Leggere per promuovere i libri: intervista a Moreno Scorpioni
«Uso lo stesso metodo dai tempi dell’università: sottolineature, appunti sul testo e poi schemi per sintetizzare e fissare concetti chiave e passaggi logici.»
“Leggere” è una serie di interviste dedicate alla lettura. Parlo con persone che leggono come parte del loro lavoro per conoscere le loro abitudini e tecniche. Arriva ogni prima domenica del mese ed è un ramo di Alternate Takes, la mia newsletter.
In questo appuntamento incontriamo Moreno Scorpioni: abbiamo lavorato entrambi con i libri come comunicatori prima nell’editoria indipendente e poi insieme in Rizzoli, per un buon numero di anni. Vi auguro di avere un collega come Moreno, sempre capace di trovare soluzioni intelligenti, di fare il meglio con quello che si ha e di non perdersi nei tipici malumori da ufficio, inutili e velenosi. Vi lascio all’intervista!
Ciao Moreno, mi racconti di te?
Sono nato a Perugia a metà degli anni ’80, ho una laurea in Lingue e Civiltà Orientali a cui ho affiancato la formazione con Google e un master in Business Data Analysis Master. Dal 2010 mi occupo di comunicazione e social media come freelance.
Nello specifico lavoro come digital strategist e per spiegarlo a mia mamma, visto che sentiva parlare sempre più di social media, ho raccontato che facevo il social media manager; poi ho finito per dirle solo che faccio il manager a Milano.
Nel tempo mi sono occupato di editoria, startup, gaming, food e innovazione.
Per non farmi mancare niente, ho provato sulla mia pelle cosa significa andare contro la fanbase di 50 sfumature di grigio.
Quanto è importante la lettura nelle tue giornate?
Molto, ma l’abitudine è cambiata col passare degli anni (sob). Prima di addormentarmi, per esempio, leggo pochissimo, mentre negli anni passati era un momento particolarmente produttivo. Ho bisogno di tempi più lunghi per immergermi in una storia e macinare pagine a discapito di momenti mordi e fuggi in tutti luoghi, laghi e mezzi di trasporto (ho completamente abbandonato la lettura in metro e autobus, forse anche perché non vivo più a Roma e quindi mi sposto in tempi civili).
Come scegli le tue letture? Quali criteri usi?
Credo di potermi definire un lettore umorale, nel senso che scelgo le letture in base al momento, a come sto, a come mi sento e in base a ciò di cui avrei voglia.
Detto questo, essendo appunto umorale, capita spesso che la scelta fatta non sia quella adatta: questa estate per esempio ero convinto di aver voglia di una bella saga familiare e pensavo sarebbe dunque stato il momento adatto per recuperare L’ottava vita (per Brilka) di Nino Haratischwili che avevo iniziato in un momento sbagliato, in cui avevo poco tempo da dedicare alla lettura, motivo per cui lo avevo lasciato sul comodino dicendo “più avanti, magari d’estate”.
Poi l’estate è arrivata, avevo Il problema dei tre corpi di Liu Cixin in libreria in una di quelle edizioni mostruose che raccolgo le trilogie in un unico volume, molto belle da tenere in libreria ma estremamente scomode per la lettura e mi son detto “Gli do giusto un’occhiata ma poi parto con L’ottava vita” e alla fine mi sono trovato invischiato in un altro tipo di epopea (clamorosa a dir poco, mi manca giusto l’ultimo libro della trilogia).
Che tipo di testi leggi più spesso?
Fiction vince su non fiction, anche qui con piccoli cambiamenti che mi rendo conto essere arrivati negli anni. La quota non fiction fino a cinque anni fa nella mia libreria era assai bassa, ora invece, guardando tra gli scaffali, scopro che qualcosa di anno in anno si affaccia (questo è stato l’anno de Il capitale nell’antropocene di Saito Kohei, e poi ho scoperto un grande amore per Pollan).
Hai un metodo di lettura specifico legato alla tua professione?
Direi di no.
Su che strumenti leggi in genere? Perché li preferisci?
Devo dire che è abbastanza indifferente: leggo sia in digitale sia in cartaceo, ho approcciato da poco gli audiolibri che devo dire non mi dispiacciono ma dipende molto, forse troppo, da chi e come legge il libro (ho ascoltato una versione de L’avversario di Carrère a dir poco tremenda). Degli audiolibri mi spaventava molto una questione legata alla concentrazione, al non riuscire a focalizzare bene i personaggi ma se sono letti a dovere mi sono accorto che lunghezza della storia, complessità della trama o nomi difficili sono tutti fattori irrilevanti (un esempio Demon Copperhead di Barbara Kingsolver). Il digitale mi aiuta molto nelle letture “per lavoro”, avere la possibilità di prendere appunti direttamente sul testo e di ritrovarli con estrema semplicità lo trovo di una comodità senza pari. Mettiamola così: se parto in viaggio mi porto un cartaceo e il lettore ebook per poter scegliere (ma in caso di mattoni, digitale); se leggo per lavoro leggo in digitale, a casa sul divano leggo in cartaceo. Ultimo fattore e non meno importante: il prezzo. Soprattutto di quei libri di cui non sono convintissimo è più facile che aspetti qualche offerta in digitale.
Le tue abitudini di lettura sono cambiate nel tempo? Quali sono stati i cambiamenti più significativi?
Il cambiamento più significativo che ho notato venir meno nel tempo è il momento di lettura la sera prima di addormentarmi: non ci riesco più, reggo di meno quindi riesco a dedicarci meno tempo, non sono particolarmente concentrato e va a finire che leggo una decina di pagine di cui il giorno dopo ho solo un vago se non sfumato ricordo il che genera frustrazione e basta.
Adibisco quello spazio a letture che mi interessano poco, per staccare gli occhi dallo schermo e aiutarmi ad addormentarmi.
Organizzi in qualche modo il tempo che dedichi alla lettura?
No, è tutto molto spontaneo: quando ne ho bisogno / voglia, leggo.
Come decidi quali parti di un testo meritano una lettura approfondita e quali una lettura più veloce?
In un testo di narrativa sono più portato a concentrarmi sui dialoghi rispetto alle descrizioni, il che non significa che le salti a piedi pari perché un dialogo senza contesto ha molto poco senso. Direi che si tratta più di una questione di propensione personale, se non di gusto.
In un testo di saggistica invece do molta più rilevanza agli esempi che aiutano a calare in un contesto concreto la teoria. Il discorso vale per qualsiasi tipo di saggistica, sia “lavorativa” sia di piacere: dopo paginate intere di teoria ho bisogno di un esempio per rendere il tutto concreto e comprensibile.
Ci sono differenze tra il tuo modo di leggere per lavoro o per piacere? Ci sono casi in cui si influenzano a vicenda?
La differenza più sostanziale che riesco a individuare è che nella lettura per piacere non sottolineo e non prendo appunti. Mi tuffo nella storia e porto con me quel che mi rimane addosso, a volte, a distanza di tanto tempo, si tratta più di sensazioni che di trama e penso vada bene così, almeno per me.
Ovviamente non può essere lo stesso per una lettura di lavoro in cui invece ho bisogno che determinate concetti o questioni siano chiare e il più indelebili possibili nella mia mente.
Come ti comporti quando devi affrontare una grande quantità di materiale da leggere?
Questo è l’unico caso in cui seguo un “metodo” se così possiamo definirlo: faccio una scaletta del materiale che ho a disposizione in termini quantitativi (quanti libri, quanti documenti, quante pagine, ecc.), suddivido per argomenti e cerco di dare un ordine di priorità a cui affianco anche un quantitativo di pagine giornaliere (quasi mai rispettato, va detto).
Prendi appunti mentre leggi? Usi strategie o tecniche per organizzare, memorizzare e ritrovare le informazioni importanti?
Per quanto riguarda le letture per piacere, no.
Per quel che riguarda invece le letture di lavoro uso lo stesso metodo dai tempi dell’università: sottolineature, appunti sul testo e poi schemi per sintetizzare e fissare concetti chiave e passaggi logici. Mi rendo conto che rielaborare tutte le informazioni in una sintesi schematica e personale mi aiuta moltissimo a fissare i concetti e soprattutto a rendere chiari i passaggi logici.
Una differenza sostanziale, arrivata con gli anni grazie alla tecnologia, è il supporto: anche quando ho iniziato a lavorare (qualcosa come quindici anni fa, ormai), soprattutto quando mi trovavo a dover fare report sintetici ed efficaci derivanti però da una gran mole di materiale e dati, usavo dei quaderni che alla lunga rendevano complicato reperire le informazioni (sopratutto nel passare dei mesi/anni, quando dovevo andare a recuperare qualcosa era sempre un disastro).
Durante il periodo covid sono invece passato a ReMarkable che altro non è che un blocco note infinito digitale in cui organizzare diversi blocchi per appunti, leggere i testi e prendere appunti a mano sul testo: è stata una specie di rivoluzione. Si tratta di avere tutti i quaderni degli appunti che desideri organizzati come meglio credi di modo tale da rendere reperibile qualsiasi informazione / parte del testo. Uso la parola blocco note perché di fatto lo è: non hai la possibilità di navigare, non hai mail, social, nulla di nulla, internet serve solo per poter sincronizzare i file da pc/smartphone al blocco, e stop.
E il dover scrivere a mano e non su tastiera per me è fondamentale nel processo di memorizzazione: non sono mai stato un grafomane, anzi. Ma scrivere schemi / appunti con una penna su di un supporto mi ha sempre aiutato a memorizzare meglio un concetto anziché scriverlo al pc. Con questo non voglio dire che un metodo sia migliore di un altro, credo si tratti di questioni squisitamente soggettive.
Raccontami di due libri: quello che hai sul comodino e quello che consigli a tutti di leggere.
Sul comodino c’è Nella quarta dimensione di Liu Cixin, ultimo capitolo della trilogia de Il problema dei tre corpi che è qualcosa di davvero clamoroso perché travalica il genere e pone questioni (attualissime, credo in qualsiasi momento storico lo si legga ma oggi più che mai) praticamente su tutto lo scibile umano accompagnando ragionamenti anche complessi (di fisica ce n’è, è inutile nascondersi, ma l’autore è talmente bravo a sciogliere i nodi e rendere il tutto fruibile anche per uno come me che non l’ha mai particolarmente amata) a una trama fittissima sostenuta da milioni di avvenimenti e colpi di scena. Un’opera totale, un sci-fi come non ne leggevo da tempo.
Il consiglio a tutti è sempre complicatissimo e dopo aver scandagliato la mia libreria mi sento di dire Blankets di Craig Thompson: una graphic novel semplicemente perfetta valida per tutti perché parla del primo amore, quello che non si scorda mai, quello che provoca sofferenza ma che ti permette anche di crescere, perché ti accompagna con molto garbo nell’età adulta e perché è uno di quei rari casi in cui nel raccontare il micro (la storia d’amore tra i due) l’autore riesce a restituire il quadro macro di un’America poco conosciuta (è ambientato principalmente nel Wisconsin e nel Michigan degli anni '90). Mentre ne scrivo ripenso a certe scene e ancora mi viene la pelle d’oca.
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