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Letizia Sechi

Come costruire una lista di letture da non completare

Un metodo per trasformare le buone intenzioni in un piano di conoscenza profonda, senza nessuna fretta.

Sapete cosa ho combinato? Mi sono dimenticata di chiedere per tempo l’intervista di dicembre per la serie sulla lettura: è stato un novembre pazzerello. Domenica, quindi, l’intervista non ci sarà. Potrebbe però esserci un’altra sorpresa, chi lo sa. Intanto ti consiglio di leggere le risposte di Veronica Galletta, le ultime pubblicate.

Cosa hanno in comune giugno e dicembre? Ma è ovvio: le liste di libri da leggere assolutamente sotto l’ombrellone o sotto l’albero. Posso sottrarmi a questa pratica? Non ci riesco, ma sicuramente posso piegarla alle mie fissazioni. Parliamo quindi di piani di lettura, o reading plan, come dicono gli anglosassoni.


Cristalli di ghiaccio, che molti tra noi ormai vedono solo in foto, date le temperature. Foto di Aaron Burden su Unsplash
Cristalli di ghiaccio, che molti tra noi ormai vedono solo in foto, date le temperature. Foto di Aaron Burden su Unsplash

Sulle parole: quelle che portano alla comprensione profonda

Sono sicura che hai già sentito parlare di liste di lettura, o to be read (pile/list): sono liste di propositi di lettura, che a quanto pare qualcuno riesce a mantenere. Mi sono imbattuta in una variante più strutturata (e abbastanza secchiona, ma ormai mi conosci), che in genere va sotto il nome di reading plan. Più che una lista un vero e proprio piano, quindi: letture organizzate per tema, con un certo grado di pianificazione (ecco perché “plan”1), relazioni tra argomenti, strategie di annotazione e rielaborazione degli argomenti.

Mi sono chiesta: possono essere utili per aiutarsi a strutturare la propria formazione autogestita, per darsi un ritmo e una disciplina senza perdersi nella quotidianità? C’è qualcosa che può tornarci utile in modo concreto, al di là del soddisfare le nostre manie di controllo o l’uso compulsivo di deliziosi quadernetti instagrammabili?

Vediamo come fare per costruire un piano che aiuti a raggiungere una comprensione profonda di quello che leggiamo, quella che permette di riflettere in modo originale su un argomento, di vedere connessioni che altri non vedono, di avere qualcosa di proprio da dire.

La differenza tra piano e lista

Un piano di lettura tematico include una lista, ma non si limita a questo. L’idea è costruire un percorso che rispecchi la non linearità dell’acquisizione della conoscenza. Aspetta che la sto facendo complicata: ci riprovo.

La conoscenza di un argomento non è un percorso lineare. Puoi accedere da diversi punti di ingresso, affrontare il tema da diverse prospettive e completare il quadro seguendo fili logici differenti; nel progredire puoi guardare a ciò che hai imparato all’inizio con occhi diversi, notando come sia evoluta la tua comprensione e competenza.

Con una lista di libri leggi il libro A, poi il libro B, poi il libro C, e alla fine… alla fine, molto probabilmente, ti ricordi poco, e in modo poco duraturo. In un piano di lettura prevedi anche lo spazio per riflettere su ciò che hai letto: il tempo per rivedere gli appunti, notare relazioni, generare nuove idee, osservare come cambiano man mano che la tua comprensione aumenta. L’obiettivo non è leggere tanto in un certo arco di tempo, ma acquisire conoscenza in modo duraturo, padroneggiare un argomento.

Diversi livelli di profondità

Puoi progettare un piano di lettura con diversi obiettivi di profondità.

La differenza fondamentale sta nel tempo e nell’intenzione. Quando lavori sulla comprensione profonda non significa che su un certo tema leggi tantissimi libri, ma che costruisci un rapporto duraturo con un campo di conoscenza. Cinque anni. Forse dieci. Forse tutta la vita.

Questo può sembrare scoraggiante in un’epoca in cui ci viene venduto che puoi “imparare qualsiasi cosa” con il corso giusto, il metodo giusto, l’intelligenza artificiale giusta. Ma è anche liberatorio: ti toglie la pressione di dover sapere tutto, di dover essere politematica per forza, di dover completare liste infinite di libri di volta in volta “fondamentali”.

Ti permette di scegliere. Di valutare con più calma cosa merita il tuo tempo e di dedicarlo a ciò che davvero ti interessa.

Come si costruisce un piano di lettura

Un piano di lettura è un sistema che evolve nel tempo. Ha alcune caratteristiche distintive.

1. Parte da domande, non da bibliografie

La tentazione, quando vuoi studiare un argomento, è cercare “la bibliografia definitiva” e metterti a leggere dal primo punto. Il problema è che ogni campo ha centinaia di libri fondamentali, e tu non sai ancora quali sono veramente rilevanti per te, per le domande che hai, per il modo in cui vuoi usare quella conoscenza.

Un piano di lettura parte invece dalle tue domande di ricerca, dai tuoi interessi specifici, dalle connessioni che ti stimolano. Non tanto voglio studiare la storia della lettura, ma più voglio capire come il modo in cui leggiamo plasma il modo in cui pensiamo oppure mi interessa la relazione tra tecnologie di scrittura e strutture cognitive2.

Le domande poi si affineranno, si moltiplicheranno, cambieranno. Ma sono loro a guidare la selezione dei testi, non il contrario.

2. Riconosce le interconnessioni

In un piano di lettura i temi di comprensione profonda non stanno isolati in compartimenti stagni. Si parlano, si contaminano, creano ponti inaspettati.

Magari vuoi studiare in profondità la lettura come pratica cognitiva, ma ti accorgi che per capirla davvero hai bisogno di sapere come funziona la memoria, come si struttura un testo, come si prendono appunti efficaci, come si scrive per chiarire il pensiero. All’improvviso quelli che sembravano argomenti separati – lettura, scrittura, appunti, design dell’informazione – si rivelano facce diverse dello stesso territorio.

Riconoscere queste interconnessioni non significa perdere il focus, ma trovare l’architettura profonda del tuo campo di interesse.

3. Distingue tra fonti primarie e orientamento

In un piano di lettura convivono due tipi di letture molto diverse.

Le fonti primarie: i testi che leggi per studiarli, capirli, farli tuoi. Sono il cuore del lavoro. Possono essere monografie, studi, saggi, testi classici. Richiedono lettura lenta, annotazioni, rielaborazione3.

Le letture di orientamento: panoramiche, introduzioni, raccolte di saggi, manuali universitari, recensioni. Non le leggi per assorbirle, ma per capire il campo: quali sono i dibattiti aperti, chi sono i protagonisti, quali scuole di pensiero si confrontano, dove cercare approfondimenti. Sono mappe del territorio, non il territorio stesso.

Molti piani di lettura mescolano tutto insieme, trattando un manuale di 800 pagine come se richiedesse lo stesso tipo di lettura di una monografia specialistica. In un piano ben fatto impari a distinguere cosa leggere in profondità e cosa usare come bussola.

4. Accetta la non linearità

Non leggerai i libri nell’ordine giusto, perché non esiste un ordine giusto. Alcuni libri li capirai solo dopo averne letti altri. Alcuni vorrai rileggerli dopo anni. Alcuni rimarranno sullo scaffale per mesi prima che arrivi il momento di aprirli.

Un piano di lettura è una mappa viva, non una tabella di marcia. Puoi avere dei percorsi suggeriti, delle sequenze che hanno senso, ma non scadenze inderogabili.

5. Include la rielaborazione

La lettura è solo l’inizio. Un piano di lettura solido prevede, come dicevamo, tempo per la rielaborazione: prendere appunti, scrivere sintesi, fare connessioni, esercitarsi a spiegare a qualcuno (anche solo nella tua testa) quello che hai capito, applicare le idee a problemi concreti.

Questo è il motivo per cui ci vuole tempo. Non (solo) perché ci sono così tanti libri da leggere, ma perché la comprensione profonda richiede tempo di sedimentazione, di ritorno, di metabolizzazione.

Da dove cominciare?

La teoria suona molto bene. Ma in pratica, come si fa? Ecco una struttura possibile, non prescrittiva ma funzionale.

Identifica i tuoi temi da comprensione profonda

Pochi, davvero. Devono essere abbastanza ampi da sostenere anni di studio, ma abbastanza definiti da avere dei confini, anche se mobili. Possono essere interconnessi – anzi, è probabile che lo siano – ma devono comunque essere distinguibili.

Definisci le domande di ricerca

Ogni tema di comprensione profonda ha delle ramificazioni: prenditi tempo per mapparle. Non serve che sia perfetto subito, anzi, sicuramente cambierà nel tempo. Ma avere una mappa iniziale ti aiuta a orientarti. Un tema potrebbe ramificarsi in 4-6 sotto-temi, ciascuno con le sue domande specifiche.

Costruisci bibliografie ragionate per ciascun sotto-tema

Qui arriva il lavoro vero. Non liste infinite di titoli, ma bibliografie strutturate che distinguono:

Non devi leggerli tutti subito. Non devi leggerli tutti nello stesso modo. Ma sapere che esistono, averli mappati, ti dà una direzione.

Crea un sistema di tracciamento che non sia una checklist

Questo è fondamentale. Se il tuo piano di lettura diventa una lista di caselle da spuntare, fallisce.

Serve un sistema che tracci:

Può essere un quaderno, un file, un database su Notion, un vault Obsidian, quello che funziona per te. L’importante è che registri il processo, non solo il risultato.

Programma cicli di lettura, non singoli libri

Invece di dire “questo mese leggo il libro X”, pensa in cicli di 2-3 mesi durante i quali esplori un sotto-tema. In quel periodo leggi i testi rilevanti, prendi appunti, scrivi riflessioni, lasci sedimentare. Poi passi a un altro sotto-tema, magari in un altro tema di comprensione profonda. Poi torni al primo con occhi nuovi.

Questa rotazione previene sia la noia sia l’ossessione, e permette al cervello di lavorare in background anche quando non stai attivamente studiando quell’argomento.

Gli strumenti (senza feticismo)

Puoi costruire un piano di lettura su carta, in un quaderno. Puoi usare fogli Excel, Google Docs, Notion, Obsidian, un muro pieno di post-it. Lo strumento è secondario rispetto al metodo.

Detto questo, alcuni strumenti funzionano meglio di altri per certi aspetti:

L’ideale è spesso un sistema ibrido: carta per la pianificazione, digitale per l’esecuzione e il tracciamento.

Ma attenzione: è facilissimo cadere nella trappola di passare più tempo a ottimizzare il sistema che a leggere e pensare. Se ti ritrovi a smanettare con plugin e workflow invece che a studiare, forse è il momento di semplificare.

Cosa non è un piano di lettura

Non è un corso universitario. Non hai esami da passare, programmi da seguire, professori che ti dicono cosa leggere. Hai più libertà, ma anche più responsabilità.

Non è un progetto con una deadline. Non finisce. Evolve. La comprensione è un processo, non uno stato finale da raggiungere.

Non è isolato dalla vita. Un piano di lettura nasce da interessi reali, si nutre di applicazioni pratiche, si intreccia con il lavoro, le conversazioni, i progetti. Non è studio fine a sé stesso.

Non è rigido. Se scopri che un sotto-tema non ti interessa più, lo lasci. Se emerge un nuovo interesse, lo aggiungi. Il piano serve te, non viceversa.

Non è per tutti. E va benissimo così. Molte persone stanno benissimo con letture di cultura generale e qualche area più seria. Non c’è niente di sbagliato. Il livello di comprensione profonda è per chi ha quella specifica fame di profondità, per chi non si accontenta di capire “in generale” ma vuole davvero padroneggiare un argomento.

I benefici di perseguire la profondità

Ora che l’intelligenza artificiale può generare sintesi istantanee di qualsiasi argomento, in cui i riassunti di libri e le tecniche di lettura veloce promettono di farti risparmiare tempo5, in cui la pressione è costantemente verso il più veloce, il più efficiente, il più scalabile, scegliere la lentezza della profondità potrebbe sembrare anacronistico. È esattamente il contrario.

Quello che l’IA fa bene è la superficie: sintesi, connessioni ovvie, combinazioni di idee esistenti. Quello che non può fare – o almeno, non ancora – è la comprensione profonda che emerge da anni di studio, quella che ti permette di vedere non solo cosa dicono i testi, ma cosa non dicono, dove sono i buchi, quali presupposti danno per scontati, come potrebbero essere messi in dialogo in modi originali.

La conoscenza profonda non è accumulo di informazioni: è la costruzione di un modo di vedere, di un’architettura mentale che ti permette di generare pensiero originale. E per quello, non ci sono scorciatoie.

Un piano d’azione

Se questa idea ti intriga, ecco da dove puoi partire.

  1. Identifica un tema che ti accompagna da tempo. Non “cosa dovrei studiare”, ma “cosa continuo a voler capire meglio”. Quello è un buon candidato per la comprensione profonda.
  2. Fai una lista svuota cervello (brain dump) di sotto-temi e domande. Scrivi tutto quello che ti viene in mente su quel tema: cosa ti interessa, cosa non capisci, cosa vorresti essere in grado di fare, quali connessioni vedi con altri interessi.
  3. Cerca 2-3 testi di orientamento. Non per leggerli in profondità subito, ma per capire come è strutturato il campo. Un manuale, un’antologia di saggi, un’introduzione accademica. Potresti anche riprendere in mano letture già fatte, se ne vale la pena.
  4. Leggi quelli, e mentre leggi annota: quali autori ricorrono? Quali testi vengono citati sempre? Quali dibattiti emergono? Quali sotto-temi ti chiamano di più?
  5. Costruisci la tua prima bibliografia ragionata per il sotto-tema che ti interessa di più. Partendo proprio dai testi che hai trovato nelle letture di orientamento.
  6. Scegli un testo fondamentale e leggilo davvero. Annotando, scrivendo, mettendo in discussione, connettendo.

E poi continua. Aggiungi. Modifica. Torna indietro. Esplora.

Tra qualche tempo, guardando indietro, potresti non aver completato la tua lista. Anzi, quasi certamente non l’avrai completata, perché nel frattempo sarà cresciuta, cambiata, si sarà ramificata in direzioni che oggi non immagini nemmeno.

Ma avrai costruito qualcosa di più prezioso di una lista completata: avrai costruito una mente capace di pensare in profondità su qualcosa che conta per te.

Esercizi

Ma come “esercizi”, non ti sembra che ci sia già abbastanza da fare? Hop hop!


Un libro

The Notebook. A History of Thinking on Paper è un libro abbastanza piacevole su come abbiamo usato nel corso del tempo i quaderni come strumenti di pensiero. La prospettiva storica è molto più corposa di quello che potresti immaginare, mettilo in conto: se non hai voglia di sentir parlare dell’invenzione della partita doppia forse non è una lettura per te. Ma se ti interessano le tecnologie che estendono la nostra mente, dai un’occhiata.


Tre link

Note

  1. È “plan” probabilmente anche perché l’ispirazione è universitaria, un metodo per sfangare gli esami, insomma. Non vedo perché non debba tornarci comodo anche fuori dai corsi di laurea.
  2. Come dici? Che sono le mie domande di ricerca? Ah!
  3. Avete avuto la fortuna di incontrare questi concetti, all’università? Io per fortuna sì, ma non tanto quanto avrei voluto. Nel caso, recuperate il sempre ottimo Come si fa una tesi di laurea, di Umberto Eco.
  4. O meglio, note-making, ma magari ne parliamo un’altra volta
  5. Ma poi cosa ci fai con il tempo risparmiato con la lettura veloce? Vai in palestra? Cucini tanti biscotti?

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