Leggere per insegnare: intervista a Manuela Rita
«A scuola organizzo una biblioteca di classe a cui partecipo anche io: è un modo per mettermi in gioco e per scoprire testi appassionanti a cui difficilmente sarei arrivata altrimenti.»
“Leggere” è una serie di interviste dedicate alla lettura. Parlo con persone che leggono come parte del loro lavoro per conoscere le loro abitudini e tecniche. Arriva ogni prima domenica del mese ed è un ramo di Alternate Takes, la mia newsletter.
In questo appuntamento incontriamo Manuela Rita: siamo amiche dai tempi dell’università e la nostra amicizia ha attraversato le rapide che accompagnano dalla gioventù all’età adulta (👵🏻). Penso sempre che se avessi avuto un terzo della sua determinazione e dedizione allo studio probabilmente ora sarei arrivata sulla luna. L’amica col quaderno di lettura da tempo immemorabile è lei, ma ho scordato di chiederle se lo tiene ancora. Fortunati gli studenti che la incontrano come insegnante, quasi quasi tornerei alle medie anche io.
Ciao Manuela, mi racconti di te?
Sono lucana di nascita, appassionata di storia e musica sinfonica, ho trascorso più di metà della mia vita a Roma, dove insegno lettere in una scuola secondaria di primo grado (che ostinatamente continuo a chiamare scuola media) di un quartiere borghese del quadrante sud. Ho una formazione musicale come pianista e musicologa e, come mi ricorda spesso un’amica di lunga data, da giovanissima continuavo a dichiarare con malcelato orgoglio che mai mi sarei “piegata” all’insegnamento; questo finché la solitudine della carriera accademica e un certo successo con i piccoli come tirocinante di pianoforte mi hanno dirottata verso una professione che amo profondamente e continua ancora a stimolarmi dopo quindici anni di servizio.
Quanto è importante la lettura nelle tue giornate?
Sicuramente la lettura è una parte fondamentale delle mie giornate, che si dividono tra la parte burocratica del lavoro, fatta di circolari, documenti e scartoffie varie, e la parte di insegnamento attivo: leggo per preparare le lezioni ma soprattutto per l’esercizio della lettura in classe.
Amo leggere narrativa nei momenti di riposo, anche se ultimamente sono davvero pochi, dato che ho un bimbo scatenato di un anno; la sua presenza però comporta la scelta e lettura con lui di bellissimi libri per l’infanzia!
Come scegli le tue letture? Quali criteri usi?
Per lavoro tendo a prediligere saggi di pedagogia e scienze sociali. Per me stessa amo la narrativa straniera, e generalmente mi affido ad autori che amo, mi lascio consigliare da amiche e amici e spesso anche da alunni: a scuola organizzo annualmente una piccola biblioteca di classe in cui a scadenza mensile ci si scambiano libri amati, a cui partecipo anch’io insieme ai ragazzi. È un modo per mettermi in gioco e per scoprire testi appassionanti a cui difficilmente sarei arrivata altrimenti: ad esempio, è così che ho letto Aristotle e Dante scoprono i segreti dell’universo di Benjamin Alire Sáenz.
Che tipo di testi leggi più spesso?
Libri di testo, probabilmente! Ultimamente sono espertissima di saggi sulla prima infanzia… ma in generale prediligo romanzi e racconti. Leggo diverse newsletter e giornali digitali come canali preferenziali per tenermi informata. Mi sembra questo il contesto adatto per rivelare che ho una passione inconfessabile per alcune riviste di moda e per Topolino, di cui ad anni alterni rinnovo l’abbonamento.
Hai un metodo di lettura specifico legato alla tua professione?
Mi duole constatare che sempre più spesso mi trovo ad accogliere alunni nelle classi prime che non sanno leggere in maniera adeguata alla loro età. Per questo faccio esercitare quotidianamente in classe la lettura ad alta voce, nonché l’ascolto attivo, per cui spesso mi lancio in performance inverosimili ma esilaranti, se il brano lo consente.
Su che strumenti leggi in genere? Perché li preferisci?
Per il lavoro in classe amo il testo cartaceo, di cui conservo copia nei cassetti delle cattedre (grazie alla comprensione dei miei colleghi), perché mi consente di lavorarci sopra fisicamente: evidenzio, sottolineo, prendo appunti… cerco di dare un buon esempio a chi mi guarda maneggiare libri.
Per il resto amo l’e-book reader per la sua maneggevolezza, la trasportabilità e perché mi consente di leggere di notte senza bisogno di luci. Cellulare e tablet vanno bene, ma per letture “leggere”.
Le tue abitudini di lettura sono cambiate nel tempo? Quali sono stati i cambiamenti più significativi?
Sicuramente il tempo dedicato alla lettura. Anni fa trascorrevo ore in libreria a sfogliare e leggere… oggi è un’utopia. Quanto ai generi, la saggistica oggi è una parte importante delle mie scelte; fino a diversi anni fa leggevo saggistica solo per dovere.
Organizzi in qualche modo il tempo che dedichi alla lettura?
Magari! È del tutto casuale: a meno che non siano letture di lavoro o per sopravvivenza, leggo solo nei momenti in cui riesco a ritagliarmi del tempo a fine giornata, sempre che riesca a non crollare dalla stanchezza.
Come decidi quali parti di un testo meritano una lettura approfondita e quali una lettura più veloce?
Devo dire che non ho mai pensato a questa evenienza perché tendo a mantenere una velocità di lettura abbastanza costante; se qualcosa attira la mia attenzione preferisco tornarci su e rileggere. Può capitare in presenza di un concetto significativo, o di un pensiero che stimola un ricordo o una suggestione.
Ci sono differenze tra il tuo modo di leggere per lavoro o per piacere? Ci sono casi in cui si influenzano a vicenda?
Senza dubbio quando leggo per piacere sono molto più muscolarmente rilassata con tutto il corpo. Come dicevo prima, quando sono al lavoro tendo a leggere ad alta voce; per piacere leggo silenziosamente. È difficile che ci siano delle contaminazioni, anche se quando scovo dei brani che voglio proporre in classe provo già ad immaginare che esiti avrebbero letti da me o dai ragazzi.
Come ti comporti quando devi affrontare una grande quantità di materiale da leggere?
Mi do delle scadenze in base alle priorità, sebbene mi piaccia portare avanti in parallelo più letture, per avere l’idea di fare progressi su più fronti e tenere a bada eventuali ansie.
Prendi appunti mentre leggi? Usi strategie o tecniche per organizzare, memorizzare e ritrovare le informazioni importanti?
Tanti appunti, su supporti diversi, ma tutti cartacei. Colori, matite, penne, grafie differenti mi aiutano a tenere in ordine i concetti e a fissarli nel modo migliore per me. Diciamo che applico in prima persona il metodo di studio che insegno agli alunni delle classi prime. La lavagna elettronica è uno strumento prezioso per tramandare queste tecniche anche in classe, perché finalmente affranca dalla schiavitù delle fotocopie o dal “fatti prestare il quaderno dal compagno”, visto che lo schema elaborato a più mani in aula durante o dopo la lettura può essere velocemente condiviso con tutto il gruppo classe, e ciascun ragazzo potrà lavorarci e personalizzarlo a sua volta.
Raccontami di due libri: quello che hai sul comodino e quello che consigli a tutti di leggere.
Sul comodino ho La generazione ansiosa di Jonathan Haidt, in cui ritrovo molto dei ragazzi che vedo tutti i giorni attorno a me tra i banchi, e ho quasi finito di leggere La cerimonia del massaggio di Alan Bennett, autore che amo dai tempi de La sovrana lettrice per la sua pungente ironia tutta britannica, sebbene io abbia trovato questo testo meno divertente di quanto mi aspettassi - o forse di quanto avessi bisogno in queste settimane!
Ultimamente consiglio a tutti di leggere Cecità di Saramago, anche se è difficile trovare qualcuno che non l’abbia letto, ma trovo che sia un’esperienza di lettura incredibilmente potente. Tra i racconti, Gli amori difficili di Calvino: ne ho prestate almeno cinque copie che non mi sono mai state restituite; non appartengono sicuramente al Calvino maggiore, ma contengono delle perle di gioia e malinconia inarrivabili.
Ti serve una mano con la scrittura o i contenuti della tua organizzazione?