«Okay Google»: cosa è rilevante fare oggi?

Interacting with a World of Connected Objects «Informazioni che si muovono con te»: così Google entra ufficialmente nel mercato dei wearables, con l’annuncio di Android Wear. Il rilascio del sistema operativo – dedicato per ora agli smartwatches, attesi sul mercato per l’inizio di luglio – è il primo passo. «Il sistema operativo wearable dà consigli basati sull’ora e sui dati rilevanti per il luogo in cui ci si trova», spiegano su TechRadar.

«Android Wear porta Android negli oggetti che indossiamo, cominciando da uno dei più familiari: l’orologio»: informazioni utili nel momento e nel luogo in cui ti servono; risposte precise a domande espresse a voce; monitoraggio ancora migliore su salute e fitness; una chiave per un mondo multischermo, da cui controllare musica e video in tv, per esempio. In Sharing what’s up our sleeve: Android coming to wearables, direttamente sul blog di Google, trovate anche i due video che sono circolati in questi giorni.

Google sta portando il suo sistema operativo sugli oggetti che indossiamo, sulle automobili, sulle tv. «Ma non pensateci come a una nuova piattaforma», spiega Dave Burke, «stiamo solo dando la stessa attenzione che hanno fin’ora ricevuto tablet e smartphone anche alla tv.» Non si tratterà più di sviluppare applicazioni per un oggetto o per un altro, ma potenzialmente per tutto.

«LE NOTIFICHE SONO LA NUOVA FRONTIERA DELLE INTERFACCE»

«Interagendo con i nostri dati in piccoli frammenti attraverso le notifiche» diceva Mat Honan in Why Notifications Are About to Rule the Smartphone Interface «guadagniamo in modo rilevante in efficienza, specialmente per le operazioni ripetitive. Le applicazioni avranno molto più a che fare con informazione e comunicazione: dovremmo pensarle come servizi più che come finestre sui nostri dati. Chi riuscirà a fare il miglior uso di un singolo clic, a renderlo più efficiente possibile, emergerà. Un nuovo mondo ci aspetta lì, in cima allo schermo. Non dobbiamo far altro che trascinarlo giù.»

L”ottimizzazione del sistema di notifiche per gli smartphone, a cui Google sta lavorando attraverso il miglioramento del proprio algoritmo, intende l’efficienza mostrando le notifiche davvero rilevanti. «In altre parole», osserva Alexis Madrigal in Why It Matters That Google’s Android Is Coming to All the Screens «Google assume il controllo della tua interfaccia attraverso l’algoritmo. E il software che gli permette di farlo rimarrà opaco.»

OLTRE GOOGLE

Tom Coates fa un lungo roundup sul Foocamp 2014 di O’Reilly Media. E prima di cominciare a raccontare l’evento nel dettaglio pone una domanda su cui soffermarsi: «vorrei che le persone immaginassero il mondo da qui a diciamo vent’anni, in cui ogni pezzo cosa che ci circonda, ogni nuovo device che acquistiamo e che usa l’elettricità, fondamentalmente, possa darci informazioni prese dall’etere. Alcuni di questi oggetti saranno anche in grado di influenzarsi a vicenda, di ricevere comandi l’uno dall’altro. E la domanda quindi è: in che modo possiamo (o potremo) dare un senso a tutto questo?»

In due righe

A State of the Net, quest’anno, si è discusso – tra le altre cose – di personal data, aggregated data e privacy. Un tema affatto marginale: potete riguardare quella parte di conferenza su Youtube.

Google ha parlato anche di automobili presentando Android Auto, un sistema che permette di integrare telefono e plancia di comandi di alcune case automobilistiche. Proprio Google è già oltre, in realtà: A Trip in a Self-Driving Car Now Seems Routine parlava di una dimostrazione delle auto completamente automatiche. E tu entreresti in un’auto che si guida da sola?

Quando si parla di automobili e intelligenza artificiale mi viene in mente quella con guida automatica nel sesto episodio della prima stagione di “Silicon Valley”. Se non sapete di che parlo vi consiglio di leggere Why you should watch HBO’s “Silicon Valley”, per decidere se ne vale la pena.