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Letizia Sechi

Svelare i significati nascosti e diminuire l’ambiguità: come usare il gerundio

Il gerundio va usato con cautela perché è difficile da decifrare. Vediamo alcune accortezze per non temerlo e usarlo con consapevolezza.

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Immagine da Freepik
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Sulle parole: il gerundio

È cosa nota e universalmente riconosciuta che scrivendo si debba evitare di usare il gerundio, il più possibile.

No, aspetta.

È cosa nota e universalmente riconosciuta che si debba evitare di usare il gerundio quando si scrive, il più possibile.

In effetti senza gerundio la frase è più chiara. Perché?

È una questione complicata fin dalla definizione. Iniziamo dicendo che è un modo verbale, e dobbiamo già fermarci a precisare che non proprio, anche se lo classifichiamo «arbitrariamente» così, dice Serianni: questa «forma nominale del verbo non esprime di per sé alcuna modalità dell’azione, ma assume il valore di modo del corrispondente verbo finito».

Prendiamo per buona la tradizionale definizione di modo verbale: le sue funzioni sono larghissime, e non è sempre possibile definirle con precisione. Il gerundio è in stretta relazione con un verbo finito, sia che si tratti di frasi distinte (entrò urlando) sia che si tratti di un verbo fraseologico (sto mangiando).

Per capire il senso del gerundio è opportuno risolverlo, ossia esplicitare ciò che intende in modo implicito. Per esempio: scrivendo evita il gerundio nasconde quando scrivi evita il gerundio. Dopo averlo risolto è più facile classificarlo, in questo caso come gerundio di tipo subordinato con valore temporale (espresso dal quando).

Il gerundio nel linguaggio chiaro

Ecco uno dei primi motivi per cui non è il caso di abusarne: risolvere un gerundio può non essere semplice, e il livello esplicito del testo diventa di conseguenza meno accessibile. Dal punto di vista cognitivo, il gerundio è complesso perché:

Facciamo un esempio.

Accedendo al sito si dovranno inserire alcuni dati personali.

Le cose complicate non vengono mai da sole, e in questo esempio il gerundio è una ciliegina sulla torta: quando dovrò inserire i dati? Dopo l’accesso? Prima di poter accedere? Il gerundio è un campanello d’allarme di linguaggio oscuro: intorno troviamo forme impersonali, termini complicati non necessari. Tutto concorre a una scarsa accessibilità.

Come riscrivere in modo più chiaro questa frase? Potrebbero servirci più informazioni. Proviamo con qualche ipotesi.

Non è un caso che il gerundio abbondi nel linguaggio burocratico. È un grande alleato di formule vuote, riempitivi ridondanti. “Considerando che”, “Non essendo pervenuta alcuna risposta”, “Non essendo stato possibile”, “Dovendo procedere”, “Ritenendo opportuno”… l’elenco continua inarrestabile.

Roy Peter Clark, il grande writing coach americano, invita a usare i gerundi con cautela. Come primo punto a sfavore sostiene che penalizzino la musicalità della frase: suonano pesanti, dice, hanno un retrogusto di burocratese. Il secondo problema è l’ambiguità semantica, di cui abbiamo parlato. Per mettere alla prova la loro utilità nel testo ci invita a trattarli come gli avverbi: li possiamo eliminare senza perdere significato? Oppure possiamo risolverli, rendendo esplicito il loro valore?

Il gerundio in altri contesti

Quando si tratta di scrittura creativa, il gerundio conserva degli assi nella manica. Grazie a lui si possono comunicare simultaneità rilevanti (“Entrò nella stanza stringendo il libro al petto”), costruire atmosfere attraverso l’accumulo di azioni (“La pioggia cadeva battendo sui vetri, scivolando lungo le grondaie, formando rivoli sul selciato”), dare ritmo alla narrazione alternando frasi brevi e costruzioni più complesse. È efficace nelle scene d’azione, dove può suggerire la rapidità e la sovrapposizione dei movimenti. Va però dosato: una catena di gerundi può appesantire la prosa e creare un effetto poco gradevole e suonare inesperto.

Nel dialogo, il gerundio tende a suonare artificioso se non corrisponde a un uso naturale nel parlato. “Sto uscendo”, “Mi stavo chiedendo”, per esempio, funzionano perché riflettono il modo in cui parliamo. Si può usare per caratterizzare certi personaggi, magari attraverso un parlato più formale o burocratico, creando così effetti di ironia o straniamento. In testi lunghi, anche la scrittura non creativa può fare un uso saggio del gerundio, per agire sul ritmo del testo.

Post scriptum

Io sono sarda: alle mie orecchie il gerundio è quasi trasparente. Se ti invito a mangiare un gelato andando andando, sappi che lo mangeremo mentre camminiamo. Se ti dico che Roberta è brava disegnando vuol dire che è brava in quella particolare attività, non onnisciente1. Se ti dico che ero tutta la mattina facendo telefonate voglio esprimere un valore durativo dell’azione che mi ha fatta diventare piena rasa. Se ti dico Ebbe’ mangiando? esprimo compiacimento per il fatto che tu stia avendo un buon pasto. Se ti dico brullande brullande s’ocru bocande2 è meglio che ci diamo tutti una calmata.

Esercizi

Un libro

Ditelo a Beckett, che il gerundio nei titoli è una caduta di stile. Provate a rendere diversamente quel presente sospeso e a dare il senso di tutto ciò che, Aspettando Godot, accade.


Tre link

Note

  1. Questa è pure su Treccani: l’uso limitativo del gerundio. Sono bravi, spiegando.
  2. Inutile chiedere a Google Translate, non lo sa manco lui. Alla lettera: “scherzando scherzando, l’occhio cavando”. A furia di scherzare hanno finito per cavarsi gli occhi. Siamo un popolo spensierato, si sa.

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