Le difficoltà degli esperimenti innovativi sui contenuti

Dal New Yorker «La maggior parte delle innovazioni sui contenuti fallisce non perché l’editore o lo sviluppatore abbiano lavorato male, ma semplicemente perché le dimensioni del pubblico non si sono dimostrate grandi abbastanza da permettere all’esperimento di scalare. I CD-Rom sono falliti non perché gli editori li avessero necessariamente fatti male, ma perché è arrivato Internet, e ha fatto un lavoro migliore.» Così diceva Philip Jones qualche mese fa in Changing the DNA of the reader: si parla di enhanced ebook, e l’articolo riprende in modo interessante alcuni interventi degli anni passati mettendoli di fronte ad alcune tra le più significative esperienze in questo ambito.

«Il problema principale», diceva nello stesso periodo Peter Costanzo, «è che il mercato, per com’è oggi, non permette agli editori di realizzare un’unica versione del prodotto da distribuire su tutte le piattaforme esistenti.» La conseguenza è che non potendo distribuire gli enhanced ebook in tutti i canali di vendita, gli editori perdono la forza del passaparola, delle recensioni e della chiarezza: riempire le descrizioni del prodotto di note per spiegare che “la versione per iBooks fa questo, quella per Kindle fa quello e quella per Google Play quell’altro” non è di certo accattivante per il lettore.

Sempre sul tema Peter Meyer scriveva, in un’intervista su Twitter: «Siamo ancora agli albori della trasformazione del libro dalla carta allo schermo. Credo che alcuni veri cambiamenti arriveranno nell’arco di decenni, non di anni.»

Oggi il ragionamento su questo tipo di formati torna sulle pagine di Digital Book World, con un post molto breve – The future of Fixed-Layout ebooks: la sovrapposizione tra Fixed-Layout / Enhanced Ebook / App la dice già lunga su quanta chiarezza di idee ci sia su queste diverse forme di prodotto. Tecnicaglie poco interessanti per i lettori, buzzword buone per il marketing (che sulla confusione può anche giocare). Ma per gli editori le differenze dovrebbero essere chiare quanto la differenza tra hard cover e paperback.

Ne avevamo scritto insieme con Gabriele Alese, provando a capire i pro e i contro della realizzazione di certi formati digitali: «le scarse competenze tecniche per scegliere le soluzioni più opportune per le proprie esigenze portano spesso a decisioni di poco buon senso, dovute a una cattiva valutazione del contesto. In un mercato ancora molto piccolo, per esempio, bisognerebbe valutare con molta attenzione formati che vincolano solo a un determinato dispositivo. È il caso degli ebook che “funzionano solo su iPad”. E il resto del mercato? Abbiamo preso in considerazione davvero tutte le alternative prima di tagliarlo fuori?»

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