La bacchetta del futurista

Dato un suono con una determinata altezza e intensità, il timbro è la qualità che permette di identificarne la fonte sonora. Ma a differenza delle prime due, il timbro non è una grandezza fisica misurabile: gli elementi che lo determinano sono troppi e troppo complessi, e formano una matassa di oggettività e soggettività difficile da sbrogliare.

I primi tentativi per trovare ragione del timbro partivano dall’analisi dello spettro sonoro. Ma non era sufficiente. L’analisi dello spettro è come una foto, trascura un elemento fondamentale: il tempo.

Il suono è vivo e attraversa delle fasi precise: ha un attacco, una fase di regime e una di decadimento. Ognuna è importante per identificare la fonte sonora. Siamo più bravi a riconoscere il timbro di una voce o di uno strumento se ascoltiamo la vita del suono per intero; se ne manca una anche l’orecchio più raffinato può ingannarsi.

Il punto è che non succede solo con i suoni di creare associazioni mentali non esatte se ci mancano informazioni di contesto. Ma non è necessariamente un male. A volte permette di mettere in relazione idee che sembrano distanti, e di trovare metafore efficaci per spiegarsi.

Per esempio, potrebbe non esservi mai venuto in mente di spiegare il mestiere del futurista descrivendo cosa significhi fare il direttore d’orchestra.

Devi essere in due luoghi contemporaneamente. Devi essere nel presente, immerso nel presente, nel punto esatto in cui succedono le cose. Ed essere in grado di avere delle reazioni in base a cosa succede in quel momento. Ma devi anche essere un po’ più avanti. In certi casi si tratta di una frazione di secondo, a volte di pochi secondi. In altri casi devi essere almeno a 15 minuti di distanza dal presente.

Esa-Pekka Salonen descrive così la direzione d’orchestra, parlando di “The Art of Conducting” in un’applicazione meravigliosa della Touch Press, The Orchestra. Ho eliminato la fase di attacco e la fase conclusiva del suo discorso: non sono parole così diverse da quelle che si adattano bene al mestiere del futurista.

Il futurista si occupa di capire, a partire dal presente, le tendenze del futuro. È un mestiere fatto di osservazione, analisi e attenzione ai dettagli – o per dirla come va detta – ai segnali deboli che non tutti siamo in grado di cogliere o interpretare con la stessa efficacia.

L’obiezione è facile: la partitura è già scritta, il futuro no.
Se però avete idea dell’allenamento mentale necessario per la lettura di una partitura, sapete che gli occhi non si tengono sulla parte di spartito che si sta eseguendo, ma almeno un paio di battute più avanti. La migliore esecuzione è quella che riesce a stare nel presente tenendo la testa nel futuro.

In due righe:
  • Un tizio che conosco e fa il futurista di mestiere me la spiega parlandomi di come si guida la moto: «quando guidi la macchina puoi guardare gli stop della macchina davanti. Sulla moto hai bisogno di tempi di reazione diversi: devi guardare il più avanti possibile e cercare di “predire” cosa succederà.» È questione di metafore di riferimento, a volte.
  • Per dirla più seriamente: I futuristi del XXI secolo
  • Ci sarebbero altre metafore da indagare: Effetti e illusioni acustiche