Post-it del 15 luglio

Meglio di un “Read it later”, l’ennesimo modo per dimenticarsi articoli interessantissimi da leggere. Con cadenza chiaramente irregolare. Questo è il precedente, ma la maggior parte la trovate qui.

ENHANCED HARDCOVER?

Se gli editori non possono permettersi di lavorare a versioni enhanced dei loro prodotti digitali, sarebbe meglio che si concentrassero su una versione deluxe dei loro hardcover? Secondo Jane Little potrebbe essere un’idea.

Indicando tra i pochi esempi convincenti di enhanced book The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore, troppo costoso per diventare una prassi, ritiene che sul prodotto cartaceo gli editori abbiano ancora molto da dire, e con il vantaggio di partire da una posizione dominante. È anche vero che un mercato simile per gli hardcover ancora non è pronto, osserva Jane Little.

» Enhanced ebook vs Collectors Hardcover

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore è senza dubbio favoloso. Ma fossi in voi darei un’occasione anche a The Heart and the Bottle, di Oliver Jeffers.

Neologism DO WE HAVE ENOUGH WORDS TO BE INNOVATIVE?

«Il problema con la grammatica è che ci vincola a certi modi di pensare le cose. In altri termini, se non ci sono parole per descrivere certi concetti, tendiamo a non considerarli. Questo significa che una componente per il successo nell’innovazione è quella di pensare oltre i limiti del linguaggio.»

» Language Is Killing Our Ability to Innovate

Anche se la voce di Wikipedia sui neologismi richiede delle integrazioni, potete trovarci qualche spunto riguardo l’abilità della letteratura nell’inventare nuovi termini per descrivere idee che ancora non siamo riusciti a definire.

BONUS: BEAUTIFUL THINGS

  • I personaggi della Pixar vivono tutti nello stesso luogo: è la Pixar Theory di Jon Negroni, che ci offre un pretesto – casomai ce ne fosse bisogno – per riguardare secondo l’ordine proposto tutti i film della Pixar.
  • Dieci consigli dai film fantasy e di fantascienza che potrebbero cambiarvi la vita, su io9.
Confini e oscurità intorno ai libri digitali

DRM «Il mondo è diventato piccolo», dice Kristine Kathryn Rusch in uno dei suoi lunghi “Business Rusch”. «Se [sul mio blog] parlo di un libro in uscita e disponibile in inglese, ricevo email dai lettori di tutto il mondo in cui mi chiedono quando potranno acquistarlo. E io voglio che possano farlo.»

Si parla dei limiti degli aspetti territoriali dei contratti di edizione, dei mercati diversi da quello americano e della gestione delle traduzioni, complesse da seguire e verificare sia da autore indipendente indipendente che attraverso un editore tradizionale. Si parla di un mondo che è diventato piccolo, e che usa regole pensate per quando ci sembrava ancora immenso.

» Kristine Kathryn Rusch: Selling books elsewhere

Il mondo pensato entro quei vecchi confini ci va stretto. «Il mio lavoro è cambiato in modo profondo quando ho realizzato che potevo raggiungere un pubblico globale attraverso Internet, malgrado il sistema editoriale mi limitasse nel fare lo stesso dal punto di vista legale», dice Bruce Sterling. «La mancanza di un mercato del libro globale ha ridotto di molto il mio interesse nel pubblicare dei libri. Il sistema basato sui confini nazionali non mi “pubblica”. Anzi: mi nasconde. Questo succede soprattutto agli autori al di fuori del mercato anglofono: ne conosco diversi e sono diventato molto sensibile ai loro problemi. È uno degli aspetti più macroscopici della globalizzazione.»

» Bruce Sterling: “Ci salverà l’ingenuità”

A proposito di problemi di visibilità, Cory Doctorow è tornato a parlare della sua idea riguardo gli ebook: «Rendo disponibili i miei libri gratis e sotto licenza Creative Commons, per incoraggiare i lettori a condividerli e combinarli, purché non a fini di lucro. Significa che se un lettore che ha amato il libro ne conosce un altro a cui potrebbe piacere può semplicemente passarglielo. Tim O’Reilly ha detto: “Il problema degli autori non è la pirateria, ma l’oscurità.” È difficile monetizzare la notorietà, ma è impossibile monetizzare l’oscurità.»

» Cory Doctorow: Cory Doctorow on Free eBooks & Unions

I rischi maggiori derivano dai nuovi confini costruiti sulla base di criteri non più adatti alla realtà che ci circonda. «Il desiderio degli editori di chiudersi nei DRM è stato ciò che ha dato ad Amazon i mattoni e il cemento con cui costruire il proprio business model» considera con un’immagine efficace Mathew Ingram.

Abbiamo accettato per gli ebook molti più limiti e chiusure di quelli, paradossalmente, che riguardano i libri di carta, permettendo la costruzione di un mercato che tenta in ogni modo di castrare la tecnologia su cui si basa. E questo dipende in larga misura dall’ostinata dipendenza da parte degli editori nei confronti dei sistemi di protezione dei contenuti.

» Mathew Ingram: The real villain in the ebooks case isn’t Apple or Amazon — it’s publishers’ addiction to DRM

5 cose che potreste non sapere su Goodreads

Cos’è Goodreads? Un social network dedicato alla lettura, ma questo potreste saperlo in molti. Più gustoso se leggete in inglese, può darvi comunque molte soddisfazioni anche in italiano. Aggiungete i vostri libri, fatevi degli amici e cominciate ad andare a zonzo: vi accorgerete presto che c’è più di un sentiero in cui perdersi. Io ne scelgo 5.

1. G&G: Goodreads e Google

Provate a scrivere il titolo del libro che cercate e “goodreads” su Google: nei risultati di ricerca visualizzerete anche la valutazione in stelline.

Google e Goodreads

2. Goodreads Voice

Interviste, consigli di lettura dagli autori, video, post, gallerie fotografiche sui titoli, approfondimenti sui generi letterari: innegabilmente vi godrete questa sezione leggendo in inglese, ma vale davvero la pena farci un giro per la varietà di modi di incontrare un libro.

» Goodreads Voice
» Good Minds Suggest
» Book Look

3. Giveaway

Anche qui l’inglese vi avvantaggia. Partecipate alla possibilità di leggere un libro in anteprima, scegliete il vostro genere filtrando per (infiniti) tag e trovate quello che fa per voi. Un consiglio: verificate che il libro sia disponibile anche per l’Italia (e molto spesso lo è).

» Giveaway

4. Suggerimenti di lettura

Goodreads è in grado di imparare a conoscervi grazie al suo algoritmo, ma la cosa davvero divertente è chiedere (e dare) consigli ad altri lettori. Potete essere anche molto specifici, sia nel chiedere (come vedete sotto) sia nel dare. C’è una sezione delle notifiche dedicata solo alle “recommendations”, quindi riuscirete facilmente a controllarle.

Reading Advices

5. Leggi (e scrivi) direttamente su Goodreads

Ci sono almeno due modi per farlo.

  • Si può andare nella sezione “Creative Writing“: qui troverete self publishing e fan fiction, prevalentemente. Quello che è interessante è l’attività della community intorno alle opere:c’è davvero un grande entusiasmo. Navigate per categorie o per tag.
  • Potete esplorare la sezione ebook: alcuni li potrete leggere immediatamente (dall’app è molto più comodo che da browser, dato che integra un reader), di altri avrete accesso a un estratto. Non c’è bisogno di andare esplicitamente sugli ebook, comunque: su ogni scheda libro, se esiste la versione ebook, troverete il pulsante dedicato.
5. Guida agli eReader

Dettagli, commenti e opinioni su praticamente tutto ciò che esiste per leggere in digitale, hardware e software. Da guardare!

» eReaders

In due righe

Ne avevo chiacchierato tempo fa con Alicia Eler, per ReadWriteWeb: trovate qualche altra idea in quell’articolo. Here’s Another Fast-Growing Social Network: Goodreads

Lo scorso aprile Goodreads è stato acquisito da Amazon: troverete tantissimi articoli in proposito. Potete cominciare da The Guardian: Amazon purchase of Goodreads stuns book industry

API per gli ebook: tecnologia a servizio dell'editoria. Un prototipo.

computer_problems

«Abbiamo abbondantemente superato il giro di boa di metà 2013, senza che nemmeno una delle problematiche emerse nel 2012 si sia chiaramente avviata verso una soluzione.» Sulla base di questa considerazione intorno editoria e tecnologia si sviluppa (ed è a disposizione opensource) l’idea di un prototipo di API per gli ebook. Qualcosa di cui si parla da troppo e di cui poco si vede: Gabriele ha provato a superare l’ostacolo.

API?

«Allo stesso modo in cui le interfacce danno accesso alle informazioni agli umani, così le API danno accesso alle informazioni ai programmi», dice Terry Jones.

Quali sono le loro possibilità per gli ebook?

«Abilitano altri servizi ad usare “cose” all’interno degli ebook, date determinate circostanze», spiega Hugh McGuire, o, in altre parole «consentono agli editori di fare il loro lavoro in un nuovo modo, “rendendo pubblico” il contenuto definendo nuove strategie commerciali.»

LE DOMANDE

  • A quale bisogno risponde un’API?
  • A che pubblico si rivolge?
  • In che modo il suo sviluppo è funzionale in ottica B2B?
  • … e in che modo i consumatori possono beneficiarne?
  • Peraltro: un editore cosa ci guadagna?

IL PROTOTIPO, TECNICAMENTE PARLANDO

«Ho sviluppato e messo opensource un prototipo di implementazione di API RESTful dedicate a EPUB(2). Il progetto si chiama py-clave, e permette di restituire comodamente in JSON informazioni bibliografiche, indice dei contenuti, capitoli e frammenti specifici tratti da un set di file EPUB. Il progetto è su github, la documentazione delle chiamate – spero esaustiva – è su Apiary, la home page del progetto è temporaneamente ospitata su dev.alese.it

COME FUNZIONA?

«Questo è il razionale dietro py-clave, l’implementazione che ho sviluppato di una API per ebook, scritta in Python e basata sul framework Tornado (quello di FriendFeed, per intenderci) per gestire un server HTTP asincrono, non-blocking, velocemente deployabile e altamente scalabile che restituisce informazioni inerenti a un insieme di pubblicazioni EPUB.»

CASI INTERESSANTI

CONTATTI

Gabriele vi chiede collaborazione, se l’idea vi piace. Contattatelo via mail o su Twitter. Proprio su Twitter se ne sta già discutendo.

Post-it del 10 luglio

Meglio di un “Read it later”, l’ennesimo modo per dimenticarsi articoli interessantissimi da leggere. Con cadenza chiaramente irregolare. Questo è il precedente, ma la maggior parte la trovate qui.

Too Long, Didn't Read TOO LONG, DIDN’T READ

«Gli articoli lunghi e scritti con cura sono appetibili, naturalmente. Eppure online consumiamo le notizie a bocconi, rapidamente», dice Megan Garber su Slate.«Che questa affermazione sia valida o meno dal punto di vista della psicologia, quello che ci interessa indagare qui è quanto questa sia valida da un punto di vista economico. Qual è il valore del long-form journalism nell’universo digitale? Può essere monetizzato? O, per dirla con la finanza comportamentale… il long-form journalism funziona davvero?»

» “Smart editorial, smart readers, and smart ad solutions”: Slate makes a case for long-form on the web

TECH: SMART SUBSCRIPTION SYSTEMS

Intorno alla chiusura di Google Reader, l’idea di Julien Genestoux su TechCrunch sembra promettente. «Gli RSS sono meravigliosi ma complessi», dice, spiegando perché siano tra le competenze avanzate sul Web, quando la maggior parte degli utenti ha a malapena consapevolezza del browser.

«Se fossimo in grado di combinare la natura decentralizzata della tecnologia RSS e i “follow” button che vediamo ormai ovunque, potremmo riuscire a creare una sorta di subscription-graph, di scala aperta ed estremamente significativo.»

» The Death Of Google Reader Opens The Door To A Smarter Subscription Ecosystem

D&D FOR STORYTELLING

“7 lezioni sullo storytelling apprese giocando a D&D”, o sciogliendo l’acronimo, Dungeons & Dragons, storico gioco di ruolo fantasy pubblicato per la prima volta nel 1974 (ma non fatemi fare le veci di Wikipedia). Gestione dei personaggi, degli eventi eccezionali, della focalizzazione della narrazione su un obiettivo: ecco alcune tra le cose utili per amministrare la narrazione. E casomai ve lo stiate chiedendo: no, giocare non è mai una perdita di tempo.

» 7 Things Dungeons & Dragons Taught Me About Storytelling

Post-it del 3 luglio

Meglio di un “Read it later”, l’ennesimo modo per dimenticarsi articoli interessantissimi da leggere. Con cadenza chiaramente irregolare. Questo è il precedente, ma la maggior parte la trovate qui.

Pizza Dog JOURNALISM

«Il giornalismo non è il contenuto. Non è un nome. Non ha bisogno di essere una professione o un’industria. […] Non è un bene scarso da controllare. Non è qualcosa che succede solo nelle sale stampa. Non è confinato a una determinata forma narrativa. Cos’è, allora, il giornalismo? È un servizio, il cui fine è informare. Ai miei studenti do una definizione ampia: il giornalismo aiuta le comunità a organizzare la conoscenza, così che siano in grado di organizzarsi meglio loro stesse.»

» There are no journalists, Jeff Jarvis. Ma ci sarebbe da leggere anche il punto fatto da Mathew Ingram su PaidContent: Thanks to the web, journalism is now something you do — not something you are

COMICS

«Il racconto alla base delle storie di supereroi non cambia, ma i personaggi sì. E l’evoluzione di quegli eroi è la ragione che permette ai titoli di continuare a vivere», dice Oliver Sava su A.V. Club. Hawkeye è diverso da tutti (e davvero, se amate il mondo Marvel, è qualcosa da non perdere).

» Is Hawkeye’s Pizza Dog issue the future of superhero comics?

IDEAS

L’idea del genio come un lupo solitario non appartiene decisamente ai giorni nostri. La vita in città alimenta lo scambio di opinioni e la circolazione delle idee: l’aumentare delle relazioni e del confronto possibile aumenta intelligenza e creatività. Discorso che si fa spesso anche per quanto riguarda l’aumentare di possibilità di scambio e circolazione delle idee grazie alla rete. Ma un’opinione scientifica è senza dubbio più autorevole della mia.

» Why Living in a City Makes You More Innovative

BONUS: BEAUTIFUL THINGS

  • Sono stati assegnati i Locus Award. Guardate anche tra le candidature, saltano fuori sempre ottime cose da leggere.
  • Koichi Chiba fotografa piccoli e delicati personaggini di carta in una grande varientà di ambienti, per creare scene che ci restituiscano la sensazione della tenerezza e della fragilità delle nostre esistenze. Qualunque cosa facciano i suoi personaggini, comunque, si stanno godendo la vita.
Pillole cronologiche sull'idea del dono

Get rich on the Internet Nei sistemi tradizionali, abituati a ragionare in termini di economia di scambio, l’impatto di dinamiche basate su premesse differenti (abbondanza vs scarsità) obbliga ad affrontare il rovesciamento dei valori che il sistema stesso è in grado di generare. Davanti a una cultura dell’abbondanza, l’idea di scambio non ha più un grande valore: le relazioni, la reciprocità, la fiducia e la conversazione tendono a prendere il suo posto.*

La rete sembra essere l’ambiente ideale per questo genere di valori: eppure lo scetticismo e il sospetto verso queste logiche differenti continua pericolosamente a frenare il cambiamento delle abitudini e dei paradigmi.

E non se ne parla certo da oggi.
Ecco una piccola cronologia – lacunosa, parzialissima, ma in qualche modo, spero, concreta – di osservazioni sull’idea del dono, su cui lavorare da subito.

1923

«Il dono implica una forte dose di libertà. È vero che c’è l’obbligo di restituire, ma modi e tempi non sono rigidi e in ogni caso si tratta di un obbligo morale, non perseguibile per legge, né sanzionabile. Il valore del dono sta nell’assenza di garanzie per il donatore. Un’assenza che presuppone una grande fiducia negli altri.»

» Marcel Mauss, Saggio sul dono (in poche righe da Wikipedia)

2008

«Donare qualcosa non è solo un gesto morale nobile, è anche una strategia di comunicazione efficace.
Donare serve a dimostrare che si crede in quello che si fa al punto di farlo provare gratis, serve a costruire fiducia, a farsi conoscere e ricordare per quello che si è costruito.
Donare è anche la logica base del web. Ti do un servizio FREE e poi ti “vendo” gli upgrade. Un concetto semplice eppure che sta rivoluzionando un’economia basata sulla produzione e non sul godimento, dove se ti andava bene avevi l’assaggino di prosciutto al supermercato.
Un modello economico, quello del dono, che si sta facendo strada e forse sta alla base della crisi di tanti altri modelli.»

» Marco Massarotto, Il dono, un’ottima forma di comunicazione

2011

«Una possibile terra di mezzo tra il mondo della mercificazione e il mondo dei valori impalpabili esiste, e ha trovato proprio in rete il suo spazio ideale. È l’economia del dono, che trova la sua massima espressione nella condivisione continua di beni digitali, competenze, informazioni, pezzi di lavoro, codice, foto, video, testi. L’economia del dono è alla base della rete sociale… La spontaneità del dono viene ampiamente ripagata in capitale sociale. Spostare l’attenzione delle aziende dal capitale economico al capitale sociale non vuol dire non pensare al fatturato ai profitti, ma a un modo più etico, a somma diversa da zero, per aumentarli»

» Mafe De Baggis, World Wide We

2013

«No, non funziona entrare su Twitter una volta al mese, non condividere nulla, chiedere solo aiuto quando se ne ha bisogno e poi lamentarsi perché ‘Twitter non serve a niente’. Funzionerebbe un rapporto del genere in quella che chiamate ‘la vita reale’? Non credo. Credo vi manderebbero a spigolare, come dice mia mamma quando non vuole usare brutte parole.
[…]
Stavo ricevendo un regalo – il tempo, l’attenzione, la cura delle persone che invece di godersi l’interessantissimo speech di Jurgenson lo stavano anche condividendo, suddiviso in perle da 140 caratteri – e ho pensato di ricambiarlo. Sai, l’economia del dono e tutte quelle cose lì.»

» Barbara Sgarzi, Una storia banale di Twitter

NOTE

* «La storia dei network digitali, pur ponendo una serie di nuovi problemi (e in attesa di porne ancora altri, come è normale) ha dimostrato di portare una grande accelerazione positiva in termini di innovazione, creatività, circolazione della conoscenza (e non solo). Spesso a questi circoli virtuosi diamo il nome sintetico di capitale sociale. E in buona parte questo capitale sociale si genera a partire proprio dal socialware (semplicemente abilitato da hardware e software). Il processo che permette questa creazione di valore è quanto chiamiamo conversazione. Che non è solo cessione o condivisione di contenuto, ma anche costruzione di relazioni, di fiducia. E processi di consenso sulle idee.» Appunti di anatomia della conversazione, 2007

In due righe

«Molto prima di Facebook e Wikipedia, di YouTube e Google, nasceva nel 1996 il primo progetto avanguardistico di immagazzinamento e diffusione gratuita di prodotti culturali sul Web.» Free, radical and avant-garde: UbuWeb e l’economia del dono

«Questa economia del dono, su cui si innesta l’educazione alla collaborazione sviluppatasi all’epoca della nascita della tecnologia di internet, ha permeato la cultura informatica degli albori (centri di ricerca, università, college, cultura hackers) prima della nascita del circuito economico del software proprietario e resta particolarmente viva anche oggi nel circuito del software libero.» L’economia del dono nell’era di Internet

Post-it del 30 giugno

Meglio di un “Read it later”, l’ennesimo modo per dimenticarsi articoli interessantissimi da leggere. Con cadenza chiaramente irregolare. Questo è il primo della serie, ma la maggior parte sono qui.

Aspetta un momento Bob. Me lo segno su un Post-it GAMING

Ian Bogost recupera un suo paper del 2004 in cui ragionava del futuro dei giochi in multiplayer asincrono:

«I MMORPG in 3D con grossi bugdet hanno generato entrate significative e vittorie virtuali. Ma ancora non conquistano la maggior parte dei casual player. Questo articolo immagina un futuro promettente per l’esperienza di gioco in multiplayer asincrono, o per tutti quei giochi in cui si agisce in sequenza anzi che simultaneamente.»

«Nel 2004 ho scritto di multiplayer asincrono… e invece ci è toccato Farmville.», dice.

» Asynchronous Multiplay. Futures for Casual Multiplayer Experience

PUBLISHING

Su Slate Katie Arnold-Ratliff prova a capire se le condizioni di salute dei paperback siano così critiche come sembra. La raccolta di opinioni è dettagliata. Richard Nash in proposito dice «La tecnologia non scompare né si dissolve, ma il suo scopo si sposta. Lo scopo di un cavallo nel XIX secolo era il trasporto, oggi è il divertimento o le scommesse.»

» Soft Target. Have reports of the paperback’s death been greatly exaggerated?

WHAT IF…?

«Le persone sono capaci di gentilezza straordinaria ma anche di incredibile insensibilità. Aiutiamo gli altri, ma allo stesso tempo siamo ciechi davanti alla miseria. Ma se potessimo rendere gli esseri umani sempre gentili? Cosa ci spiega la scienza sull’empatia e come è possibile crearla nelle persone?»

Charlie J. Anders l’ha chiesto a psicologi, neuroscienziati e filosofi, ponendo una domanda semplice: «se tu comandassi il mondo e decidessi di progettare la razza umana perché sia più empatica, come faresti? E che genere di conseguenze ti aspetteresti, buone o cattive?»

» How could we engineer humans to have more empathy?

Tom Chatfield, Netimologia«Il XXI secolo sotto molteplici aspetti è un’arena ipertestuale», dice Tom Chatfield nell’introduzione a Netimologia, riferendosi al senso del greco ypèr, oltre. Le parole in rete vanno oltre, come mai la carta aveva permesso di fare: interconnesse, distribuite, e con molti più ruoli di quanto eravamo capaci di attribuire loro in passato.

«Forse, però, la differenza più grande tra i tempi digitali e quelli che li hanno preceduti è che ora è il linguaggio scritto (o, per la precisione, digitato) e non quello parlato a indirizzare questi cambiamenti. Il futuro delle parole scritte si trova sugli schermi e questi stanno trasformando non solo il modo in cui comunichiamo, ma anche ciò che intendiamo e pensiamo.

Nuove convenzioni e registri – separati dalle voci e dalle facce umane – si stanno sviluppando per esprimere il tono emotivo delle parole digitate: dagli “smiley” fatti con i segni di punteggiatura fino a una cultura costituita di prese in giro e apprezzamenti che, a suo modo, aderisce a un galateo non scritto tanto elaborato quanto quello in uso alla corte dei Tudor. Inoltre, separate dalle penne e dalle pagine, queste parole sono agenti attivi nel mondo in un nuovo senso: strumenti che possono essere infinitamente replicati, adattati e condivisi.»

Ecco le mie tre ragioni per leggerlo.

  1. Come dice Chatfield «chiarezza, concisione e comprensione sono sempre state le chiavi per usare bene una lingua; qualcosa che non può essere cambiato da alcuna quantità di tecnologia.» Ma la “c” più importante, suggerisce, è quella di “curiosità”. Non potrebbe trovarmi più d’accordo.
  2. Non si tratta di un glossario sul gergo della rete, tutt’altro. È un percorso nell’evoluzione della lingua che ci permette di inquadrare in una prospettiva interessante una parte cruciale della nostra cultura.
  3. Potreste scoprire livelli di profondità insospettabili dietro parole all’apparenza stravaganti. Groccare, per esempio, significa «comprendere una cosa in modo così completo che, secondo le parole del suo inventore R.A. Heinlein, “l’osservatore diviene parte del processo osservato”.»

Se vi siete incuriositi, ecco l’indice e l’introduzione.

In due righe
  • A proposito di emoticon, ovviamente non potete perdervi un pezzo di storia apogeica: Cyberfacce, come scambiarsi messaggi tra i tasti. Sì, è proprio un manuale sulle emoticon. :)
  • La fantascienza è una fonte inesauribile di parole costrette a pensare al futuro, create per indicare cose che non esistono ancora. Bruce Sterling è celebre (anche) per questo, tanto che su Wikipedia c’è un’intera sezione dedicata ai suoi neologismi. E alcuni li trovate anche sulla Treccani. Heinlein, citato sopra, è anche lui un famosissimo autore di fantascienza. Spero che l’antifona l’abbiate capita.
  • Sull’evoluzione del linguaggio per via delle tecnologie che abbiamo a disposizione, Giuseppe aveva fatto una buona raccolta di link, a suo tempo. Se ne occupano per altri versi anche su Scritture Brevi (e non solo nel post che vi propongo). Personalmente ne avevo fatto cenno parlando del ruolo dei troll per la rete.

Ho fissato un obiettivo poco ambizioso, per il 2013: leggere almeno 70 libri. Per renderlo più pepato l’ho formalizzato con la Reading Challange su Goodreads (il widget lo vedete qui a destra, e sì: sono in ritardo). Questo libro fa parte della sfida, e meritava di essere raccontato.

L'importanza delle nuove dinamiche di relazione per l'editoria

Attention Span «L’attenzione è il vero asset, oggi», ha detto Dave Snowden parlando a State of the Net nei giorni scorsi: non è un problema nuovo, ma lavoriamo ancora alla sua soluzione. Per l’editoria, non lo si dice da oggi, la competizione con gli tutti stimoli che si contendono attenzione e tempo di ognuno di noi è forse la sfida maggiore, quella davvero da vincere.

Ripensare il libro come veicolo per la diffusione del contenuto senza rimanere ancorati alla sua manifestazione fisica in carta e colla ci permette di considerarlo in senso più ampio: ecco perché il libro può essere qualunque cosa vogliate che sia. Qualunque cosa sia in grado di valorizzare il messaggio che trasmette.

Un libro è in primo luogo uno strumento di comunicazione e il suo valore più alto è la relazione che crea tra autore e lettore. Il valore di un libro sta nelle connessioni che è in grado di stabilire e nella possibilità di moltiplicarle.

Questo valore può essere amplificato dall’editore: il suo compito è anche quello di mantenere una fitta rete di connessioni intorno al libro, in modo che il contenuto raggiunga i destinatari più appropriati e si diffonda in maniera virtuosa.*

Potremmo dire, in altri termini, che il libro vale per il sistema di relazioni e conversazioni che è in grado di innescare.

Qualche giorno fa Liza Daly scriveva, raccontando della sua esperienza con la Threepress: «Ogni consulente storce il naso davanti al “prendiamoci un caffè così ragioniamo su quel progetto”, e nemmeno a me piace quell’atteggiamento. Ma non tutto quello che date gratis è una vendita persa, e condividere buone pratiche e consigli sul mio blog aziendale è stata di gran lunga la strategia di marketing più efficace che io abbia mai usato.»

Al Salone del libro di Torino, un autore raccontava, parlando del suo passaggio da una casa editrice a un’altra, di aver «seguito il suo editor», per il rapporto di fiducia e la sintonia che li avevano legati lavorando ai libri precedenti.

Pensare all’editoria partendo dal valore e dalla qualità delle relazioni che riesce a costruire è utile perché permette di guardare il sistema in termini di fiducia, sintonia, possibilità di mettere in circolo idee ed esperienze: strumenti preziosi, su ogni fronte.

Se guardiamo ad ambienti in cui l’editoria si muove ancora spesso in modo incerto, come la Rete, permette anche di capire l’importanza delle competenze profonde necessarie per gestire relazioni, conversazione e attenzione secondo le nuove dinamiche che quegli ambienti impongono.

* Di questa idea di libro si parla più a lungo in Oltre la carta, Apogeo, 2011.