Un libro è…

Love Is... Da tempo il digitale ha costretto le storie a saltar fuori dai loro contenitori.

Eravamo abituati ad avere un solo modo per indicare entrambi: il libro. Sembra che le parole non siano ancora al passo del cambiamento, e continuiamo a cercare definizioni nuove per termini del secolo scorso. Non solo: il self publishing ha portato certi aspetti professionali intorno alla realizzazione e alla vita del libro a far parte, spesso, della sua definizione.

Alla domanda “cos’è il libro” sono state date molte risposte, a seconda del punto di osservazione e della fase del cambiamento in atto. Come spesso succede, la domanda è rimasta aperta. Alcune idee, però, vale la pena metterle da parte.

UN LIBRO È… UN EVENTO

Identificando il libro con la scrittura, Kristine Kathrin Rusch racconta il diverso modo di intendere il libro come evento da parte dell’autore esordiente e di una casa editrice come Penguin, per esempio.

«La maggior parte di questi autori ha il mito e la convinzione che ogni pagina che scrive sia un evento, qualcosa da discutere, promuovere, rivisitare ancora, e ancora e ancora. Quando sei un esordiente, come è successo anche a me, finire un romanzo è un evento. Ma se sei uno scrittore di professione, scrivere è il tuo mestiere. Finire di scrivere qualcosa è il tuo mestiere. […] Amo il momento in cui sul volto degli scrittori compare la consapevolezza che considerare ogni cosa che scrivono sia un evento li sta danneggiando, più che aiutarli.»

Raccontando quello che accade negli uffici di un grande editore quando si stabilisce quali libri tra le prossime novità debbano essere considerati eventi, la Rusch osserva che naturalmente quello spiegamento di forze non è alla portata di uno scrittore indie, né di case editrici più piccole: possono concentrarsi solo sulla creazione di pochi libri-evento, dato che sono onerosi in termini di tempo e denaro.

«Gli scrittori sono come piccole aziende, e dovrebbero guardare ai propri libri nel modo in cui lo fanno i piccoli editori. Uno scrittore può focalizzarsi sul fare del proprio libro un evento dal punto di vista promozionale o dovrebbe invece concentrarsi sullo scrivere il prossimo libro?»

Difficile sintetizzare il Business Rusch, ma di sicuro vale la pena mettersi comodi per leggerlo (sono quasi 30k battute).

» The Business Rush: Book as Event

UN LIBRO È… UN PROGETTO

“Progetto” è un termine che preferisco, rispetto a startup. Ma sono due parti della stessa idea, e considerare il libro come una startup è un pensiero che circola almeno dal 2010.

Peter Armstrong, ideatore di Leanpub, sostiene che l’aspetto in comune di un libro e una startup sia il fattore di rischio altissimo, con alla base un’idea fortemente creativa e una squadra piccola a disposizione, con scarse possibilità di successo. «In entrambi i casi puoi lavorare al progetto perfetto, senza cercare feedback da nessuno.» Un modo di procedere arrogante e inefficiente, sostiene. Gli editor, per esempio, funzionano come buoni delegati del lettore, ma non sono certo efficaci come i lettori stessi.

«Intendere il libro come un progetto è cominciare a lavorare per risolvere questo problema, anche per il libro.» Un progetto aperto al confronto.

Se n’è parlato sul New Yorker.

» A Book Is a Startup

“Every Book Is a Startup”, invece, è un libro scritto da Todd Sattersten per O’Reilly, nel 2011. L’idea di startup, in questo caso, serve per provare ad affrontare in modo diverso l’editoria, prendendo dall’esperienza delle nuove aziende le tecniche di maggior successo.

» Every Book Is a Startup. The New Business of Publishing.

UN LIBRO È… AL FUTURO

“Book: A Futurist’s Manifesto” raccoglie le voci più interessanti che si sono espresse a livello internazionale sul cambiamento nel mondo dell’editoria, con una varietà di punti di vista – dal più culturale al più tecnico – davvero da non perdere. Anche solo per il modo stesso in cui il libro può essere letto.

» Book: A Futurist’s Manifesto