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Letizia Sechi

Costruire giocando una biblioteca mentale

Ritrovare equilibrio tra scoperta, memoria e piacere della lettura combinando strumenti digitali e pratiche più riflessive, per aumentare la consapevolezza.

La scuola è ricominciata il 7 gennaio, i miei neuroni sono di nuovo attivi solo da ieri: è il primo giorno che riesco a sentire i miei pensieri. Il problema è che dopo questo periodo ovattato non ho cose intelligentissime da dire: ci teniamo sul leggero, tanto per cambiare, che ne dite?

Per fortuna il 2025 l’ho aperto con la nuova serie di interviste dedicate alla lettura: la prima e splendida è stata quella a Francesca Mignemi: Leggere per invitare a leggere.

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Immagine da Freepik
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Sulle parole: condivise, private, riflessive

A quanto pare possiedo un account su Goodreads dall’agosto 2010. Prima stavo su Anobii: per me, che non amavo particolarmente socializzare su Internet (che ironia della sorte), era un posto strepitoso. Consigli di lettura pertinenti, persone che leggevano libri simili ai miei con cui si poteva parlare, ma non per forza. A quanto pare era proprio l’idea del fondatore, Greg Sung:

L’idea di Anobii mi è venuta dopo aver letto un libro sul web 2.0. Vivevo ad Hong Kong e ho sentito il bisogno di sapere quali altre persone l’avevano letto nella mia città. Volevo confrontarmi con loro, volevo scambiare con loro le mie impressioni e farmi segnalare altri libri sull’argomento. Ecco come è nata l’idea, semplicemente.

Goodreads e Anobii sono più o meno coetanei, uno nato nel 2007 e l’altro nel 2006: su Anobii la comunità di lettori italiana era più forte e l’ambiente meno dispersivo. L’incanto però si è rotto presto: Goodreads ha preso il sopravvento e Anobii ha perso terreno, entrando in un vortice di acquisizioni sempre più sfortunate. È ancora vivo, nonostante tutto, ma ti confesso di non saperne più niente da un bel pezzo.

Nel 2013 Goodreads è stato comprato da Amazon: era diventato un rivale, il luogo – secondo solo ad Amazon stessa – in cui le persone arrivavano alla decisione di acquisto del prossimo libro da leggere, pienissimo di recensioni e voti in stelline belli pronti. Nella pratica, dopo l’acquisizione, non è cambiato granché: l’interfaccia è sempre incasinatissima1, le funzioni sempre troppe, giusto un’imbellettata alle schede libro, manco troppo tempo fa. Per darti il polso, sui profili utente c’è ancora la possibilità di aggiungere il link a Twitter. Già.

Insomma, dopo essermi allontanata da Anobii sono atterrata su Goodreads, con scarso impegno. Lo usavo più che altro per lavoro: mi occupavo di una piccola casa editrice che pubblicava prevalentemente racconti di fantascienza anche sul mercato americano, e bisognava presenziare ogni anfratto. La casa editrice non esiste più da una decina d’anni, ma continuo a usare Goodreads con grande soddisfazione. Ho fin troppi contatti, prevalentemente americani e abbastanza casuali: non ho mai fatto pulizia, quindi il mio feed non è per niente interessante. Ma in effetti non è mai stata la parte social quella migliore, per me.

Come dicono i giovani? Book nerd?

Perché ti ho rifilato questo pistolotto? Perché mi divertiva l’idea di chiacchierare di abitudini intorno alla lettura. Una delle mie, per esempio, ha il picco nelle ultime settimane di dicembre: preparo il mio diario di lettura per l’anno successivo, faccio alcune liste di libri che vorrei leggere, aspetto con bramosia che sia il momento di impostare il nuovo obiettivo sulla sfida di lettura di Goodreads.

Ah, vedi? In quattro righe ho menzionato numerose cose abominevoli, a seconda di come la vedi sull’argomento. Sei schiava della performance!, potresti dirmi. Io la vedo in modo più leggero. Te la racconto meglio.

Liste di libri che vorrei leggere nell’anno

Ho iniziato a farle l’anno scorso, e nonostante abbia letto credo cinque dei venti libri che avevo annotato, mi hanno dato molta soddisfazione. Il vantaggio che ci vedo è di non perdere di vista dei titoli verso cui mi sento più o meno costantemente attratta. Poi sul momento spesso scelgo altro, va bene così, ma li tengo sott’occhio.

Nella lista di quest’anno ho riportato alcuni dei titoli dell’anno scorso, e aggiunto qualcosa. Come vedi ho tante cose splendide da recuperare: nella narrativa si tratta spesso di LIBRONI, inteso proprio come mole, e se ne leggo anche solo uno in un anno sono contenta. Al momento per esempio sto leggendo L’ottava vita, e non vedo perché dovrei andare di corsa.

Le mie liste di libri da leggere, to be read, se vi piacciono gli anglosassoni, su Notion. Poi te lo spiego.
Le mie liste di libri da leggere, to be read, se vi piacciono gli anglosassoni, su Notion. Poi te lo spiego.

La sfida di lettura

Ma sfida contro chi? Perché stare per sempre in gara, o peggio in lotta? Ma figuriamoci se affronto la cosa con spirito da combattimento. Mi piace vedere di anno in anno le cose che ho letto: finire un libro e aggiungerlo subito su Goodreads è un automatismo che mi porto avanti da anni. Non scrivo recensioni e non quantifico mai il mio gradimento in stelline: mi interessa solo annotare cosa ho finito di leggere e quando. Non scriverò un articolo in cui vi spiego come leggere 110 libri in un anno, anche perché ormai sono assestata intorno ai 40, se proprio devo quantificare. Nella mia testa funziona come un promemoria positivo: ehi, stai progredendo con la sfida? Non scordarti di leggere!

Leggere è un’attività che amo più di tante altre al mondo, ma mi succede di farla passare in secondo piano, specie quando non è per lavoro. Leggere, specialmente narrativa, mi richiede una serenità e uno spazio mentale che spesso non ho. Se un escamotage giocoso come questo mi aiuta a portarla avanti, per me è vantaggioso: non è un indicatore di performance, ma un invito a trovare il tempo per una cosa che mi piace e mi arricchisce.

Diari di lettura di carta

La mia più cara amica tiene traccia dei libri che legge dal tempo della scuola (non ricordo da quando, esattamente, glielo chiederò). Ha un semplice quaderno a quadretti in cui scrive il titolo e la data in cui ha finito di leggere, se non ricordo male: il suo segreto è una costanza incrollabile. Decisamente non è una mia dote, e se c’è una cosa in cui scateno il mio animo infantile e frou frou è nella cancelleria che impiego in questo genere di cose. Nonostante tutto riesco a mantenere un diario di lettura dal 2020 (forse ho saltato solo un anno): un quaderno a puntini su cui appiccico adesivi, ritagli e ritaglietti, pasticcio con gli evidenziatori, faccio tabelle storte, scrivo in zampe di gallina e mi diverto come a se saltassi nelle pozzanghere. Il risultato estetico è più o meno lo stesso, ma volete mettere il buon umore? Tanto chi lo deve vedere, oltre me?

In questo diario di lettura (reading journal, se hai bisogno di ispirazione in rete), includo:

Se vuoi farti un’idea di come possano apparire questo tipo di pagine, puoi dare un’occhiata qui, oppure cercare #readingjournal o simili su Instagram, TikTok, YouTube, vedi tu.

Ho un altro diario, poi, fatto solo di liste (per la gioia di Simona Sciancalepore, regina delle liste). Sono molto longeve, lo aggiorno di tanto in tanto: in un impeto compilativo ho annotato i vincitori di premi letterari di cui mi piacerebbe aver letto di più. Nobel, Booker Prize, Pulitzer, Hugo, per esempio; e poi liste per nazionalità di autori e autrici, o per ambientazioni. Mi piace scorrerle quando voglio uscire dal seminato e ritrovare freschezza.

Esistono anche diari di lettura preimpostati: io non mi ci trovo bene. Non scrivo recensioni o commenti sui libri, e se li scrivessi probabilmente non mi basterebbe lo spazio. Trovo elegante quello Moleskine; in libreria ora ne trovi molti altri, in genere firmati dall’influencer di turno. Brrr, se vuoi una mia opinione.

Diari di lettura digitali

L’equivalente digitale del longevo quaderno della mia amica potrebbe essere un foglio di calcolo con una lista cronologica delle letture. Ma perché non complicarsi la vita anche in questo caso?

Ammanto di un pretestuoso intento didattico il mio usare Notion per tenere anche qui un diario di lettura: in effetti le combinazioni in cui si può declinare una semplice lista di titoli sono davvero golose. Non solo: sfruttando un’interazione con Readwise, a sua volta sincronizzato con note ed evidenziature su Kindle, posso raccogliere e manipolare molte informazioni interessanti su ciò che leggo. Lo faccio prevalentemente per la saggistica. Qui la faccenda si fa lunga, però. Quindi ti chiedo:

In digitale esiste anche una costellazione di app per smartphone più o meno riuscite, più o meno manutenute, più o meno con servizi in abbonamento, di cui forse non vale nemmeno la pena fare l’elenco. Te ne segnalo una che ho iniziato a provare qualche giorno fa e che mi è sembrata più simpatica di altre: Fable. Tra le cose più carine c’è la possibilità di tenere traccia anche di serie tv e manga in modo più semplice del solito.

Lettura attiva, scoperta e memoria

Il modo in cui leggiamo e ci rapportiamo ai libri è cambiato con il digitale: notarlo nel 2025 suona persino ingenuo. Se un tempo la lettura era un’attività intima e personale, oggi è stabilmente connessa a pratiche di condivisione, tracciamento e analisi. Il modo in cui interagiamo con un libro, lo memorizziamo e lo rendiamo parte della nostra conoscenza è influenzato dagli strumenti che usiamo. Ma questi strumenti ci aiutano davvero a costruire una “biblioteca mentale” più ricca, o rischiano di trasformare la lettura in un’esperienza superficiale2?

Uno degli aspetti più evidenti di questa trasformazione è il rapporto tra lettura e memoria. L’abbondanza di libri disponibili e il flusso continuo di nuovi consigli – spesso generati da algoritmi o tendenze sui social – portano alcune persone a consumare più libri di quanto siano in grado di elaborare in profondità. Il tempo per riflettere e metabolizzare oggi è contratto: si passa velocemente da un titolo all’altro, in una corsa continua verso la prossima lettura. La velocità con cui scopriamo nuovi libri può essere entusiasmante, ma rischia anche di lasciare meno spazio alla sedimentazione delle idee.

Tuttavia, questi strumenti possono anche aiutare a costruire una relazione più consapevole con i libri. Un modo per ritrovare un equilibrio tra scoperta, memoria e piacere della lettura potrebbe essere quello di combinare il digitale con pratiche più riflessive. Scrivere appunti, sottolineare passaggi significativi, tenere un diario delle proprie impressioni aiuta a rendere la lettura un processo più profondo, evitando che diventi solo una sequenza di libri letti e dimenticati. Trovare il proprio equilibrio significa scegliere consapevolmente come e quando usare questi strumenti, in modo che arricchiscano l’esperienza anziché frammentarla.

Esercizi

Un libro

Ti consiglio quello che sto leggendo in questo periodo, L’ottava vita. Per dirla con le parole lapidarie di un mio amico in una recensione su Goodreads: “Libri stupendi, esistete dunque ancora!”. Ambientata in Georgia3, è la storia di «sei generazioni e sette donne – da Stasia, nata nel 1900, a Brilka, che vedrà la luce nel 1993 – attraversano l’Europa, da est a ovest, fino all’inizio del nuovo millennio, inseguendo i propri sogni e arrendendosi solo alla Storia.»

Magari l’hai già letto, allora ti lascio un bonus: Zuleika apre gli occhi. È bellissimo anche l’audiolibro.


Tre link

Note

  1. “Incasinatissima”: raffinato termine tecnico proprio del design delle interfacce.
  2. Superficiale è chi il superficiale fa, mi verrebbe da parafrasare, ma andiamo avanti.
  3. “The Eastern Europe one not the US state”, si sente in dovere di precisare una lettrice su Goodreads. Sigh.

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