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Letizia Sechi

Una prospettiva aumentata

Per progettare contenuti accessibili serve un cambio di prospettiva, anzi: un aumento. Serve riuscire a vedere più in là delle esperienze che siamo in grado di sperimentare direttamente.

Grazie. Tante persone mi hanno scritto per dirmi “sono stanca anche io” e ho apprezzato ogni scambio, ogni momento che ci ha fatto sentire meno isolate o sole. Parlo al femminile, ma non eravamo solo donne. In maggioranza, sì. Una mano tesa, per me, è un gesto generoso. Quindi, di nuovo, grazie. E ora torniamo alle cose che ci piacciono.

Foto di Jukan Tateisi su Unsplash
Foto di Jukan Tateisi su Unsplash

Sulle parole: chiarezza e (è) accessibilità

Teoria

Accessibilità: la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari.

Legge Stanca 4/2004

L’accessibilità, in generale, è la caratteristica di un oggetto, luogo o servizio di essere fruibile e utilizzabile da tutti, senza discriminazioni, anche da persone con disabilità. Rendere accessibile qualcosa significa eliminare le barriere che impediscono alle persone di raggiungerla o usarla.

Considera per esempio questi tipi di accessibilità.

Pratica

«Tu, quando prepari le slide per parlare alle conferenze, ti assicuri che siano accessibili?» «Ehm… no.» Ho fatto la stessa domanda ad almeno cinque persone che partecipano di frequente a incontri pubblici o di formazione, e ho ottenuto grossomodo la stessa risposta, tra il colpevole e l’esausto. Del resto anche io, finora, ho sempre messo da parte il problema assolvendomi senza troppe lungaggini. Ho voluto farne un punto di principio nel preparare l’intervento ad Accessibility Days – e ci mancherebbe altro – e ho cercato di fare del mio meglio.

Così, mentre organizzavo le informazioni per la mia parte di presentazione, ho lavorato in parallelo per capire quali strumenti usare e come usarli bene per dare alle persone un contenuto migliore, più usabile e comprensibile.

Imparare dai più bravi

Marco Bertoni è il mio faro nella notte, quando si tratta di accessibilità. Una tonnellata di dettagli concreti li ho imparati da lui mentre lavoravamo al suo People Matter1, e mi sono resa conto, per esempio, di quanto fosse inadeguato Google Docs rispetto a Word di Microsoft: se per tanti aspetti legati alla scrittura è il classico good enough, se per il lavoro in condivisione è ideale, per l’accessibilità non è ancora allo stesso livello.

Da qualche mese a questa parte sono tornata a usare i software di Microsoft, soprattutto Word e PowerPoint, e devo dire che per ora, a parte qualche microtesto esilarante, il passaggio mi convince.

Se vuoi cominciare a studiare, sul blog di Marco trovi Come imparare da soli l’accessibilità digitale: una guida ragionata alle migliori risorse disponibili in rete per autoformarsi su questo argomento. Imperdibile, poi, il lavoro di Alice Orrù: se hai bisogno di un punto di partenza, guarda il suo intervento alla conferenza dell’anno scorso, Copywriting inclusivo e accessibile: da dove iniziare, e non perdere un numero della sua newsletter, Ojalá. Un esempio strepitoso è Elena Panciera: tieni d’occhio il canale YouTube di Accessibility Days per recuperare il webinar che l’ha vista tra le relatrici insieme a Chiara Pennetta, Claudia Giorgi e Valeria Burdi sul tema “Disabilità uditive e comunicative: metodi e esempi di accessibilità”. Al di là della competenza e della ricchezza delle informazioni condivise, ho apprezzato l’attenzione e la cura di ogni dettaglio della presentazione e dell’esposizione, in modo che davvero fosse accessibile a tutti.

Ma come, Letizia, ti meravigli che chi va in giro a parlare di accessibilità faccia attenzione al presentare contenuti effettivamente accessibili? Sì. Che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il proverbiale mare non devo ricordarvelo io, temo.

Rimboccarsi le maniche

Dal momento che finora sono stata anche io tra le persone smarrite tra il dire e il fare, dopo aver studiato non restava che la pratica. Per cominciare, ho studiato gli strumenti di accessibilità di PowerPoint, trovando un discreto alleato. Non ho faticato a includere la revisione o l’aggiunta di testi accessibili nella mia solita prassi di lavoro per una presentazione, ed è stata una piacevole sorpresa: il pregiudizio che l’accessibilità porti via tempo mette radici anche quando ci sentiamo al riparo da questo rischio.

Schermata da PowerPoint, con gli strumenti di Accessibilità in primo piano: la casella di testo per il testo alternativo e la guida agli strumenti di accessibilità aperta sopra la finestra principale.
La guida agli strumenti di accessibilità è asciutta, ma ha degli ottimi spunti pratici. Lo strumento “Verifica accessibilità” permette di trovare facilmente le parti da migliorare.

Concentrandomi sul progettare contenuti accessibili ho felicemente rinunciato alle tante immagini decorative di cui riempiamo le slide, in questa bizzarra convinzione che una foto di un tramonto sul mare accompagni in modo significativo ciò di cui stiamo parlando. Tornare all’essenzialità di un semplice elenco di informazioni ben curato mi ha dato un grande senso di leggerezza. Del resto, o sei davvero capace di fare slide belle o rimarranno sempre bruttine: tanto vale puntare alla sostanza.

Certo, la breve guida di Microsoft non basta a creare una presentazione ben curata dal punto di vista dell’accessibilità. Lo strumento di verifica dell’accessibilità lavora sulla presenza di testi alternativi, di elementi cruciali come i titoli e dell’ordine corretto degli elementi, ma non ci aiuta a trovare molto altro. Ho provato a cercare delle buone pratiche codificate, al di là degli elementi tecnici di base. L’università di Harvard, per esempio, ha una sezione ben curata dedicata all’accessibilità dei contenuti e dei documenti, comprese le slide.

Per migliorare la presentazione, poi, ho cercato di vedere più interventi possibili tenuti da esperti ed esperte del settore, prendendo appunti per le idee che mi sembravano adatte anche al mio caso.

Cambiare prospettiva

La soluzione migliore per avere contenuti accessibili è progettarli come tali. L’idea che sia dispendioso o faticoso è un pregiudizio: quello che serve è un cambio di prospettiva, o meglio, un aumento delle proprie prospettive. Niente aiuta a visualizzarlo bene come la guida al design inclusivo di Microsoft, che ti consiglio di leggere tutta.

The Persona Spectrum, dalla guida al design inclusivo di Microsoft.
The Persona Spectrum, dalla guida al design inclusivo di Microsoft.

Mi capita di osservare come anche siti che passano a pieni voti i test tecnici sull’accessibilità abbiano testi ben lontani dall’essere chiari, anche a volersi limitare a valutarli attraverso gli indici di leggibilità, se non possiamo condurre veri e propri test con le persone. Eppure, tra i quattro principi delle linee guida, vediamo in bella evidenza la parola “comprensibile”: il contenuto dev’essere presentato in modo chiaro e comprensibile, attraverso un linguaggio chiaro, un’organizzazione logica dei contenuti, eccetera. Le stesse linee guida non rispettano questo principio: il fatto che abbiano bisogno di usare un linguaggio specialistico non impedisce che possano essere scritte in modo più chiaro.

Tutti beneficiamo di contenuti chiari e accessibili: abbiamo dimostrazioni concrete per questa affermazione. Dare concretezza a questa affermazione è in gran parte una questione di volontà, e di valori: è su questo che bisogna lavorare.

Esercizi

Un libro

Valentina Di Michele, Andrea Fiacchi e Alice Orrù hanno scritto Scrivi e lascia vivere, un ottimo manuale pratico di scrittura inclusiva e accessibile, e non è solo uno strillo buono per la copertina. Riescono nell’impresa non semplice di scriverlo in modo che possa durare: se hai bisogno di un punto di partenza di pronta consultazione te lo consiglio senza dubbi.

Se devo trovargli un difetto è la pagina dell’editore che si dichiara avverso ai libri digitali: parlando di accessibilità non è certo un punto di merito. Ma questo non dipende senz’altro da autori e autrici, che hanno fatto davvero un buon lavoro.

[EDIT 16/05/2024] Proprio due giorni dopo la pubblicazione di questo numero e grazie all’impegno di autori e autrici, l’editore ha pubblicato anche in versione ebook Scrivi e lascia vivere. Ora proprio non ci sono scuse!


Tre link

Note

  1. Rassegnati, non smetterò mai di consigliarti di leggerlo! Se hai perso le puntate precedenti, ho avuto la fortuna sfacciata di poter fare da editor a Marco per il suo libro. Una fatica tra le più entusiasmanti.
  2. Non senti il bisogno di avere questi bradipi nel tuo zaino?

Ti serve una mano con la scrittura o i contenuti della tua organizzazione?

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