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Letizia Sechi

Non prendermi "alla lettera"

Perché le virgolette vanno maneggiate con cautela, specie se il contesto non ci permette di lasciare troppo spazio alle interpretazioni

Mentre questo numero di Alternate Takes ti raggiunge, sarò in viaggio verso L’Aquila. Ti lascio un promemoria sui prossimi eventi:

E ora, “cominciamo”.

La mia espressione quando vedo virgolette lanciate come prezzemolo su un testo. Foto di Agent J su Unsplash
La mia espressione quando vedo virgolette lanciate come prezzemolo su un testo. Foto di Agent J su Unsplash

Sulle parole: tra virgolette

Uno dei primi appunti che ho ricevuto sulla mia scrittura riguardava proprio l’uso delle virgolette. «Perché questa parola è tra virgolette? Non sei sicura di quello che stai dicendo?» «Be’…» «Se non sei sicura non lo scrivere. Non usare le virgolette in questo modo: dimostri o incertezza o approssimazione; né l’una né l’altra aggiungono qualità al tuo lavoro.» Mi è rimasto impresso: ancora oggi, come editor, taglio via virgolette con la falce.

Quando e come usarle in modo appropriato, allora? Occupiamocene subito, prima di fare tutti la figura di Joey usandole a sproposito.

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Diversi tipi di virgolette

In genere le virgolette servono a riportare una parola o un discorso altrui, o per indicare l’uso particolare di un’espressione: un allusione, un significato traslato, dell’ironia. Ne esistono di tre tipi: basse (« »), alte (“ ”) e apici (‘ ’) e la loro scelta dipende dalle tradizioni tipografiche o dalle norme redazionali dell’editore: diciamo che l’importante1 è rimanere coerenti nell’uso almeno nell’arco di uno stesso testo. Tutte funzionano in coppia, per questo si parla di virgolette aperte e chiuse, come le parentesi.

Il corsivo può essere in alcuni casi un’alternativa alle virgolette, per esempio per i titoli (Al giardino ancora non l’ho detto oppure “Al giardino ancora non l’ho detto”) o per le parole straniere. Potrei dire, combinando gli usi:

Il poeta ha utilizzato un leitmotiv (“tema ricorrente”) per sottolineare i sentimenti del protagonista.

La scelta di usare le virgolette per segnalare un uso speciale di un termine o per sottolineare un’espressione, «può comportare sottili implicazioni stilistiche e psicologiche» dice Serianni2. Spiega queste implicazioni con esempi di scrittura giornalistica, in cui le virgolette possono indicare una presa di distanza, da parte di chi scrive, dai valori o dalla terminologia che invece è propria dei protagonisti della notizia. Vediamo anche noi qualche esempio.

Il partito ha definito le elezioni “una vittoria del popolo”, nonostante l’affluenza record sia stata la più bassa degli ultimi decenni.
L’uso delle virgolette attorno a “vittoria del popolo” mette in evidenza la citazione esatta del partito e ne prende le distanze, sottolineando con la frase seguente una discrepanza tra la dichiarazione e i fatti.

Il sindaco ha parlato di un “intervento di riqualificazione” per l’area industriale dismessa, anche se molti residenti vedono il progetto come una speculazione edilizia.
In questo esempio, le virgolette indicano le parole esatte utilizzato dal sindaco, che potrebbe essere controverse o contestate, soprattutto alla luce delle opinioni contrastanti della comunità.

Le virgolette, in questi casi, svolgono una funzione di commento (o funzione metalinguistica), suggerendo a chi legge di non prendere le parole alla lettera o di valutarle con cautela. Questo uso aggiunge una sfumatura stilistica che rivela il punto di vista, le emozioni o l’ironia dell’autore, andando oltre il significato letterale e guidando l’interpretazione del testo.

Implicazioni ed esercizi

Proprio la funzione metalinguistica va maneggiata con cura, e con attenzione al contesto. Aggiungere uno strato di interpretazione delegato a chi legge è un’ottima spezia per insaporire il testo, ma potrebbe creare ambiguità o incertezze.

Aspetta, lo ridico.

Aggiungere uno strato di interpretazione delegato a chi legge è “un’ottima spezia” per insaporire il testo, ma potrebbe creare ambiguità o incertezze.

Aspetta, lo ridico ancora.

Aggiungere uno strato di interpretazione delegato a chi legge è un’ottima spezia per “insaporire” il testo, ma potrebbe creare ambiguità o incertezze.

Questo è l’esercizio di oggi: in quanti modi diversi hai interpretato la stessa frase, in base a come sono posizionate le virgolette? E in quali contesti potrebbe non essere opportuno lasciare margine di interpretazione, ma affermare i concetti con chiarezza inequivocabile?

Bonus

Il lemma virgolette su Wikipedia contiene un prospetto sul diverso uso delle virgolette nelle varie lingue. Decisamente materiale per Gaia Donati e la sua Paltò.

Un libro

Esistono tanti manuali di redazione, e le norme sull’uso delle virgolette sono sempre un bel ginepraio: se sei alle prese con un testo lungo che ha bisogno di uniformità e non sai da dove cominciare Il Nuovo Manuale di Stile pubblicato da Zanichelli è certamente un affidabile punto di partenza.


Tre link

Note

  1. Mi piacerebbe dire “il minimo sindacale”, ma di questi tempi mi accontento di sottolineare l’importante.
  2. Luca Serianni, Italiano, Garzanti, 2000

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