Perché voglio andare a vivere su Medium

Medium

A blog is a page with long twitters on it.

— Ev Williams (@ev) 9 Gennaio 2008

Commentando un post di Giuseppe – Voglio andare a vivere su Medium –, Dario ricordava il tweet di Ev Williams, aggiungendo: «prima ha fatto Blogger, poi Twitter, poi Medium – si nota un pattern?». Eccome. Ma faccio un passo indietro.

Ho sempre usato Twitter in stretta connessione con la lettura dei miei Feed, quasi unicamente per la condivisione di interessi. Non mi capita quasi mai di twittare senza un link: credo che in nessun altro ambiente online avrei potuto costruire una rete di relazioni come quella che ho su Twitter. L’inglese ne ha facilitato l’apertura e la varietà; contenuti e qualità dell’informazione ne sono il perno.
Queste relazioni, reciproche ma silenti, basate più su follow, retweet e rare menzioni che sulla conversazione vera e propria, hanno sempre trovato il loro spazio di discussione per altre vie (DM, email, o Facebook). Niente di straordinario, va detto: ho sempre usato Twitter per alcune delle sue possibilità più ovvie. È un modo, quello che funziona per me: non certamente il modo.

Forse per stanchezza del dibattito di una parte di questi interessi, forse per un fisiologico bisogno di rinnovo nelle relazioni, negli ultimi tempi Twitter, dal mio punto di vista, aveva perso parecchia efficacia sia come fonte di informazioni sia come canale di distribuzione.

Questo almeno finché è arrivato Medium.

«Si nota un pattern?», chiedeva retoricamente Dario. Eccome, se si nota. Ed è la ragione per cui, per me, Medium ha ridato senso a Twitter, ma non solo.

IL SENSO DELLE RELAZIONI

Medium Recommendation Per chi, come me, ha sempre coltivato Twitter prevalentemente come rete di interessi, Medium è una ventata d’aria fresca, un’accelerata in uno spazio che – costruito in quel modo – aveva perso smalto e slancio. Rivitalizza proprio quegli aspetti che si perdevano nel buzz, nelle chiacchiere, nella social tv o negli hashtag inutili che fanno capolino anche nella più curata delle timeline.

In pochi mesi di Medium, le relazioni su Twitter hanno ripreso senso perché è diventato più semplice scoprire nuove persone che condividono contenuti interessanti, e al tempo stesso si è aperto un nuovo spazio di discussione più efficace di Twitter stesso, differenziato nelle dinamiche, flessibile.

Come? Leggete Following People on Medium: naturalmente si può scegliere chi seguire, ma la rete, per cominciare, è popolata con i contatti degli account collegati (Twitter e Facebook) presenti anche su Medium. Non ho ancora collegato Facebook, e la mia home su Medium, di conseguenza, rispecchia la cura delle mie relazioni su Twitter, e il lavoro nel tempo per costruirla su interessi e contenuti di qualità.

Non solo: in home hanno priorità i contenuti raccomandati dalla mia rete di relazioni, prima di quelli più raccomandati in termini assoluti dalla community, che possono essere per me irrilevanti. E in effetti è così nella maggior parte dei casi, dato che i miei interessi, in questo ambiente, sono specifici e non generici.

Medium è un ambiente che permette di disseminare la curation. La possibilità di spiegare perché si raccomanda un articolo nel momento stesso in cui si fa clic su “Reccommend”, la sezione dedicata ai link a fondo post aperta anche agli altri, non solo all’autore dell’articolo, l’aggiunta di un articolo tra i segnalibri o a una collection, sono azioni che compiamo per noi stessi, ma anche con la consapevolezza dell’impatto che hanno sulla nostra rete di relazioni. Se posso scegliere di ricevere una notifica quando tu consigli un articolo, quel gesto diventa una dinamica discreta di distribuzione del contenuto.

IL SENSO DELLA SCRITTURA

7 Minutes Reading - Medium Medium ridà senso alla scrittura, e non perché l’editor di testo tende a eliminare le distrazioni ed è semplice da usare. Questo è un punto così ovvio che è la prima parte dell’ambiente a essere stata messa online e a non aver subito grandi modifiche, ancora: è la commodity. Non è la parte difficile su cui lavorare.

Al momento ci sono per me almeno un paio di ragioni per cui Medium costringe a pensare diversamente il modo in cui scriviamo in rete, e nell’insieme concorrono allo stesso obiettivo.

LA DATA: non è un’informazione in primo piano, a differenza di come siamo abituati. Suggerisce di pensare di scrivere contenuti più resistenti al passare del tempo, che rimangano rilevanti. Suggerisce di lavorare sull’approfondimento e in qualche modo implica anche una razionalizzazione della frequenza di pubblicazione. La rilevanza vince sulla quantità.

LETTURA EFFETTIVA VS METRICHE: abbiamo molti più dati di quanti riusciremo mai ad analizzare, e comunque continuiamo ad avere metriche poco soddisfacenti. E se ci stessimo concentrando su quelle sbagliate? Per questa ragione su Medium il valore che conta è quello delle letture effettive: Medium’s metric that matters: Total Time Reading spiega i dettagli.
Leggendo questa informazione alla ricerca di pattern, è venuto fuori che il post più efficace è quello con un tempo di lettura di 7 minuti (i dettagli in The Optimal Post is 7 Minutes). Un altro elemento che spinge verso la scrittura di articoli approfonditi.
Il tempo di lettura, a differenza della data, è un’informazione rilevante: la trovate all’inizio di ogni post, ed è presente anche nei sommari.

In due righe

L’idea che la data non sia necessariamente un indice primario per stabilire la rilevanza di un contenuto è suggerita anche da altri ambienti algoritmici per la scoperta dei contenuti: sulla base delle preferenze di argomenti espresse, StumbleUpon e Prismatic, in modi diversi, suggeriscono vari generi di contenuti vecchi anche di anni, se rilevanti all’interno della community.

Se la tecnologia dell’ambiente di scrittura facesse davvero la differenza, in questo momento avremmo potuto parlare di Svbtle. Ma non basta, e il ritardo nelle scelte determinanti si paga: Svbtle opens its simple and stylish blogs up to everyone.

The vitality of long-form journalism: non solo per il giornalismo, in realtà. Una riflessione sul perché il long-form prescinde dal formato, e cosa lo rende ancora rilevante.