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Letizia Sechi

Come allenare la vista e facilitare il pensiero creativo

Un numero fuori schema – ma non fuori tema – per imparare da alcuni ostacoli che ho sottovalutato negli ultimi corsi che ho tenuto.

Mentre scrivo questo numero di Alternate Takes il mondo è straziato. Spero che ognuno di voi stia trovando il modo per affrontare questo orrore e fare i conti con i nostri privilegi. Io seguo gli aggiornamenti di poche fonti, serie e misurate, e cerco di evitare il resto. Scrivere mi è di conforto, e allora scrivo.

Avevo promesso un articolo da leggere con calma sul mio intervento al Summit di Architecta, ma ho fatto male i conti: pensavo di avere giornate di 36 ore e invece le scorse settimane sono state concitate. Prometto che arriverà.

Foto di Danil Shostak su Unsplash
Foto di Danil Shostak su Unsplash

Sulle parole: allenare a vedere

Nelle ultime settimane ho lavorato a due corsi impegnativi in modi diversi: il corso di Editoria digitale per il Master in editoria dell’Università di Verona e il corso su Come creare e gestire una newsletter per minimum lab.

Diverso il pubblico: numerosissimo e universitario a Verona (37 studenti!), intimo e adulto con minimum fax. Diversa la motivazione dei partecipanti: un corso tra i tanti a Verona (e forse non il più atteso), un corso scelto per sbloccare idee e progetti con minimum lab. In entrambi i casi si è trattato di lezioni online con delle esercitazioni.

Nonostante premesse e intenti così diversi, mi sono resa conto di due ostacoli che avevo sottovalutato.

Per ragionare sulla struttura serve una vista allenata

Vedere la struttura di un testo non significa saper individuare titoli, paragrafi, elenchi. Questi elementi ci aiutano a orientarci, ma di per sé non sono sufficienti per definire una struttura. La struttura è data dalla funzione che ciascuna parte svolge all’interno del testo: che ruolo ha? Qual è il suo scopo? Quando la gerarchia del testo è visibile, per esempio attraverso i titoli, ci sembra che tutto sia evidente. Ma c’è una trama stratificata più sottile da trovare per capire come un testo funziona: per questa serve allenamento.

Durante il corso per minimum lab avevo proposto un esercizio per lavorare su come creare la struttura di una newsletter, o più esattamente di un template, di un modello in cui abbiamo stabilito quali argomenti affronteremo, in che modo e con quanto spazio*. È vantaggioso lavorare con un modello di questo tipo, perché permette a chi legge di sapere cosa aspettarsi e a chi scrive di farlo più facilmente, e sostenere meglio la regolarità che ha scelto. Le persone si sono trovate in difficoltà con questo esercizio: evidentemente ne ho sottovalutato la complessità. Ho rimediato in corsa, con una variante che ribaltava la prospettiva: anzi che considerare la struttura in astratto, ci siamo esercitati a cercarla in concreto. La propongo anche a voi.

Esercizi

Foto di Kelly Sikkema su Unsplash
Foto di Kelly Sikkema su Unsplash

Per facilitare la generazione di soluzioni creative il terreno dev’essere preparato in modo accorto

Quando andavo all’università (👵🏼) c’era un detto: nessuno è più conservatore dei giovani. Quando lavoravo in editoria c’era un detto: non esiste industria meno incline al cambiamento dell’editoria. Per la seconda mi sento di aver raccolto un numero sufficiente di indizi a conferma, se non di prove. Per la prima avrei forse bisogno di un sociologo in sala, ma nell’esperienza che ho raccolto insegnando a persone tra i 25 e i 30 anni ho avuto più conferme che smentite. Se consideri che mi capita di insegnare a quella fascia di età in corsi post-universitari di editoria abbiamo davanti una tempesta perfetta.

Un esercizio proposto agli studenti di Verona consisteva nell’analizzare un testo – una parte di un breve saggio – per indagare la possibilità di crearne una versione da leggere in modo non lineare. La richiesta era di individuare i nodi (concetti, parole chiave, sezioni) e di capire se e come metterli in relazione tra loro. Due gruppi hanno lavorato su questa traccia: entrambi si sono limitati ad aggiungere qualche link interno al testo; entrambi hanno mostrato perplessità sull’esercizio (“il testo andava bene così, non c’era molto da aggiungere”). A nessuno è venuto in mente di tirare fuori il contenuto dal suo formato lineare e di farne altro: l’idea più banale, per esempio, sarebbe stata una mappa concettuale.

Credo di aver commesso almeno quattro errori, in questo caso.

C’è ancora l’ultima lezione a disposizione per fare meglio.

Un libro

La chiave per progettare bene (testi, corsi, servizi, tutto) è porsi le giuste domande. All the Wrong Questions è il prequel in quattro volumi di Una serie di sfortunati eventi, di Lemony Snickett (che è anche una serie tv). In Italia, a meno che io non mi sia persa notizie clamorose, sono stati tradotti per Salani solo i primi due titoli.

«Perché qualcuno vuole una statuetta che tutti hanno dimenticato?»

«Non saprei» dissi.

Lei aprì la macchina da scrivere per aggiungere qualche frase al suo resoconto. «Sta succedendo qualcosa che ci sfugge.»

«Di solito è così» dissi. «La mappa non è il territorio».

«Che significa?»

«È un’espressione degli adulti per indicare il pasticcio in cui ci troviamo».

«Gli adulti non dicono mai niente ai bambini».

«Anche i bambini non dicono mai niente agli adulti» dissi. «I bambini e gli adulti di questo mondo si trovano su barche completamente diverse, che si avvicinano solo quando noi abbiamo bisogno di farci accompagnare da qualche parte o loro vogliono che ci laviamo le mani».

L’arguzia schietta e malinconica, spesso cruda, di Lemony Snickett mi fa sentire sempre seduta scomoda, mentre lo leggo. Ma non posso cambiare posizione, perché non posso assolutamente smettere di leggere.


Tre link


Note

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