Leggere per organizzare le informazioni: intervista a Luca Rosati
«Quando si crea circolarità, preziosa e rara, allora è la gioia più grande perché le idee generano altre idee, vanno oltre sé stesse.»
“Leggere” è una serie di interviste dedicate alla lettura. Parlo con persone che leggono come parte del loro lavoro per conoscere le loro abitudini e tecniche. Arriva ogni prima domenica del mese ed è un ramo di Alternate Takes, la mia newsletter.
In questo appuntamento incontriamo Luca Rosati: la prima volta che ho incontrato Luca era in libro per un esame all’università, Organizzare la conoscenza, e ho deciso che sarebbe stato l’argomento della mia tesi. La seconda volta che l’ho incontrato era ancora in un libro, Architettura dell’informazione (ma non questa, la prima edizione): era sulla mia scrivania in Apogeo, dove iniziavo il tirocinio, e mi avevano detto “per lavorare qui devi leggere e dimostrare di aver capito questo libro”. Poi ci siamo incontrati anche in carne e ossa, e immaginate la mia gioia nel poter dire che ogni tanto lavoriamo anche insieme. Vi lascio da leggere il suo blog, una vera miniera, e la sua intervista.
Ciao Luca, mi racconti di te?
Sono un architetto dell’informazione: il mio lavoro consiste nell’organizzare l’informazione in modo che le persone possano trovarla e comprenderla facilmente, sia in ambienti digitali sia in ambienti fisico-digitali. Ho una formazione umanistica e una passione sfrenata per tutto ciò che è struttura, organizzazione, tassonomia. Dalle costruzioni Lego, al testo letterario, al web.
Quanto è importante la lettura nelle tue giornate?
Fondamentale, anche se non sempre riesco a conciliarla come vorrei con i ritmi lavorativi.
Come scegli le tue letture? Quali criteri usi?
Mi baso sulle newsletter a cui sono iscritto, gli inserti culturali dei quotidiani – Tuttolibri, Robinson, Domenica del Sole 24 ore – i consigli di amici e colleghi.
Che tipo di testi leggi più spesso?
Sono un onnivoro, mi piace spaziare fra i generi. Ad ogni modo, semplificando, ci sono due filoni principali: la letteratura e la poesia; la saggistica legata al lavoro.
Su che strumenti leggi in genere? Perché li preferisci?
Leggo ancora molto su carta, il supporto che preferisco: la sua spazialità fisica mi aiuta a leggere e memorizzare meglio. Il tablet è più comodo per la sua versatilità, ma mi porta ad avere meno orientamento, meno senso dello spazio. In genere compro in cartaceo libri che hanno per me un’importanza particolare, anche da un punto di vista emotivo.
Le tue abitudini di lettura sono cambiate nel tempo? Quali sono stati i cambiamenti più significativi?
È cambiato soprattutto il modo di leggere, più veloce ma spesso ahimé anche meno profondo, a causa della proliferazione d’informazione avvenuta in questi anni. È cambiato il supporto: alla carta si è affiancato il testo digitale. Ha scritto Maryanne Wolf, una neuroscienziata che studia i processi di lettura, che lo «Skim Reading Is the New Normal». Lo skimming ci porta a perdere spesso la complessità e le sfumature. Per cui se alla lettura superficiale, veloce non ne segue anche una profonda il rischio è alto.
La possibilità che l’analisi critica, l’empatia e altri processi di lettura profonda possano diventare il “danno collaterale” involontario della nostra cultura digitale non è una semplice questione binaria tra lettura cartacea e digitale. Riguarda il modo in cui tutti abbiamo iniziato a leggere su qualsiasi mezzo e come questo cambi non solo ciò che leggiamo, ma anche gli scopi per cui leggiamo.1
Ecco, mi ritrovo pienamente nell’analisi della Wolf.
Organizzi in qualche modo il tempo che dedichi alla lettura?
La mattina, appena al computer, se non ho urgenze particolari leggo le newsletter a cui sono iscritto; una parte, perché faccio una selezione molto severa di ciò che arriva. Poi può capitare di leggere anche il resto della mattina o il pomeriggio se non ho impegni. Ma l’altro momento dedicato alla lettura, di libri soprattutto, è la sera dopo cena, il momento in cui ho maggiore tranquillità.
Come decidi quali parti di un testo meritano una lettura approfondita e quali una lettura più veloce?
Per quanto riguarda i saggi, in genere comincio leggendo tutto con una velocità medio alta e rallento e prendo appunti quando incontro passaggi che risuonano particolarmente. Per la letteratura il ritmo è in genere da principio più lento, soprattutto per la poesia, che amo molto.
Ci sono differenze tra il tuo modo di leggere per lavoro o per piacere? Ci sono casi in cui si influenzano a vicenda?
Come dicevo, più veloce la lettura per lavoro, più lenta, meditata quella letteraria. La letteratura è una fonte d’ispirazione anche per il lavoro e viceversa. Alla fine si tratta sempre di organizzazione di informazioni.
Come ti comporti quando devi affrontare una grande quantità di materiale da leggere?
Stabilisco delle priorità, cerco di essere molto selettivo nella lettura, ricorrendo molto allo skimming. Poi prendo appunti o salvo parte dei documenti in Notion o simili, e costruisco una sorta di mappa o documento-madre. Questo mi capita soprattutto con i documenti di lavoro.
Prendi appunti mentre leggi? Usi strategie o tecniche per organizzare, memorizzare e ritrovare le informazioni importanti?
Sì, salvo le pagine che più mi colpiscono e a volte a corredo inserisco degli appunti. Lo faccio su tablet, nel caso di letture digitali; poi esporto tutto in un file che salvo nel computer di solito accanto al libro. Per le letture cartacee faccio la stessa cosa su delle cartoline: appunto la pagina, con alcune note, e a fine lettura la lascio all’interno del libro.
Questi appunti possono restare lì oppure fermentare e generare idee per i post del mio blog, per libri, per progetti a cui sto lavorando. Quando si crea questa circolarità, preziosa e rara, allora è la gioia più grande perché le idee generano altre idee, vanno oltre sé stesse.
Raccontami di due libri: quello che hai sul comodino e quello che consigli a tutti di leggere.
Sul comodino (o meglio sul tablet) in questo momento c’è Co-intelligence: Living and Working with AI, di Ethan Mollick. Il saggio è un invito a vedere nell’intelligenza artificiale un partner più che un rimpiazzo. Studi alla mano, fra tutti i ruoli che l’intelligenza artificiale può ricoprire questo è quello che esalta maggiormente sia le capacità della persona sia quelle della macchina, e produce i risultati migliori. Un libro molto ben scritto che apre la mente.
Per il libro da consigliare scelgo un autore fra i più grandi del ‘900: Antonio Tabucchi. Consiglio una delle sue raccolte di racconti o uno dei romanzi, come si sceglie si sceglie bene. I racconti di Tabucchi possiedono un’architettura complessa e raffinatissima, fatta di molteplici piani narrativi che si intrecciano fra loro, dove realtà, finzione, sogno si contaminano continuamente. E così torniamo all’architettura dell’informazione.
Note
- Marianne Wolf, “Skim reading is the new normal. The effect on society is profound”, The Guardian, 25/08/2018 ↩
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