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Letizia Sechi

Richiamare l’attenzione: la chiara efficacia dei due punti

I due punti sono alleati del linguaggio chiaro: semplificano la costruzione della frase, aiutano a indirizzare l’attenzione.

Non ci speravi più, o forse sì, ma ecco che Alternate Takes torna al suo solito format, il pippone l’approfondimento su questioni di scrittura e organizzazione dei contenuti. Il guaio di andare al mare a riempirsi le orecchie di acqua salata è che, nel rinfrescarti le idee, ti fa rendere conto di quante cose ti sei persa per strada. Per esempio, io mi sono mi sono accorta che, nei numeri che ho dedicato alla punteggiatura, mi sono clamorosamente dimenticata di un segno spettacolare: i due punti.

Prima di cominciare con le solite amenità, ho una notizia: il 4 ottobre terrò un Workshop sui vantaggi della precisione per la chiarezza del linguaggio. Saremo a L’Aquila, nella splendida cornice del Festival DiParola: il festival è gratuito, online e in presenza, ma se vuoi aiutarci nell’organizzazione puoi fare una piccola donazione che ti permette, per esempio, di frequentare i Workshop. Dai un’occhiata al programma e, se vuoi, iscriviti.

E ora dai, cominciamo.

Perché una foto di due aironi dall’aria infreddolita, dirai tu? Mah, mi sembrava che uno avesse appena fatto uno spiegone all’altro, e con i due punti ci stava bene. Foto di Dulcey Lima su Unsplash
Perché una foto di due aironi dall’aria infreddolita, dirai tu? Mah, mi sembrava che uno avesse appena fatto uno spiegone all’altro, e con i due punti ci stava bene. Foto di Dulcey Lima su Unsplash

Sulle parole:

I personaggi di Salgari fuggono nella foresta, braccati dai nemici, e inciampano in una radice di baobab: ed ecco che il narratore sospende l’azione e ci fa una lezione di botanica sui baobab.

Quando penso ai due punti, mi viene in mente sempre questa frase di Umberto Eco: sta iniziando a spiegare una soluzione narrativa che ha adottato per scrivere Il nome della rosa. Lui qui li ha usati per dimostrare; io, nella frase precedente, per spiegare.

Spiegare e dimostrare sono due delle funzioni per eccellenza dei due punti: «collegano due segmenti di testo fortemente separati tra loro dal punto di vista sintattico, ma uniti dal punto di vista del significato: la parte di testo che segue i due punti illustra, chiarisce o dimostra ciò che è stato detto nella parte che precede.1»

I due punti sono un richiamo all’attenzione: “sta per arrivare qualcosa”, ci dicono. Può essere un elenco, una spiegazione, una dimostrazione, un miscuglio di tutte e tre le cose. Per il linguaggio chiaro sono uno strumento potente, perché permettono di fare a meno di congiunzioni subordinanti e di semplificare la costruzione della frase.

Aspetta, te lo ridico.

Per il linguaggio chiaro sono uno strumento potente: permettono di fare a meno di congiunzioni subordinanti e di semplificare la costruzione della frase.

Più leggero, no?

Se vuoi usarli come pausa nel discorso, possono diventare intercambiabili con altri segni: con il punto e virgola o anche con il punto fermo. Ciò che si perde, nella sostituzione, è il senso di attesa dell’annuncio.

La professoressa guardò la classe: quel giorno avrebbe interrogato. (Ah, ecco perché.)

La professoressa guardò la classe. Quel giorno avrebbe interrogato. (Non c’era scampo.)

La professoressa guardò la classe, quel giorno avrebbe interrogato. (Vabbe’, si sapeva.)

Riempiamo la pausa creata dai due punti con «i significati impliciti nel rapporto fra i segmenti che i due punti delimitano e simultaneamente uniscono», dice Mortara Garavelli2. I due punti creano una relazione di causalità tra i due enunciati ma, diversamente dai connettivi che possono sostituire, evocano la causalità nell’una o nell’altra direzione, senza differenze. Facciamo qualche esempio.

Ho fame, perciò mangerò un panino.

Mangerò un panino, perciò ho fame.

Il secondo caso ha senso forse se vogliamo arrampicarci sugli specchi e giustificare una nostra merenda capricciosa, ma in generale, con quel “perciò”, la logica non regge.

Ho fame: mangerò un panino.

Mangerò un panino: ho fame.

Con i due punti la logica rimane intatta: quello che cambia è l’accento, il punto in cui si posa la nostra attenzione: sul senso di fame o sull’azione di mangiare un panino.

E con quest’ultima frase, che fa contenta anche Luisa Carrada con i due punti usati due volte, ti saluto e ti aspetto tra due settimane.

Esercizi

Un libro

In genere consiglio un libro attinente all’argomento principale, ma questa volta non mi è venuta in mente nessuna associazione di idee arguta. Allora scelgo di consigliarti il libro più bello che ho letto durante le vacanze, le prime da anni in cui ho finalmente di nuovo letto tanto.

La figlia, di Clara Usón, è un «romanzo potentissimo pubblicato nel 2013 che, mescolando storia e finzione narrativa, ha saputo rappresentare il crollo della ex Jugoslavia e la fine dell’innocenza per almeno tre generazioni. Un’opera fondamentale, da leggere e rileggere, equiparabile per rilevanza al lavoro di Jože Pirjevec, per come entra con levità e cura nelle pieghe del male», dice Gabriele Santoro in un bell’articolo su minima&moralia.

Dire che noi umani abbiamo la memoria corta davvero non rende l’idea.


Tre link

Note

  1. Luca Serianni, Italiano, Garzanti (2000)
  2. Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, Laterza (2003), p. 104

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