Nel 1994 questo libro fu una bomba» dice un lettore in una recensione su Amazon «parlava di hi-tech come nessuno: addirittura si immaginavano telefoni grandi non più di un pacchetto di sigarette! Per l’epoca, cose strabilianti.»

Ma “Rivelazioni” – anche se il titolo originale, “Disclosure”, funziona meglio – rimane strabiliante per la visionarietà geniale di Crichton: se siete già suoi lettori lo sapete bene; se non lo siete ancora ma capire cosa significa immaginare il futuro vi affascina dovreste diventarlo.

Non servono tre miei buoni motivi per leggerlo, stavolta. Vi riporto direttamente tre citazioni, e vi avverto che sono tutte nelle prime 30 pagine (o nel primo 5-10%, se preferite l’ebook).

«Sanders era direttore di divisione alla Digital Communication Technology di Seattle. Da una settimana a quella parte l’atmosfera in azienda era stata frenetica perché la DigiCom stava per essere acquistata dalla Conley-White, un gruppo editoriale di New York, che con quella fusione, si sarebbe assicurata tecnologie decisive per le attività editoriali nel secolo a venire.»

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«Nell’industria informatica era convinzione comune che ben presto qualunque tipo di informazione sarebbe stata di tipo digitale, e per lo più registrata su questo tipo di dischi. Programmi di computer, database e persino libri e riviste… tutto sarebbe stato su disco. La ragione per cui questa svolta non si era ancora verificata era imputabile alla ben nota lentezza dei CD-ROM. Gli utenti erano costretti ad attendere davanti a schermi vuoti mentre i drive ronzavano e tichettavano… e agli utenti di computer non piaceva aspettare.»

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«È vero che tu sei il solo direttore di divisione che non è laureato in ingegneria?»
Sanders sorrise. «È vero. Vengo dal marketing.»
«Non è un po’ insolito?», chiese Benedict.
«Non precisamente. Nel marketing si passava un’infinità di tempo a stabilire quali dovessero essere le caratteristiche dei nuovi prodotti e gran parte di noi non era in grado di comunicare con gli ingegneri. Io sì. E non so perché. Pur non avendo una preparazione tecnica, riuscivo a parlare con quella gente. Ne sapevo quel tanto che bastava per non lasciarmi raccontare balle. E così, in breve tempo, sono diventato quello che parlava con gli ingegneri.»

Ho fissato un obiettivo poco ambizioso, per il 2013: leggere almeno 70 libri. Per renderlo più pepato l’ho formalizzato con la Reading Challange su Goodreads (il widget lo vedete qui a destra, e sì: sono in ritardo). Questo libro fa parte della sfida, e meritava di essere raccontato.