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Letizia Sechi

Farsi capire

Sul linguaggio chiaro o, come dicono gli anglosassoni, sul plain language. E sull’accessibilità delle parole.

Egli ànno loro linguaggio, molto grave da intendere.

Il milione, Marco Polo

Una frotta di nuove persone è arrivata in questi giorni su Alternate Takes: vi saluto e vi ringrazio tutte. Ho anche un paio di segnalazioni.

Per offrirvi un antipasto prima del Festival, oggi parliamo di plain language.

Foto di Peter Herrmann su Unsplash
Foto di Peter Herrmann su Unsplash

Sulle parole: parlare chiaro

If you look at this use of plain English it’s not dumbing down but actually opening up government information to all.

Lorena Sutherland

Che cos’è il plain language

Ciò che scriviamo può creare delle barriere per chi legge. Il plain language è un processo di scrittura che struttura le frasi in modo semplice, usa un vocabolario accessibile e applica una struttura chiara: il suo scopo è rimuovere quelle barriere.

Aspetta, lo riscrivo.

Le cose scritte possono essere difficili da leggere. Il plain language (linguaggio chiaro) è un metodo per scrivere che fa diventare la lettura più facile.

Sono riuscita a rendere l’idea?

C’è un articolo magistrale da cui ho preso spunto per questo esempio: What makes writing more readable?. Ti permette di capire in modo completo e concreto cosa significa applicare il plain language alla scrittura.

In italiano non mancano riferimenti: puoi partire dalle persone che parteciperanno al Festival DiParola. Il testo a cui sono più affezionata non è fresco di giornata, ma è la dimostrazione che le cose pensate bene funzionano a distanza di tempo. È il Quaderno del Mestiere di Scrivere di Daniele Fortis: Il plain language. Quando le istituzioni si fanno capire(2003). Uno dei motivi del mio affetto è che non è affatto scritto in plain language. Insieme alla parte di teoria puoi subito lavorare alla pratica: prova a tradurlo.

Il plain language, come suggerisce la data del testo di Fortis, non è una novità. È immediato pensare all’ambito istituzionale, per capirne il valore*: è capitato a tutti di imbatterci in testi oscuri quando si tratta di burocrazia. Uno dei perché lo avevamo intravisto parlando di linguaggio specialistico: i tecnicismi collaterali – quelli che rendono la lingua più oscura – sono più comuni nei linguaggi specialistici che hanno a che fare con la vita quotidiana. Il diritto – e a cascata l’amministrazione e la burocrazia –, la medicina e, per alcuni aspetti, l’economia. Non è un caso che ci riferiamo in modo negativo ai linguaggi specialistici legati alle scienze umane e sociali: abbiamo il legalese, il burocratese, ma raramente il matematichese o il fisichese.

Le [linee guida di gov.uk per la scrittura](http://Writing for GOV.UK How to write well for your audience, including specialists.) e quelle degli Stati Uniti sono forse tra le più note. Abbiamo anche quelle italiane, forse meno cristalline, anche se lo sforzo è notevole.

La versione attuale del Design System per la Pubblica Amministrazione su Designers Italia
La versione attuale del Design System per la Pubblica Amministrazione su Designers Italia

Scrivi per le persone

Migliora il tuo approccio ai contenuti mettendo le persone al centro della progettazione

[…]

È quindi importante che i testi per le interfacce, i contenuti ad esse correlati, documentazione, o gli altri contenuti attivati dalle interazioni degli utenti (email, notifiche, SMS, etc...) siano progettati prediligendo un linguaggio semplice e frasi brevi.

Non riesco a non sentire la maestra delle elementari che mi rimprovera: “rileggi, prima di consegnare!”.

Con una rilettura si sarebbero potuti sistemare:

Non fermarti al mio screenshot impietoso: ho citato le linee guida con tutte le migliori intenzioni, e conosco di prima mano la fatica che c’è dietro questi documenti, dato che ho lavorato per Designers Italia nel 2018. La documentazione è aperta alle proposte di modifica: diamo una mano, è di tutti, per tutti.

Il processo del plain language

Il plain language non è uno stile o un modo di scrivere, ma un modo di procedere alla scrittura. Prevede tre fasi.

  1. Progettazione, in cui si individuano le informazioni di cui ha bisogno chi legge.
  2. Stesura del testo, in cui si organizzano le informazioni selezionate in modo che chi legge abbia buone probabilità di comprenderle. Si usano tecniche linguistiche e grafiche che favoriscono la leggibilità.
  3. Revisione, in cui si verifica dell’efficacia di ciò che si è scritto.

Torniamo all’esempio di apertura.

Ciò che scriviamo può creare delle barriere per chi legge. Il plain language è un processo di scrittura che struttura le frasi in modo semplice, usa un vocabolario accessibile e applica una struttura chiara: il suo scopo è rimuovere quelle barriere.

che diventa

Le cose scritte possono essere difficili da leggere. Il plain language (linguaggio chiaro) è un metodo per scrivere che fa diventare la lettura più facile.

Ho ipotizzato di aver bisogno di ridurre al minimo la complessità del testo.

Ora dimmi: a te sembra più chiaro? Tu come l’avresti riscritto?

Il plain language non è solo scrittura. È ricerca, perché implica conoscere bene le persone per cui si scriverà. È verifica, perché la chiarezza non può essere stabilita a priori da chi scrive e progetta, ma va testata con le persone che dovranno interagire con quelle parole.

Linguaggio chiaro e accessibilità

Il plain language è una componente necessaria per l’accessibilità di prodotti e servizi digitali. Nella pagina di consigli sulla scrittura per soddisfare i requisiti delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) la chiarezza è un requisito fondamentale.

Dal 2019 ha validità la direttiva dell’Unione Europea riguardo l’accessibilità di prodotti e servizi (European Accessibility Act), che mira a standardizzare le regole superando le specificità nazionali. Le leggi, i regolamenti e le disposizioni amministrative necessarie per essere conformi alla direttiva dovevano essere adottate e pubblicate dagli Stati Membri entro il 2022; entro il 2025 i requisiti dovranno essere implementati.

Tra i prodotti e servizi identificati come interessati dalla direttiva troviamo:

Un impatto non trascurabile non solo per il settore pubblico, ma anche per quello privato. Finalmente, mi sento di dire.

Accessibilità e scrittura hanno una relazione strettissima, perché condividono le fondamenta: contenuti chiari e ben strutturati, rilevanti, usabili. Curiosamente, condividono anche lo stesso ruolo periferico nella progettazione, fuori dal tavolo delle decisioni, presenti solo quando tutto è deciso e si può fare poco. Chissà se l’European Accessibility Act sarà una leva per migliorare la situazione.

By getting on board with these guidelines early, and building accessibility in by design, means you’re not just ticking a box. You’re providing a more inclusive experience for more people, reaching new markets, enhancing your brands reputation, and driving innovation.

European Accessibility Act: What you need to know

The Persona Spectrum in Incluseve 101 Guidebook , Micosoft: ho sempre trovato molto efficace questa rappresentazione dell’impatto positivo dell’accessibilità in molte più circostanze di quelle che pensiamo.
The Persona Spectrum in Incluseve 101 Guidebook, Micosoft: ho sempre trovato molto efficace questa rappresentazione dell’impatto positivo dell’accessibilità in molte più circostanze di quelle che pensiamo.

Leggi anche

Esercizi

Un libro

Non è facile trovare buoni testi sull’accessibilità dei libri. Per Libri accessibili, letture possibili, di Elena Corniglia, devo ringraziare Francesca Mingemi, che è sempre una preziosissima e colta fonte di letture intorno a quell’orizzonte sconfinato che chiamiamo letteratura per ragazzi.

Possiamo definire il libro accessibile come un libro che diversifica e moltiplica le strade di accesso ai propri contenuti, consentendo anche a chi ha una disabilità, un disturbo dell’apprendimento o più in generale una difficoltà a percepire, decodificare o interpretare testi e figure, di godere a pieno dell’esperienza della lettura e di condividerla con chi ha abilità ed esigenze diverse dalle sue.

L’aspetto della condivisione non è dal canto suo accessorio, perlomeno nella prospettiva qui adottata, ma è, al contrario, cruciale. Proprio da esso dipende infatti la possibilità di fare del libro un autentico strumento di inclusione, senza far sì che una soluzione editoriale adottata per venire incontro alle esigenze di qualcuno crei di fatto un ostacolo per qualcun altro.

Di certo non è un esempio di plain language; il contenuto è comunque prezioso****.


Tre link


Note

** Se volessi mostrarmi al passo con i tempi qui potrei parlare in copywrightese, o in designerese, e dire che “il ToV non è allineato” (l’acronimo è di ordinanza, sta per tone of voice). Ma qui il ToV c’entra ben poco: a occhio di esperienza da editor è semplicemente un testo non riletto, non riesco a vederci una strategia di identità verbale in questo disordine di registri.

*** Parlavo di come dare istruzioni chiare in Aiutare nel momento del bisogno.

**** Peccato per il tipo di carta, lucida, pesante, e per l’assenza di edizione digitale. Mi chiedo sempre perché chi pubblica così bei libri sull’accessibilità poi, nei fatti, se ne curi poco.

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