Una newsletter che non ha fatto i compiti
Questa volta non ho studiato. Però ho scritto i pensierini.
Mi ero iscritta su Twitter nel dicembre 2008. Quando lavoravo alla produzione di ebook e studiavo il formato ePub, cercavo informazioni su Google che mi rispondeva “forse cercavi ristoranti e pub?”. Ero disperata: se nemmeno Google poteva aiutarmi, chi lo avrebbe fatto? Su Twitter invece ero subito entrata in contatto con una comunità internazionale di professionisti che lavoravano ai formati digitali per la lettura, pronta a includermi e aiutarmi. Per anni Twitter è stato per me il luogo in cui partecipare a discussioni su digitale ed editoria ad altissimo livello. Me ne sono allontanata quando sono arrivati gli adv, la social tv e troppe battute sagaci, ma l’account era sempre lì: gestendo bene le liste i contenuti interessanti li trovavo ancora. Oggi non era più possibile restare: qualche giorno fa ho scaricato l’archivio e ho cancellato il mio account. Mi ha messo una grande tristezza.
Tiriamoci su di morale. Il 1 dicembre riceverai l’ultima intervista della serie “Scrivere di”. Questa volta ti anticipo l’ospite: si tratta di Luisa Carrada. Fossi in te farei un’eccezione e aprirei la posta elettronica, domenica mattina.
Sulle parole: (a corto di)
Negli ultimi due mesi non ho fatto la parte di lavoro più importante per questa newsletter: pianificare gli argomenti di cui scrivere. Lo scopo del gioco, per me, è leggere di più e meglio, e solo questo poi si traduce in articoli – spero – ricchi e utili. Sono stata disordinata, ho letto poco e male, ed ecco che il nodo è arrivato al proverbiale pettine. Insomma, non ho fatto i compiti.
Mentre faccio ordine tra le idee che ho appuntato e di cui mi piacerebbe scrivere, non ti lascio a bocca asciutta. Quando andavo alle elementari, all’inizio degli anni Novanta1, si scrivevano ancora i pensierini: brevi frasi o periodi per iniziare a praticare la sintassi in forma semplice. Per esempio: scrivi tre pensieri sulle azioni buone del vento e tre pensieri sulle sue azioni cattive. Ecco, negli ultimi tempi ho fatto dei pensierini2.
Pensierino 1: la formazione dei designer di domani
Guardavo il programma di un master in user experience design che di recente mi è passato sotto il naso perché invitava all’iscrizione, e notavo che tra gli insegnamenti ci sono, tra gli altri: SEO, etica dei dati, fondamenti di modellazione dei dati, fondamenti di intelligenza artificiale, social media design, ma niente che riguardi in modo specifico l’uso del linguaggio e delle parole. Forse l’unica materia che tangenzialmente se ne occupa potrebbe essere l’architettura dell’informazione. Mi stupisce? No, figurati. Programmi di studio ideati da una generazione di designer abituata a non considerare la scrittura come una competenza alta, specifica e cruciale difficilmente la includono come strumento basilare di progettazione.
A mio avviso la scrittura dovrebbe invece essere fondativa, accanto a user research e information architecture, se ci piace esprimerci come gli anglosassoni. Certo i temi nuovi a cui prestare attenzione, da includere in un piano di studi, sono tanti: e giustamente. Mi chiedo però con che basi e strumenti si affrontino, queste novità, se non si padroneggia il linguaggio come strumento di progettazione. Come si formulano le domande giuste? Come si inquadrano in modo chiaro i problemi da risolvere? Mi chiedo anche quando cambierà qualcosa, se continuiamo a parlare solo di “copy” o di “storytelling”, se non poniamo le competenze di scrittura come esplicitamente fondamentali e non come ornamenti, rifiniture trascurabili.
Conosci invece master, corsi di laurea o di formazione generali (generali, non corsi specifici sul content design) sul design e la user experience che trattano l’argomento in questo modo? Segnalameli, te ne sono grata.
Pensierino 2: il femminismo non è una spezia
L’affaire dell’invito a Leonardo Caffo come ospite alla fiera di Più libri più liberi3, che ho seguito superficialmente perché quasi impossibile da evitare, nella mia bolla, ha rinnovato in me i motivi per cui provo fastidio per un certo attivismo “da Instagram”. Non vorrei fare la lamentela da anziana bisbetica (eppure): sono colpevolmente ignorante su temi che mi riguardano in prima persona, ma cerco di circondarmi di persone competenti. Una di queste mi ha dato le parole per comprendere meglio il mio fastidio, e una strada per approfondire. Mi ha fatto notare la discrepanza tra i principi che alcune persone assorbono e diventano parte della loro pratica di pensiero, e la “spolverata di femminismo che metti davanti come prima cosa perché è la tua unique selling proposition”, che con questa idea di pratica dei principi ha ben poco a che vedere.
Mi sono fatta molte altre domande, su chi fa del femminismo un brand (anche questa l’ho letta in uno dei mille commenti ai fatti e non saprei ritrovarla), alcune forse troppo severe o emotive, e ho più dubbi che risposte.
Pensierino 3: è da un pezzo che non compro libri di narrativa
Dirai tu: e a me che me ne cale? Hai ragione, ma porta pazienza: mi stranisce. Gironzolo in libreria, guardo con curiosità tiepida tante cose, qualcuna più promettente me la appunto per vedere se supera l’interesse del momento, ma finisco per comprare cose che so per certo che meritano il loro spazietto sullo scaffale. Autori e autrici già letti, la versione cartacea di qualcosa di bello letto in ebook o ascoltato come audiolibro, stranezze irresistibili che so che potrebbero sparire presto dalle librerie. Sarà che leggo meno narrativa in generale, una fase magari. Sarà che veramente si pubblicano troppi, troppi libri, e nemmeno io so più scegliere. Sarà che se mi cimento nell’impresa sono molto meno di bocca buona di una volta: ho meno tempo, se lo dedico a un libro pretendo che sia qualcosa di davvero bello, l’appena passabile non lo gradisco più. Leggo con calma le cose che ho già e non ho ancora letto, e sono davvero parecchie. Chissà. Capita anche a te?
Esercizi
Non posso proporre esercizi, oggi: non ho fatto i compiti nemmeno io. Facciamo vacanza?
Un libro
Cos’altro potrei proporti di leggere se non delle esilaranti giustificazioni per non avere fatto i compiti? Non ho fatto i compiti perché… ti tornerà comodo, se non altro per farti due risate.
Tre link
- Neurodiversity and UX: Essential Resources for Cognitive Accessibility: una guida per capire meglio dislessia, discalculia, autismo e ADHD e progettare in modo più chiaro.
- Siamo diventati troppo impazienti per essere anche intelligenti?
- La forma della biblioteca di Babele, e poi la biblioteca di Babele, come gioco digitale. Dammi retta e clicca.
Ho scritto cose migliori di questa, per esempio
L’importanza di avere libri e non leggerli →
Le parole del cambiamento: i neologismi →
Note
- Quella screanzata di mia figlia mi ha chiesto: “mamma, ma tu in che anno sei nata?” “Nel 1983”, dico alla luce dei miei occhi. “Ma non è possibile, è sbagliato! Deve iniziare per DUEMILA.” Ma io non so. ↩
- Sono pensierini perché sono considerazioni brevi e personali: se avessi studiato e avessi quindi capacità di argomentare con più sostanza sarebbero ciascuno una newsletter, con la mia solita capacità di sintesi, eh. ↩
- Non aggiungerò link, lascio l’episodio agli effetti della nostra memoria corta, con amarezza. ↩
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