«Specialization is for insects.» Robert A. Heinlein

«Specialization is for insects.» Robert A. Heinlein Per il secondo anno ho avuto l’occasione di partecipare (con grande gioia!) al corso sull’editoria divulgativa e scolastica tenuto da Luigi Civalleri e Martha Fabbri nell’ambito del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste, con un intervento sull’editoria digitale.

Se seguite questi temi da tempo non ci sarà niente di sorprendente nelle slide che trovate su Slideshare e in fondo a questo post: una semplice riorganizzazione dei contenuti e qualche aggiornamento rispetto all’anno scorso.

Qui propongo tre spunti su cui ragionare.

GUARDATE ALTROVE PER TROVARE NUOVE IDEE | Sembra banale, ma a parlare sempre con le stesse persone degli stessi argomenti visti dagli stessi punti di vista si finisce molto presto per essere a corto di idee. Gli ultimi anni dovrebbero avercelo insegnato: l’innovazione in editoria quasi mai è arrivata dagli editori, a dettare la linea sono stati altri attori. Impariamo a capire da dove arriverà la prossima grande idea: come sempre, la capacità che fa la differenza è quella di ascoltare e saper cogliere i segnali giusti. Se volete cambiare l’editoria, per esempio, aprite un ristorante.

CON LA TECNOLOGIA TUTTI DEVONO FARE I CONTI | Buffo trovarsi a ripeterlo ancora nel 2014, ma è così: nessuno, all’interno di una casa editrice, può permettersi di ignorare la grammatica del mondo in cui viviamo. La quantità di informazioni e stimoli in cui siamo immersi richiede nuove competenze. Costruire la cornice intorno ai frammenti, lo schema attraverso cui siamo in grado di comprendere il mondo e prendere decisioni, oggi, richiede una nuova alfabetizzazione. Non è più tempo per i compartimenti stagni: l’aumento di competenze vale per tutti, come individui e come squadra, perché è il lavoro di tutti a cambiare.

NON È FINITO IL TEMPO DI SPERIMENTARE | Personalmente, più che il senso dell’ignoto è la retorica intorno alla sperimentazione, oggi, che tende a esasperarmi e a farmi venire la tentazione di fare il bastian contrario: così, per ripicca. Ma ovviamente non avrebbe senso. Uno dei vantaggi più interessanti del digitale è che le possibilità si moltiplicano, e su un gran numero di fronti: di prodotto, di comunicazione e marketing, di strategie commerciali… Non c’è un unico modo vincente di descrivere un percorso: era vero anche prima, lo è ancor più adesso. Per cui non fermiamoci e continuiamo a ragionare su strade alternative, allenando le mente a trovarle.

Ma soprattutto, non fossilizziamoci. Mai come adesso abbiamo avuto bisogno di persone con intersezioni di competenze, oltre che di eccellenti specialisti. E anche questi ultimi dovranno sapersi adattare alle esigenze dettate dalla nuova velocità di cambiamento, o saranno i primi a essere tagliati fuori. Non affezioniamoci alle abitudini: la specializzazione è per gli insetti.

Nobody Likes Me

Nobody Likes Me Mi sono sempre chiesta perché, intorno ai Social Media, sia facile inciampare un certo tipo di comunicazione molto chiassosa e spesso poco informativa, poco concreta e con tassi di fumo rispetto all’arrosto diverse spanne più alti che in altri ambiti. Sicuramente è la mia percezione a essere sbagliata, ma in genere è comunque sufficiente a tenermi lontana da questi argomenti, qui e altrove, nonostante siano il mio lavoro di tutti i giorni.

Per questo è stato interessante lavorare con Michele al corso sul Social Media Management organizzato da Lotto 49 per il ciclo Progettare l’editoria: lo sforzo di sistematizzare le idee per condividere con altri un metodo di lavoro è stato utile per me, prima di tutto. Qui ve lo racconto in tre punti, sul resto potete farvi un’idea su Slideshare o in fondo al post. Neanche a dirlo, le slide sono appunti, non certo le tavole della legge ;)

OBIETTIVI

Prima di cominciare fatevi tantissime domande, e che nessuna vi sembri banale. A chi parlate? In quali ambienti è più facile trovare le persone interessate a quello che avete da dire? Cosa volete ottenere dalla vostra presenza sui Social Media? Avete una strategia a lungo termine e le risorse per sostenerla? Più saranno precisi gli obiettivi, più sarà facile pianificare una strategia e misurare i risultati.

STUDIARE, SEMPRE

Lavorando con il digitale dovrete abituarvi a considerare parte del vostro lavoro lo studio costante, l’aggiornamento sulle novità, sugli ambienti, sulle tendenze in atto e future. Non aspettate che sia qualcun altro a occuparsi della vostra formazione: imparate scegliere delle fonti di qualità, tenete gli occhi aperti su tutto ciò che riguarda il comportamento delle persone in rete, siate consapevoli che una parte cruciale del vostro lavoro è fatta dell’ascolto di persone e segnali di cambiamento.

DATI

Molte delle cose che succedono sui Social Media sono misurabili, ma imparate a capire di quali informazioni avete effettivamente bisogno: non fate diventare i numeri una droga ed evitate di andare a caccia di mosche con un cannone. Avrete a disposizione tantissimi dati, ma c’è molta differenza tra il conoscerne il significato e saper riconoscere quelli significativi.

In ogni caso, il punto più importante l’ha ricordato Michele dicendo: «Divertitevi». È l’unica maniera di riuscire a fare bene questo mestiere.

Un grazie speciale va a Roberta, che mi ha aiutata con grande semplicità e senso pratico a mettere in ordine le idee.

Monument Valley

Monument Valley La notizia di oggi è che l’UE ha bocciato la proposta di applicare l’IVA agevolata al 4% anche ai libri digitali: i dettagli potete leggerli su La Stampa, nell’articolo di Marco Zatterin.

[EDIT] Il governo sfida l’Ue: Iva agevolata su e-book: emendamento del ministro della Cultura Franceschini alla legge di stabilità dopo la bocciatura di Bruxelles: «Un libro è un libro, l’imposta su quelli elettronici al 4%» – La Stampa

Sull’IVA applicata ai libri si è fatto molto rumore, ultimamente, ma informato poco: non è un tema semplice e gli aspetti tecnici da comprendere sono difficilmente sintetizzabili in uno slogan accompagnato da un’hashtag. Ma per fortuna, volendosi informare, i pareri ben argomentati da leggere non sono pochi.

LA DIFFERENZA DI IVA TRA LIBRI DI CARTA E DIGITALI NON HA RAGIONI CULTURALI, MA INDUSTRIALI

«Ragioni economiche e tecniche hanno portato alla richiesta di IVA agevolata. Sono pochi e scarsi i richiami al ‘valore culturale’ del libro, nella discussione di quegli anni.»

Per capire (o ripassare) da dove nasce la pratica delle rese sulla merce invenduta, peculiare solo al prodotto libro, e l’impatto che ha sull’IVA: IVA e altro ancora, di Marco Ghezzi.

RAGIONAMENTO, NON IDEOLOGIA

Al di là dello slogan efficace (o meno), per comprendere uno scenario complesso come questo l’arma più utile rimane il ragionamento: è l’unica che permette di descrivere pro e contro delle decisioni che si prendono su un tema che ha un impatto indiscutibile sull’accesso alla conoscenza.

«I pro si possono spiegare da un punto di vista industriale. La prima cosa da fare probabilmente è smettere di confondere argomenti di natura diversa. Un libro è effettivamente un libro sia su carta, sia su ebook. Ma lo schema produttivo e distributivo che c’è dietro la differenza di supporto è estremamente diverso.»

5 considerazioni sull’IVA e sugli ebook, Giuseppe Granieri

PER CHI SONO I BENEFICI?

Scrive Massimo Mantellini su Il Post: «Non ho nulla contro tutele statali che aiutino l’industria editoriale in crisi, non vorrei che questi provvedimenti venissero però raccontati come incentivi che discendono direttamente sui lettori quando di fatto non lo sono: almeno non del tutto.»

Da leggere nel dettaglio: L’IVA sui libri, la rosa e la pipa

A MARGINE: “EBOOK COME VIDEOGIOCHI”

Sempre nell’articolo di Giuseppe, c’è un altro punto significativo. «Ci sono cose che la nostra classe dirigente dovrebbe trattare con più attenzione. I videogiochi non sono esattamente la “robetta da nerd sociopatici” che racconta il luogo comune. Già una decina di anni fa Don Norman notava che sono disegnati per “le capacità cognitive dei trentenni colti”.»

Anche a me l’accento sulla frase “ebook come videogiochi” ha fatto sollevare un sopracciglio. Continuare a considerare il videogioco come qualcosa di estraneo alla cultura mostra solo una miopia profonda sulla realtà in cui viviamo, e di letteratura in proposito, se non volete dar ragione a me, ce n’è in abbondanza. Se volete cominciare qualcosa di divertente e per niente (credetemi) innovativo o futuristico, iniziate da un corso su Coursera: Online Games: Literature, New Media, and Narrative. Il titolo è già un ottimo indizio, e non è nemmeno la cosa più sorprendente da citare sul tema.

Bonus

Sergio Donato ha provato a capirne di più rileggendo con attenzione le norme che regolamentano l’IVA sui libri: Un libro è un libro. E una campagna?

7 errori da non fare su Twitter

Jane Friedman è una delle più acute osservatrici ed esperte di editoria e di digital media, negli Stati Uniti. Palando del personal brand degli autori su Twitter, ha fatto una lista di 7 errori che vede commettere più spesso:

7 errori da non fare su Twitter1. usare la bio per vendere il proprio libro;
2. usare automatismi ovunque, specie nei messaggi privati;
3. avere un profilo protetto;
4. non gestire bene le notifiche e il tempo speso su Twitter;
5. twittare solo del proprio libro o del proprio blog;
6. non usare hashtag (o usarli male);
7. non usare le liste.

In 7 Reasons Twitter Isn’t Building Your Author Platform (And How to Fix It) trovate spiegato dove stanno gli errori in questi modi di fare, e come rimediare. Non c’è niente di nuovo, se vi occupate di questi temi da un po’. Ma probabilmente è ancora necessario condividere le buone pratiche.

Il gatto? Era nel post di Jane Friedman, ed era impossibile resistere.

“Personale”, “intimo”. A differenza dei “meraviglioso” e degli “incredibile” che di solito costellano i Keynote Apple, quello dello scorso 9 settembre ha presentato delle novità non solo nei prodotti, ma anche nel racconto che l’azienda ne ha fatto.

È un cambiamento che va oltre il marketing: con Apple Watch si entra nel campo dei wearables, le tecnologie da indossare. Il punto interessante non è (solo) il nuovo dispositivo di per sé. Perché i wearables potranno essere protagonisti del prossimo passo nell’evoluzione del nostro modo di vivere connessi e immersi nell’informazione.

L’orologio Apple, non solo un gadget Se è vero che da sempre uno degli intenti di Apple è stato tentare di ridurre le distanze tra tecnologia e persone, in qualche modo Apple Watch è il culmine di questo sforzo. L’accento sull’aspetto emozionale è marketing, in larga parte. Ma guardando al di là del gadget, non è difficile accorgersi che la discussione intorno ai wearables si occupa spesso di come questo tipo di tecnologie definisce non solo il modo in cui abbiamo a che fare con le informazioni, ma anche come ci immergiamo in quel flusso.

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Medium «Ma se hai una casa, perché pubblicare altrove? Perché non mettere tutto in quella casa?

È semplice: per lavorare con persone nuove ed entrare in relazione con un nuovo pubblico. Per ampliare la portata e l’ampiezza della tua voce. Per sfruttare il piedistallo che quei sistemi di pubblicazione offrono. Per raccogliere l’opinione di chi non è d’accordo. Per vedere quanto non può essere visto senza l’aiuto di un editor o di un gruppo di scettici disposti a guardare oltre, indicandoti direzioni che magari hai considerato ma non hai avuto forza di esplorare. Ma soprattutto, per scrivere meglio e con maggiore empatia.»

All you need is publish, Craig Mod

Si scrive prezzo, si legge prestigio: Clay Shirky sul caso Amazon-Hachette

Clay Shirky «Si stanno spendendo più energie nell’attaccare Amazon che nel difendere i cinque grandi editori (due si sono uniti dopo il fallimento della cospirazione), perché non sono facili da difendere», dice Clay Shirky in Amazon, Publishers and Readers. Se state seguendo il caso Amazon-Hachette vi consiglio di non perderlo. Io appunto alcune idee.

LE ALTERNATIVE ALL’ODIARE AMAZON

«La convinzione dell’industria tradizionale – se non vivi in una grande città e non hai un mucchio di soldi allora meriti un accesso di seconda classe ai libri – viene sfidata da un’azienda che cerca di dire “se hai dieci dollari non esiste libro al mondo che tu non possa leggere”. Se l’industria attuale non riesce a mantenere dei prezzi alti nella competizione con la distribuzione istantanea di un’idea ben più ampia di letteratura, allora è tempo di farsi un’idea su come riuscire a creare un business su questa migliore possibilità di accesso. Si potrebbe abbandonare il DRM, lavorare sulla vendita diretta al lettore, creare o migliorare un servizio di abbonamento, lavorare sul print-on-demand: qualunque cosa piuttosto che insistere sul fatto che i lettori debbano accettare prezzi alti e un accesso limitato.»

Leggi anche: Nello scontro Amazon-Hachette entra in gioco anche Google

DIFENDERO’ FINO ALLA MORTE IL TUO DIRITTO DI LEGGERE COSE CHE NON MI PIACCIONO

«Per criticare Amazon, gli editori e i loro difensori insistono all’unisono sul fatto che la letteratura sia essenziale per la società, e che un improvviso aumento della sua disponibilità sarebbe una catastrofe.» La paura aristocratica per una maggiore partecipazione popolare alla letteratura non è qualcosa che inventiamo oggi (ma l’argomentazione vi suggerisco di leggerla in originale). Si riflette nella preoccupazione di certi che pensano: «se pubblicare diventa troppo semplice, allora nessuno potrà impedire che si pubblichi spazzatura, dove per spazzatura si intendono quei libri che io e i miei esimi colleghi ben istruiti non approveremmo».

NON È LA CULTURA A ESSERE IN DISCUSSIONE

«Qui non c’è niente di magico. I libri sono solo dei lunghi pezzi scritti. L’editoria digitale crea molti nuovi modi per distribuire quei pezzi dagli autori ai lettori. E solo alcuni di quei modi prevedono i servizi di chi lavora nell’industria. Ma anche parlando della prosaica realtà dell’industria, quell’aura di necessità così amata dall’attuale cartello diminuisce. Gli editori tendono a evitare discussioni pratiche su nuovi modelli di editoria, ostinandosi invece sulla modalità retorica che meglio conoscono: il narcisismo isterico.»

SI SCRIVE PREZZO, SI LEGGE PRESTIGIO

«Il mercato è ottimizzato sulla disponibilità, non sul rispetto. Superficialmente il tema sono i prezzi, ma guardando oltre si tratta di prestigio. Se Amazon la spunta, dire “ho pubblicato un libro” non genererà più capitale culturale del dire “ho parlato al microfono”.»

Leggi anche: Publishing is no longer a job or an industry — it’s a button

Se dobbiamo scegliere tra due diverse strategie aziendali che puntano entrambe a fare soldi, la migliore è quella che offre più accesso.

Immaginando la libreria del futuro, Laura Dawson conclude: «Adesso che Jeff Bezos è parte dell’industra dell’editoria – e lo è da vent’anni –, ora che anche lui è uno di noi: se arrivasse com’è già successo un nuovo cambiamento dall’esterno, Amazon stavolta si troverebbe all’interno del sistema. E qualunque importante cambiamento, per definizione, impatterebbe anche su di lui».

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Le difficoltà degli esperimenti innovativi sui contenuti

Dal New Yorker «La maggior parte delle innovazioni sui contenuti fallisce non perché l’editore o lo sviluppatore abbiano lavorato male, ma semplicemente perché le dimensioni del pubblico non si sono dimostrate grandi abbastanza da permettere all’esperimento di scalare. I CD-Rom sono falliti non perché gli editori li avessero necessariamente fatti male, ma perché è arrivato Internet, e ha fatto un lavoro migliore.» Così diceva Philip Jones qualche mese fa in Changing the DNA of the reader: si parla di enhanced ebook, e l’articolo riprende in modo interessante alcuni interventi degli anni passati mettendoli di fronte ad alcune tra le più significative esperienze in questo ambito.

«Il problema principale», diceva nello stesso periodo Peter Costanzo, «è che il mercato, per com’è oggi, non permette agli editori di realizzare un’unica versione del prodotto da distribuire su tutte le piattaforme esistenti.» La conseguenza è che non potendo distribuire gli enhanced ebook in tutti i canali di vendita, gli editori perdono la forza del passaparola, delle recensioni e della chiarezza: riempire le descrizioni del prodotto di note per spiegare che “la versione per iBooks fa questo, quella per Kindle fa quello e quella per Google Play quell’altro” non è di certo accattivante per il lettore.

Sempre sul tema Peter Meyer scriveva, in un’intervista su Twitter: «Siamo ancora agli albori della trasformazione del libro dalla carta allo schermo. Credo che alcuni veri cambiamenti arriveranno nell’arco di decenni, non di anni.»

Oggi il ragionamento su questo tipo di formati torna sulle pagine di Digital Book World, con un post molto breve – The future of Fixed-Layout ebooks: la sovrapposizione tra Fixed-Layout / Enhanced Ebook / App la dice già lunga su quanta chiarezza di idee ci sia su queste diverse forme di prodotto. Tecnicaglie poco interessanti per i lettori, buzzword buone per il marketing (che sulla confusione può anche giocare). Ma per gli editori le differenze dovrebbero essere chiare quanto la differenza tra hard cover e paperback.

Ne avevamo scritto insieme con Gabriele Alese, provando a capire i pro e i contro della realizzazione di certi formati digitali: «le scarse competenze tecniche per scegliere le soluzioni più opportune per le proprie esigenze portano spesso a decisioni di poco buon senso, dovute a una cattiva valutazione del contesto. In un mercato ancora molto piccolo, per esempio, bisognerebbe valutare con molta attenzione formati che vincolano solo a un determinato dispositivo. È il caso degli ebook che “funzionano solo su iPad”. E il resto del mercato? Abbiamo preso in considerazione davvero tutte le alternative prima di tagliarlo fuori?»

Leggi tutto: ePub Fixed Layout: e se poi te ne penti?

Why This Bestselling Author Decided To Start Self-Publishing

Why This Bestselling Author Decided To Start Self-Publishing «Mi rendo conto che alcuni scrittori vogliono l’autorevolezza data da un editore. Vi prego, lasciatevi dire da chi l’ha avuta che l’unica autorevolezza che conta è quella data dai lettori. È il punto in cui il mercato incontra il piacere della narrazione. Anche libri di minor interesse, quelli che nessun editore vuole perché il mercato è troppo piccolo, possono essere un’occasione per autori indipendenti. È un momento di libertà creativa per gli autori e di libertà di scelta per i lettori. Amazon (perché è Amazon ha aperto le danze) ha fatto di più per la diversità creativa del più raffinato degli editori di New York.

Alcuni avvertono che la posizione dominante di Amazon potrebbe condurre nella stessa china poco amichevole per gli autori percorsa con i grandi editori. Certo, sarebbe meglio se avesse concorrenti più convincenti. Ma se anche Amazon si trasformasse in un mostro divora-gattini, le tecnologie che hanno scatenato questo terremoto sono qui per restare. Puoi lavorare su una mailing list e vendere in digitale dal tuo sito, se si arriva al peggio, e i lettori sono più abili di sempre nel trovare ciò che vogliono. Questo è il vero cambiamento. La distribuzione non è più nelle mani di pochi attori danarosi, è nelle mani di tutti.»

» Why This Bestselling Author Decided To Start Self-Publishing

Leggi anche » I segreti di una self-publisher internazionale per gli scrittori italiani: Joanna Penn. autrice self-publisher di bestseller, sbarca in Italia con il suo romanzo “Profanazione”.