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Letizia Sechi

A che punto eravamo?

Una ripresa in medias res, quattro anni dopo.

La costanza, tiranna del core,
detestiamo qual morbo crudele

Questa o quella, Rigoletto

L’ultima volta che ho inviato una newsletter era il 2019, il mio blog – ora in pausa – era ancora più o meno funzionante e una raffica di starnuti non ci preoccupava più di tanto. Come passa il tempo quando ci si diverte, eh?

Non farò il mio diario della pandemia, siamo ben oltre il tempo massimo. Però posso dirti che sono molto emozionata di scriverti di nuovo: sono tra quelle persone per cui tornare alla vita sociale risulta difficile. Anche scriverti, per me, lo è.

Grazie per essere qui, mi fa piacere.

E ora cominciamo.

Foto di Ryan Wallace su Unsplash
Foto di Ryan Wallace su Unsplash

Sulle parole: il linguaggio specialistico

Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro in pochissimi.

Galileo Galilei

Ho tenuto di recente un corso di formazione in quattro appuntamenti per una grande azienda che si occupa di “soluzioni digitali per la gestione del business di imprese e professionisti”: le virgolette indicano il modo in cui loro stessi si descrivono sul loro sito. L’appuntamento su cui ho lavorato più volentieri, considerato il tipo di azienda, riguardava il linguaggio specialistico: ti lascio alcuni appunti dalla lezione.

Tecnicismi e tecnicismi collaterali

Quando leggi “linguaggio specialistico” probabilmente ti viene in mente la parola tecnicismi, e non le associ un valore positivo. In realtà, tra le parole tecniche, abbiamo bisogno di distinguere quelle preziose da quelle che in effetti non sono necessarie e oscurano la chiarezza del testo.

Le parole tecniche preziose sono quelle che, nell’ambito di una certa disciplina, offrono il vantaggio di una precisione inequivocabile. Sono utili alle persone esperte, che hanno gli strumenti per comprenderle, e anche a quelle che non lo sono, perché non lasciano spazio a dubbi e ambiguità. Usate con accortezza e spiegate alla prima occorrenza, se necessario, sono una leva interessante per migliorare la chiarezza di un testo, in base al contesto di riferimento e al tipo di persone che lo leggeranno.

Ci sono poi quelli che vengono definiti tecnicismi collaterali: saperli distinguere e sfoltire è il primo passo per restituire valore al linguaggio specialistico. Certo, anche i tecnicismi collaterali hanno una funzione: mantengono il testo su un certo livello stilistico, circoscrivono un dominio di competenza e – di fatto – marcano una distanza nei confronti dell’interlocutore inesperto. In altre parole: escludono.

L’effetto respingente dei tecnicismi collaterali è rinforzato da tipi testuali diversi a seconda della disciplina: ognuna ha regole proprie, prassi retoriche e stili di scrittura caratteristici che cambiano anche a seconda della specifica situazione comunicativa. Il foglietto illustrativo di un medicinale, per esempio, è diverso da una cartella clinica o da un articolo di ricerca.

I tecnicismi collaterali sono una componente essenziale dei linguaggi specialistici che hanno più a che fare con la vita quotidiana: il diritto – e a cascata l’amministrazione e la burocrazia –, la medicina e, per alcuni aspetti, l’economia. Non è un caso che ci riferiamo in modo negativo ai linguaggi specialistici legati alle scienze umane e sociali: abbiamo il legalese, il burocratese, ma raramente il matematichese o il fisichese.

Il linguaggio specialistico, nel complesso delle sue caratteristiche, ha una funzione: comunica autorevolezza, serietà scientifica. Tra tre medici che dicono il paziente ha la bua al pancino, il paziente ha un forte mal di pancia e il paziente accusa intensi dolori addominali, tendiamo a fidarci di più del terzo.

Tuttavia è nell’area dei tecnicismi collaterali che possono affollarsi e proliferare parole difficili non necessarie, che un po’ alla volta finiscono col formare un vero gergo. Un gergo è soprattutto un’uniforme linguistica della quale i gerganti (cioè coloro che usano i gerghi) si compiacciono e grazie alla quale si riconoscono. Il gergo traccia una linea di separazione tra un dato gruppo e il resto della società: è questa, secondo molti linguisti, la sua funzione essenziale.

Riprogettare il linguaggio specialistico

Quando lavoriamo per migliorare la chiarezza del linguaggio, ci rendiamo conto che non possiamo evitare di intervenire anche sul modo in cui le informazioni sono organizzate nello spazio. La loro organizzazione, infatti, determina le relazioni tra le informazioni, e quindi il modo in cui noi possiamo interagire con loro, e comprenderle.

Legal design, semplificazione delle comunicazioni intorno alle forniture di energia, servizi della pubblica amministrazione, sono tutti esempi della stretta relazione tra linguaggio e design quando si tratta di ottenere la maggior chiarezza possibile per le persone.

Esercizi

Fonti


Un libro

DiRoy Peter Clark dicono che sia l’America’s Writing Coach. Non “un”, “il”. Be’, che fosse un caposaldo del genere io l’ho scoperto dopo aver letto Writing Tools. 55 Essential Strategies for Every Writer. In questi libri, che spesso finiscono per assomigliarsi tutti, cerco spunti di metodo per gli esercizi di scrittura. Ne ho apprezzato la praticità, il tono asciutto e al tempo stesso accogliente, oltre all’assenza di toni da santone – hai presente quali? Quelli che dicono “scrivi tre righe al giorno e vedrai unicorni e arcobaleni!”.

Per esempio, in “Preferisci il semplice al tecnico”, propone questo esercizio (p. 62), perfetto per lavorare sul linguaggio specialistico.

Revisiona un testo che ritieni poco chiaro, denso di informazioni. Un modulo per le tasse, per esempio, o un contratto. Studia la lunghezza delle parole, delle frasi e dei paragrafi. Che cosa osservi?


Tre link


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