Leggere per informare: intervista a Sara Lorusso
«La bellezza del giornalismo a dimensione locale è che nessuna storia è mai così “micro” e periferica da non poter diventare una storia universale.»
“Leggere” è una serie di interviste dedicate alla lettura. Parlo con persone che leggono come parte del loro lavoro per conoscere le loro abitudini e tecniche. Arriva ogni prima domenica del mese ed è un ramo di Alternate Takes, la mia newsletter.
In questo appuntamento incontriamo Sara Lorusso: giornalista, lavora per la redazione del TGR Basilicata. Camminare con lei per le strade di Potenza significa vederle illuminarsi di storie, dettagli, segnali di potenziali notizie. Vedere in che modo conquista la fiducia delle persone e tratta con rispetto le parole che le affidano è rigenerante. Per questo le ho fatto alcune domande su come legge.
Ciao Sara, mi racconti di te?
Giornalista, 42 anni (quasi 43), cresciuta in periferia, in una città – Potenza – molto fredda, molto isolata, molto poco centrale. Sarà per questo che alla fine ho trasformato l’osservazione delle persone nel mio lavoro. Passo il tempo così, affacciata sulle vite degli altri. Nella mia ci sono anche due figlie, arrivate dal nord del Perù a portare scompiglio nel cuore e nella quotidianità mia e di Francesco. Quando non crollo sul divano la sera, fiction (appassionata del genere crime, la Signora in Giallo e Sherlock Holmes due stelle polari), libri sparsi, cioccolato fondente e alcune amiche-sorelle che possono salvare la vita, non solo la giornata.
Quanto è importante la lettura nelle tue giornate?
Molto, da sempre. Per lavoro devo leggere di tutto. Ho cominciato nei quotidiani locali, la rassegna stampa cartacea era un rito necessario e irrinunciabile. Poi, con il tempo e con l’aumento dell’offerta digitale, la “lettura per lavoro” – ma non è mai SOLO lavoro – si è fatta più veloce e frammentata. Un po’ su carta, un po’ online - in sottofondo sempre radio e tv. Il tempo che riservo alle letture personali è, purtroppo, risicato. Però è anche quello un tempo importante, è privato, con il rumore di sottofondo azzerato, mi regala un’altra possibilità di curiosare e scoprire cose, o godermi storie.
Come scegli le tue letture? Quali criteri usi?
Ci sono delle letture necessarie, come i quotidiani locali o alcuni siti di informazione, che spesso sollecitano con spunti il lavoro di racconto delle cose: la bellezza del giornalismo a dimensione locale è che nessuna storia è mai così “micro” e periferica da non poter diventare una storia universale. Poi ci sono le letture per scelta: sono abbonata a due testate online italiane e a una inglese. Affidabilità e qualità dell’informazione valgono senza dubbio il sostegno economico. Il giornale in inglese mi permette di accedere a una prospettiva molto più internazionale, capire come funziona il giornalismo altrove e non perdere l’allenamento alla prospettiva globale..
La scelta delle letture personali è, invece, basata su criteri del tutto casuali e momentanei. Ci sono periodi in cui apprezzo un autore o un’autrice, e magari ne leggo in sequenza due o tre titoli. Oppure un tema, un filone. Mi è capitato da adulta, quando ho cominciato ad avere più consapevolezza e ho capito che anche la letteratura garantiva accesso a un diverso racconto delle donne.
Che tipo di testi leggi più spesso?
In questo momento romanzi e racconti, per mancanza di tempo libero i saggi mi spaventano. Nella quotidianità, tuttavia, i testi che leggo più spesso sono documenti: comunicati stampa, mail, atti amministrativi. È la seconda rassegna stampa che va fatta ogni giorno.
Hai un metodo di lettura specifico legato alla tua professione?
Guida la priorità informativa del momento, la cosiddetta “agenda”. Generalmente serve uno sguardo ampio su quello che accade, quindi leggo di tutto, velocemente, per capire se una notizia o un articolo meritano approfondimento.
Se mi sto occupando di un argomento specifico, invece, faccio una selezione più rigida, elimino temporaneamente il “rumore di fondo”, stampo i documenti che mi servono, cerco, leggo, sottolineo con vari colori, appunto note a margine.
Su che strumenti leggi in genere? Perché li preferisci?
Pc e smartphone per le letture “veloci”, scrollo la timeline informativa, sfoglio giornali online, sbircio mail (la mole di input che arriva nelle redazioni è notevole).
Le tue abitudini di lettura sono cambiate nel tempo? Quali sono stati i cambiamenti più significativi?
Il primo cambiamento è stato progressivo, con il cambiare di mezzi e prodotti dell’offerta informativa: sempre meno carta, sempre più digitale, tra siti, blog, social network, newsletter.
La lettura più personale è sempre stata su libri di carta: ho bisogno di sottolineare, mi capita di riprendere un volume e osservare che cosa mi aveva colpito anni prima. Una volta un amico provò a indirizzarmi al kindle: è durato pochi giorni, l’ho subito riposto, non fa per me.
Organizzi in qualche modo il tempo che dedichi alla lettura?
Purtroppo no, vorrei disporre di più tempo, mi riprometto sempre di cercarne, ma devo ammettere che è una promessa fallimentare.
Come decidi quali parti di un testo meritano una lettura approfondita e quali una lettura più veloce?
In caso di documenti, se capisco di aver individuato un dato, un fatto, qualcosa che mi permette di attivare connessioni con la storia di cui mi sto occupando, mi ci soffermo. È la notizia che appare all’improvviso. A volte è una data, a volte un numero, una frase. Bingo. Come per le storie, si riconoscono, si sente che meritano di essere condivise, che hanno un senso.
Ci sono differenze tra il tuo modo di leggere per lavoro o per piacere? Ci sono casi in cui si influenzano a vicenda?
La differenza principale è nel tempo che dedico, quello del piacere è poco. Poiché per mestiere devo leggere di tutto, e non sempre si tratta di testi piacevoli o interessanti, la lettura per piacere è sempre molto distante dalle cose di lavoro.
Come ti comporti quando devi affrontare una grande quantità di materiale da leggere?
Scorro velocemente finché non individuo quello che credo possa interessarmi. Così mi fermo, torno a leggere con calma, sottolineo. Poi trasformo le informazioni principali in uno schema, mi aiuta a fare ordine mentale.
Prendi appunti mentre leggi? Usi strategie o tecniche per organizzare, memorizzare e ritrovare le informazioni importanti?
Sui libri e sui documenti sfrutto evidenziatori e post-it. Se devo leggere online, appunto le due o tre informazioni che ritengo interessanti e, se l’intero testo lo è, salvo il link in una lista che poi perdo rigorosamente.
Raccontami di due libri: quello che hai sul comodino e quello che consigli a tutti di leggere.
Scelgo Il Nuovo Corso di Mario Pomilio, datato anni Cinquanta. È la storia di una città che scopre dalla pagine di un giornale l’arrivo di un nuovo corso e, con esso, della libertà – il governo dispotico sarebbe, infatti, caduto. Ma quando alla libertà non si è abituati, può diventare sconvolgente: tra reazioni dolorose, amare e divertenti, tutti si interrogano sulla libertà. Peccato che sia stato un errore di stampa: l’indomani sul giornale in edicola, del “nuovo corso” non vi è traccia. Mi è sembrata una storia così attuale, più di mezzo secolo dopo, in questa epoca nella quale la consapevolezza – sia della libertà sia dell’informazione – è fragilissima.
Sul comodino, Malas Mujeres, di Maria Hesse. Un pezzetto ogni tanto, provo a leggerlo con le mie figlie, per non perdere le sonorità dello spagnolo e provare a insegnare loro che non ci sono ragazze cattive, eppure ogni tanto possono permettersi di essere cattive ragazze!
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